lunedì 18 febbraio 2019

VÖK – Pordenone, venerdì 15 febbraio 2019 - Capitol

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18 febbraio 2019)
Foto di Cristiano Pellizzaro

Mi sono sempre chiesto quale sia l'elemento che provoca la reazione per cui una certa musica smuove qualcosa nell'ascoltatore. Nell'autunno di tre anni fa per una pura coincidenza, nemmeno ricordo cosa stessi cercando, su Youtube mi saltò fuori il canale della KEXP, una stazione radiofonica di Seattle che proponeva un'interminabile lista di interviste con esibizioni di innumerevoli artisti. In quel momento mi si è aperto un mondo. Un giardino pieno di fiori, colori e profumi che in un batter d'occhio mi hanno fatto perdere il senso dell'orientamento talmente vasta era la scelta. Trovai di tutto lì dentro, da nomi noti come Bonobo, Stromae, Thievery Corporation e il nostro Jovanotti, ad altri per nulla conosciuti come i Vök, una giovanissima band islandese di Reykjavik che si muoveva tra elettronica, atmosfere al limite del Trip-Hop e gustose sonorità Indie. Si rivelò nitidamente sin da subito una ovvia matrice di provenienza della terra dei ghiacci, la stessa che ha dato i natali alla nota Bjork e ai suoi Sugarcubes, ai Sigur Ròs e ai fantastici ma meno noti Samaris. Chi l'avrebbe mai detto che da un'isola come l'Islanda potevano venir fuori tutti questi nomi? Probabilmente a giocare un ruolo determinante dev'essere la posizione geografica, identificata nella prolifica triangolazione i cui vertici sono Danimarca, Scandinavia e Islanda appunto. Da quest'isola lontana i Vök arrivano inaspettatamente fin nella nostra zona e sinceramente non so quando potrà capitare un'altra occasione di rivederli da queste parti.

Attivi da ormai sei anni, con un leggero cambio nella line up rispetto alla partenza, due Ep e un disco dal titolo Figure pubblicato nella primavera del 2017, i Vök per la terza volta, e quasi in sordina, sono arrivati in Italia a presentare il raffinato Dream Pop di loro creazione e composto da elementi di spicco che si confermano essere inconfondibili connotati di riconoscimento. Il set eseguito è limitato nella durata (non è possibile pretendere un'interminabile cavalcata), ma quanto andato in scena ha regalato una piacevole e divertente serata da gustarsi preferibilmente nei club. Forse ancora un po' acerbi per certi versi, e vista la giovane età non può essere diversamente, hanno dato comunque prova di talento e consapevolezza. Nessuna spavalderia o gesto eccessivo sulla scena che hanno dimostrato di saper affrontare.
Penso sia da ritenersi fortunati a vedere adesso i Vök. Le platee potrebbero diventare molto più grandi e affollate in un domani non tanto lontano. Dire di averli visti ad un palmo dal naso potrebbe essere un bellissimo ricordo.










martedì 12 febbraio 2019

JASON ROBERT BROWN - THE LAST FIVE YEARS dal 08 al 24 febbraio TRIESTE, TEATRO STABILE SLOVENO


Ti cambierò il mondo…
    
Il Teatro Stabile Sloveno ha scelto quest’anno di sorprendere ad ogni debutto con una serie di proposte inedite: dopo l’Amleto rock di inizio stagione e Il Re di Betajnova affidato a un professionista del cinema horror, febbraio porterà al teatro di via Petronio una produzione veramente inedita anche per il genere affrontato, ovvero il musical off Broadway The last five years di Jason Robert Brown. Produrre un musical, seppure in versione da camera, è un’avventura nuova per il TSS che nella sua storia ha collaborato diverse volte alla realizzazione di spettacoli di teatro musicale, ma mai in un musical americano. Lo spettacolo è stato realizzato in coproduzione con il centro musicale sloveno Glasbena matica e il Teatro nazionale di Nova Gorica.
The last five years è una storia d’amore raccontata in modo inconsueto, che prevede due prospettive temporali opposte: il racconto di lui, lo scrittore Jamie, si svolge secondo la cronologia tradizionale, quello di Cathy, una giovane attrice di musical, arrivata a New York dalla provincia, ha un andamento inverso. L’incontro, il matrimonio, la separazione sono le tre tappe vissute prima della stesura del libretto anche dall’autore Brown, che ha scritto questo musical dopo la separazione dalla moglie. La prima è andata in scena a Chicago nel 2001, seguita l’anno dopo dal debutto a Broadway. Inizia così la storia del successo internazionale del pluripremiato musical per due cantanti-attori e un gruppo strumentale, che ha fatto il giro del mondo e nel 2015 è diventato anche un film.

Al Teatro Stabile Sloveno verrà messo in scena con i sovratitoli in italiano e nella traduzione slovena di Janez Usenik, una novità assoluta che conquisterà anche grazie alla regia di Jasmin Kovic,  artista goriziana dalle esperienze televisive e cinematografiche, alla quale la particolarità di questo musical (che non punta su un impatto visivo spettacolare o su coreografie di massa) ha permesso di concentrarsi sull’intimismo del racconto di un amore. Si parla dell’ascesa di un giovane scrittore di successo e di una donna che aspira a diventare un’apprezzata attrice: le ambizioni di entrambi, in particolar modo i successi di lui e le loro conseguenze, non aiutano però questo rapporto, che termina dopo cinque anni.
»Questa non è una storia d’amore che poteva essere narrata dai grandi poeti passato. (…) Ma è la storia di un amore vero, per quanto l’amore possa esserlo, un amore fragile, insicuro e vulnerabile. Ed è una storia d’amore infinitamente bella, come possono esserlo solo le storie semplici.« – scrive a proposito del libretto il traduttore Usenik, che aggiunge: «Solo chi ha vissuto un amore simile può dare alla musica tanto sentimento: nei momenti in cui il violino piange per i troppi ricordi, in cui la chitarra lascia passare attraverso le proprie corde tutta la rabbia di un cuore spezzato e il basso abbraccia l’impotenza di un’anima divisa in due che sta perdendo la propria metà, emerge tutto il talento del compositore.

Nei ruoli dei protagonisti reciteranno e canteranno due attori dall’indubbio talento musicale, i triestini Danijel Malalan e Patrizia Jurinčič, e arriva da Trieste anche la direttrice musicale del progetto, la polistrumentista Andrejka Možina, che coordina anche il gruppo strumentale sul palco, formato da Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda e Mariano Bulligan. Scene e costumi sono della giovane Giulia Bellè.
La prima in abbonamento andrà in scena venerdì 8 febbraio alle 20.30 al Ridotto del Kulturni dom di Trieste, con anteprima per giornalisti e ospiti giovedì 7 febbraio alla stessa ora. Le repliche triestine seguiranno fino al 24 febbraio, mentre il 18 febbraio lo spettacolo sarà in tournée al Kulturni center Lojze Bratuž di Gorizia nell’ambito della stagione in abbonamento per Gorizia del TSS. Per la replica in programma il giorno di San Valentino è prevista un’offerta speciale dedicata alle coppie, con due biglietti al prezzo di uno per festeggiare in modo originale il giorno degli innamorati. Tutti gli spettacoli saranno sovratitolati in italiano e per le repliche della domenica pomeriggio è previsto un servizio di autobus navetta gratuito in partenza da Sistiana, Muggia e Opicina.

Coproduttore: SLOVENSKO STALNO GLEDALIŠČE/ TEATRO STABILE SLOVENO , TEATRO NAZIONALE DI NOVA GORICA, GLASBENA MATICA

Regia: Jasmin Kovic
Con:     Patrizia Jurinčič Finžgar - Cathy
             Danijel Malalan - Jamie

Traduzione: Janez Usenik
Consulenza linguistica: Srečko Fišer
Direzione musicale: Andrejka Možina
Scene e costumi: Giulia Bellè
Musicisti: Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda, Mariano Bulligan
Scene realizzate nei laboratori del Teatro nazionale di Nova Gorica
Foto: Luca Quaia

lunedì 11 febbraio 2019

RAY GELATO & THE GIANTS – Trieste, venerdì 8 febbraio Teatro Miela


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato 11 febbraio 2019)




Sin dal momento in cui la data di questo concerto era stata annunciata, si era capito che la sala sarebbe stata presa d'assalto dallo scatenato pubblico delle grandi occasioni e proprio per questo motivo la platea appositamente è stata sgomberata dalle sedie per lasciare posto a chi avrebbe voluto ballare senza sosta. Ray Gelato assieme ai suoi Giants è ritornato a Trieste dopo un'assenza durata un bel po' di tempo ed è stato davvero un evento perché proprio al Teatro Miela era arrivato all'inizio della sua carriera venticinque anni fa quando cominciava a muovere i primi passi. Quindi assolutamente dovuto un concerto a casa nostra per questo tour celebrativo del quarto di secolo di attività, occasione che giustamente il Miela ha colto al balzo come sempre sa fare portando nella struttura nomi di rilievo per serate che contano.
Ray Keith Irwin (questo il vero nome di Ray Gelato, classe 1961, britannico e non americano al contrario di quanto si potrebbe pensare) ha regalato per una sera il gusto dell'atmosfera dei club d’oltre oceano, quelli di diversi decenni fa visti nei film americani che ci hanno fatto sognare, quelli delle piccole orchestrine guidate dai grandi maestri dello Swing, del Jazz e dei Crooner. Anche il dress code (necessario in questo caso) viene rispettato, ed ecco quindi  eleganti completi indossati da tutti i presenti sul palco, in contrasto però nel colore, dove il blu spetta ai musicisti e marrone per il front man in modo da risaltarne la presenza e sottolineare il suo ruolo.
Tanti i brani conosciuti e inseriti in scaletta come Carina, Just a Gigolò e Torero, ma anche A Pizza You, Bar Italia e The Celebrity Club, tutti suonati con affiatamento e maestria dai sei elementi della band, tra i quali ritroviamo il contrabbassista Manuel Alvarez, il batterista Marti Elias e Gunther Kurmayr al pianoforte, tutti già visti con il Ray Gelato Quartet per l'edizione 2016 del Muggia Jazz Festival.
L'indiscusso leader della scena cattura l'attenzione e diverte, si alterna tra sassofono e microfono muovendosi sul palco con il braccio piegato mentre le dita schioccano e tengono il tempo. Fosse per lui, non scenderebbe mai dal palco. Alla fine bagno di folla nel foyer per autografi e foto.




lunedì 19 novembre 2018

MASSIMO PRIVIERO IN CONCERTO A TRIESTE


SABATO 1 DICEMBRE, ore 21.00, l’artista presenta al TEATRO MIELA di Trieste questo suo ultimo lavoro con un concerto acustico, accompagnato dalla sua band, al cui interno trovano spazio anche due musicisti triestini, Fiodor Cicogna alla batteria e Alessandro Castorina al basso. Apre la serata la cantautrice triestina MIRIAM BARUZZA accompagnata in acustico da alcuni musicisti del suo gruppo “ILLIRYA” ( Stefano Bembi: fisarmonica – Diego Vigini: chitarra – Mauro Berardi: percussioni )
VENERDI’ 30 NOVEMBRE, ore 18.30, incontro con l’artista presso SCUOLA DI MUSICA 55, Via Capitelli 3, Trieste – ingresso libero


PARTNER DELL’EVENTO   






“ALL’ITALIA” È’ IL NUOVO DISCO di Massimo Priviero. “LA PIU' BELLA VOCE DEL ROCK D'AUTORE IN ITALIA” (BUSCADERO), un vero e proprio concept album che omaggia storie e vite di Italiani di ieri e di oggi. Un album che celebra la forza, il coraggio e il cambiamento di vita dei protagonisti di queste storie, lontano dalla scontata e stanca retorica degli Italiani di ieri partiti più o meno con la valigia di cartone e da discussioni o polemiche. Parla anche di Italiani di oggi, partiti ed in partenza, per poche opportunità o per scelta di vita. Italiani e contemporaneamente cittadini del Mondo, di cui siamo nipoti, figli, fratelli e sorelle e di cui oggi siamo sovente padri e madri.
In “All’Italia” Priviero fotografa storie scandite lungo la nostra strada comune dal Novecento fino ai giorni nostri. Un viaggio italiano vissuto fino in fondo, a volte con commozione ed altre con dolcezza, attraverso linguaggi ed approcci musicali diversi che tuttavia conservano una precisa ed uniforme sonorità acustica a sostegno di un’importante cifra letteraria. Si partirà da un pezzo d’Italia per dipanarsi in altri angoli di mondo o del nostro stesso paese e si conserverà sempre il tratto che accomuna tutte le storie che è nel grande amore verso gente sentita più cara proprio quando decide di mettere in gioco la propria esistenza. Cambiamento dunque. Con forza e con coraggio. Canzoni con dentro una speciale epica di fondo, che scavano tra ieri e oggi.


Nato all’inizio dei ’60 sul litorale veneziano, MASSIMO PRIVIERO vive e cresce a Jesolo.
Da adolescente fonda band di rock, di folk e di blues. Ama Dylan, Young e Springsteen e talvolta condisce i vagabondaggi giovanili in città d’Europa con veri e propri show da busker.
In questi anni nascono le prime canzoni in cerca di quella fusione tra rock d’autore e poesia che in seguito caratterizzerà la sua produzione. Trasferitosi a Milano dopo aver firmato per Warner Music, alla fine del 1988 pubblica con successo l’esordio di “San Valentino”.
Nel 1990 esce “Nessuna Resa Mai”, album magico la cui titletrack diventa una sorta di manifesto esistenziale e che viene pubblicato in numerosi paesi europei avvalendosi della prestigiosa produzione di “Little” Steven Van Zandt, leggendario chitarrista e coproduttore dei grandi album di Springsteen. Nei successivi trent’anni di carriera sino ad oggi Priviero pubblica numerosi album, sino all’ultimo “All’Italia”. E’ stato spesso impegnato  su vari fronti "sociali". L’impegno nella scrittura, nella musica e nella vita lo conducono, sovente, a schierarsi e a spendersi con la parte debole del mondo, con brani carichi di impegno civile, di poesia unita alla forza e all’energia vocale.

“Credo che la cosa che la gente che mi segue avverta di più in quel che faccio è che quel che scrivo e suono è allo stesso modo quel che sono… e che la mia  “libertà senza compromessi” riesce spesso a tradursi in forza da dare a loro… puoi chiamarlo sangue, sudore, lacrime o sorrisi… oppure umana resistenza che diventa musica d’autore e a volte poesia… ma sono alla fine un’unica emozione… “ M. Priviero



domenica 11 novembre 2018

EDOARDO BENNATO – Trieste, martedì 6 novembre Teatro Rossetti


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 09 novembre 2018)
Foto di Franco Pellizzaro




Una storia lunga quasi mezzo secolo, e per la quale ci sono ben venti dischi a tracciarne il percorso, è a dir poco invidiabile. Voce e stile inconfondibili hanno reso le sue canzoni uniche e lasciato il segno nel cuore di diverse generazioni. Edoardo Bennato, classe 1946, ha cambiato ben poco in tutto questo tempo. Giovanile e Rock 'n' Roll, in jeans e maglietta e con gli occhiali da sole, sembra aver fatto un patto con il diavolo. Se gli chiedessimo quale possa essere il suo segreto son certo risponderebbe facendoci vedere la sua chitarra e aggiungendo "...tutto merito della musica". E lo spettacolo che in anteprima è andato in scena a Trieste ha il gusto di qualcosa di molto personale. Certamente è stato un privilegio assistere alla prima nazionale di questo suo tour invernale dal titolo Pinocchio & Co. tour 2018 (produzione artistica curata da New Step, in collaborazione con Dimensione Eventi e Ventidieci). Non capita spesso di ascoltare centosessanta minuti filati di concerto senza annoiarsi un attimo. Tutto d'un fiato il set è volato via davanti ad un pubblico delle grandi occasioni che ha riempito a dovere il Teatro Rossetti che sempre sceglie gli artisti migliori da portare in città. Come si diceva pocanzi questa è stata l'ouverture, la prima di quattordici date che si terranno fino a dicembre inoltrato, quando a Cremona il nostro eroe terminerà quest'avventura. Un azzardo chiamarlo eroe? Penso proprio di no. Molti i bambini presenti in sala e rapiti dalle sue storie, mentre quelli più grandi sono ritornati giovani con i cavalli di battaglia di Bennato che attraverso le strofe dei suoi racconti parlano molto della società, della vita, fanno riflettere, e anche se andiamo a pescarli nella discografia più datata, ancora oggi sono attuali. Burattino senza fili è uno dei suoi dischi più conosciuti e fortunati, rivisitato nel 2017 a quarant'anni di distanza dalla prima pubblicazione e con l'aggiunta di alcuni brani narranti di personaggi che all'epoca non erano stati cantati. Mastro Geppetto e Lucignolo sono le due nuove composizioni presentate e suonate durante la serata, assieme ai fratelli maggiori Il gatto e la volpe, Dotti, medici e sapienti, La fata, Mangiafuoco, In prigione, in prigione e Quando sarai grande. Tutti sparsi qua e là durante lo spettacolo e realizzati in chiave Rock, acustica oppure sinfonica come il set in apertura di serata.
Sembra strano che uno che ha sempre parlato di Rock, di chitarre e suonato l'armonica riesca a proporre in un solo spettacolo tre generi così diversi tutti assieme vero? Invece è proprio andata così. A seconda dell'impatto che ad ogni brano si voleva dare, ecco l'ottimo Quartetto Flegreo in apertura di serata con gli archi a dare il via alle danze, per poi passare ad un set folk in solitaria (in stile Otto e Barnelli per intenderci) dove Bennato canta, suona la chitarra, tiene il tempo su di un tamburo e alterna l'armonica al kazoo, fino alla terza parte elettrica assieme ad un'affiatata banda di cinque musicisti.
Il titolo del tour forse lascia intendere che la scelta dei brani cadrà solo sulle tematiche della favola del burattino più famoso di sempre e al quale Bennato deve buona parte della sua notorietà ma al contrario ci sarà spazio anche per altri brani della sua rispettosa discografia. Abbi Dubbi dava il titolo al disco del 1989 e dal quale ancora propone La luna, La chitarra e Vendo Bagnoli (Viva la mamma sarà la grande esclusa della serata), da Sono solo canzonette del 1980 (altro disco di successo), oltre al brano omonimo ci saranno Il Rock di Capitano Uncino e L'isola che non c'è. E poi ancora Meno male che adesso non c'è Nerone, Rinnegato, Un giorno credi, In fila per tre, Le ragazze fanno grandi sogni (del 1995), e Pronti a salpare e La calunnia è un venticello, entrambi dalla sua produzione più recente del 2015.
Tra suggestivi video proiettati per accompagnare i brani e i racconti di Bennato, lo spettacolo giunge al termine e mi viene da pensare quanto tempo sia passato dalla sua ultima apparizione a Trieste. Abbiamo attesa tanto ma questa sera ci siamo riscattati alla grande.





























venerdì 3 agosto 2018

DAVID BYRNE – Trieste, sabato 21 luglio Piazza Unità d’Italia


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27 luglio 2018)
Foto di Simone Di Luca

La curiosità era già tanta dallo scorso dicembre quando il concerto era stato annunciato. Poi quando è partito il tour, critiche e commenti on line parlavano in modo davvero soddisfatto. Lo ammetto, con i primi video che circolavano in rete, mi sono lanciato a vedere che cosa David Byrne ci avrebbe servito per questa sua nuova avventura. Una bestemmia per molti questo modo di soddisfare la mia curiosità, così come il poter scoprire in anticipo i brani suonati nei concerti già eseguiti consultando le scalette on line. Ma questi sono pregi e difetti della rete. Da quel momento, ogni dì la voglia di partecipare al concerto cresceva di giorno in giorno e anche se sapevo cosa avrei trovato in quella umida serata di luglio, l'entusiasmo non è venuto meno.
David Byrne è un artista a 360°, oltre che musicista è anche scrittore ed espositore. Forse non ci si ricorda della collaborazione con Ryuiki Sakamoto per realizzare la colonna sonora de L'Ultimo Imperatore di Bertolucci, in molti non sanno abbia scritto diversi libri (cito Diari della bicicletta e il saggio Come funziona la musica), non tutti sono a conoscenza che nel 1998 presentò lui stesso a Trieste la mostra Your Action World da lui realizzata ed esposta al museo Revoltella. Quell'installazione esponeva, tra le altre cose, dei manichini che trovavamo riportati anche sulla copertina del disco Feelings del 1997. Ed in occasione di questo nostro concerto di Piazza Unità d’Italia, un rivenditore di arredi artistici in una via limitrofa, ha voluto rendere omaggio all'artista esponendo in vetrina due stampe che riproducevano un paio di questi soggetti. Per il tour di Feelings, Byrne fece tappa in Regione per la prima volta con un concerto in Friuli per la rassegna Folkest. Poi ritornò una seconda volta nel 2009 a Grado per il festival Ospiti d'autore, per quello che era il tour Songs of David Byrne e Brian Eno (l'anno prima i due avevano pubblicato Everything that happens will happen today, dopo la prima collaborazione di My life in the bush of ghosts del 1981). Questa volta invece il disco si chiama American Utopia ed è stato pubblicato in marzo di quest'anno. Dal disco, per questo tour, verranno estratti sette brani, mente per gli altri si andrà a pescare anche dalla discografia dei Talking Heads.
Spettacolo, e che spettacolo svoltosi sabato 21 luglio a Trieste. L'ultima delle tre date che hanno portato la città in vetta con la rassegna Live in Trieste, organizzata da Zenit srl e Azalea Promotion in collaborazione con il Comune di Trieste e la Regione FriuliVenezia-Giulia, che hanno saputo scegliere sapientemente tre assi da calare in meno di una settimana. Dopo Iron Maiden e Steven Tyler ecco un ulteriore spettacolo musicale però insolito che offre assieme teatro, musica, ritmica e coreografie su di un palco allestito del tutto in modo diverso rispetto a quanto siamo abituati. Un semi perimetro composto da un muro di fitte e fini catene separa la scena dal backstage. Le luci dei palazzi della piazza svelano alla vista le sagome degli artisti che tra poco appariranno passando proprio attraverso le catene come fossero una tenda. I dodici angeli dell'arte, scalzi, che per novanta minuti rapiranno il pubblico, indossano tutti un elegante completo grigio. Oltre a Byrne sul palco ci sono anche due coristi, un bassista, una chitarrista, un tastierista e sei percussionisti. Tutti, nessuno escluso, con strumenti e microfoni wireless per permettere loro di muoversi e disporsi sul palco in totale libertà e dare forma alle coreografie studiate per ogni brano, rendendo così questo show concettuale più che un concerto, una rappresentazione per stupire.
Byrne in prevalenza canta, suona poco durante il set e in quelle rare occasioni imbraccia una chitarra bianca fornita da un braccio che spunta attraverso la tenda di catene, mentre i musicisti entrano ed escono di scena a seconda di quello che prevede il copione. Da dietro alle catene, a seconda dell'illuminazione fornita dalle luci di scena, si riescono a scorgere nel backstage gli espositori delle innumerevoli percussioni usate dai sei fondamentali musicisti ritmici per i quali andrebbe fatto un discorso a parte. Precisi ed essenziali, coreografici e di supporto musicale l'uno dell'altro, cambiano svariate volte gli strumenti a seconda delle esigenze musicali.  Sembra di ascoltare un unico batterista quando si tratta di Pop Rock, ma diventano una batteria brasiliana con tanto di berimbau e cuìca, che perfettamente disegna incastri e produce stacchi di tradizione tropicale o di matrice Afro. In questo fantastico ensemble troviamo Mauro Refosco, storico collaboratore ultra ventennale di Byrne (e non solo), percussionista completo e di eccellente formazione (perdonate le lusinghe, ammetto trattarsi di una debolezza dovuta a gusti percussivo-musicali).
I novanta minuti scorrono via veloci, c'è un solo bis composto da due brani e qualcuno spera in Psycho killer che purtroppo per questa volta rimane fuori dal giro. Ma c'è ben poco da lamentarsi. Anche per la durata dello spettacolo non sento alcuna osservazione. E per forza, dopo uno spettacolo così che cosa vuoi dire?

  














David Byrne - Trieste, Piazza Unità d'Italia American Utopia Tour 21 07 2018 I/III

David Byrne - Trieste, Piazza Unità d'Italia American Utopia Tour 21 07 2018 II/III

David Byrne - Trieste, Piazza Unità d'Italia American Utopia Tour 21 07 2018 III/III

COSMO @ LA FESTA IN CASTELLO - Udine, venerdì 13 luglio Piazzale del Castello


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 16 luglio 2018)

Essere capaci di saper sfruttare al meglio le carte che ti sono state fornite e riuscir a creare qualcosa di veramente interessante. Ne abbiamo avuto prova il 13 luglio al Castello di Udine con lo spettacolo di Cosmo (Marco Jacopo Bianchi all'anagrafe), dove è stato offerto uno show moderno rivolto al pubblico amante della scena Dance, per lo più composto da persone molto giovani. Una pregevole serata organizzata da VignaPr e da Homepage Festival, andata in scena per l'omonima rassegna e alla quale hanno preso parte per l'apertura di questo evento anche la band locale degli Amari e i Santii. Lo show di Cosmo, entrato a far parte nel circuito dei grossi eventi live, non ha nulla da invidiare ad altri suoi colleghi, e propone qualcosa che difficilmente si potrebbe dire possa essere prodotto nel nostro paese. Già più volte nella nostra Regione anni addietro assieme ai suoi Drink to me, Cosmo ritorna dopo il suo ultimo passaggio triestino del dicembre 2016, quando già faceva ballare e sballare. Questa volta invece porta la sua carovana in Friuli dopo una nutrita serie di concerti e partecipazioni a notevoli eventi come il concerto del Primo maggio che ne hanno confermato la qualità e amplificato la notorietà.
Nella musica e nei spettacoli di Cosmo è possibile ascoltare e trovare di tutto. L'udito gode di sonorità forse insolite per il pubblico di massa e che vengono ricercate tra quanto offerto già trent'anni fa, mischiato con quant'altro realizzato più di recente o che va di moda oggi. L'allestimento del palco invece propone spettacoli conditi con potenti effetti luce degni di un ottimo rave, mentre on stage un set live realizzato assieme ai due percussionisti Mattia e Roberto riportano alla memoria quanto potevamo vedere negli show televisivi degli anni '80 anche grazie al dress code scelto per andare in scena. Qualcuno forse ha da ridire sul cantato in lingua italiana e sul suono della voce, ma secondo me la chiave di tutto sta proprio in questi due elementi, che s'incastrano perfettamente con il resto del prodotto e che vengono individuati soltanto in un secondo momento quanto il danno è già stato fatto e la sua musica ha già creato uno stato di strano ma piacevole compiacimento. L'impianto diffonde musica sublime e limpida, la gente balla al ritmo della potente e arrogante cassa mentre sul palco si assiste all'offerta live delle produzioni sin qui realizzate e ad un set alla consolle che vede protagonista questa volta il solo Cosmo. Chiusura ovviamente con L'ultima festa. Serata davvero sorprendente. Uno dei migliori spettacoli in circolazione in questo momento. E il nome dell'evento non poteva essere più azzeccato scegliendo appunto La festa in Castello.



























Cosmo - Udine, La festa in Castello 13 07 2018 I/IV

Cosmo - Udine, La festa in Castello 13 07 2018 II/IV

Cosmo - Udine, La festa in Castello 13 07 2018 III/IV

Cosmo - Udine, La festa in Castello 13 07 2018 IV/IV