martedì 18 febbraio 2020

LES NEGRESSES VERTES – Trieste, sabato 15 febbraio 2020 - Teatro Miela


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18 febbraio 2020)
Foto di Cristiano Pellizzaro (ad eccezione della locandina reperita su internet)




TRIESTE – Sono passati già due anni da quando questa storica band francese ha nuovamente iniziato a girare in lungo e in largo dopo moltissimi anni di pausa. E pensare che inizialmente avevano previsto solamente una cinquantina di date per celebrare i trent’anni del loro debutto discografico. Invece dal palco del Teatro Miela di Trieste è andata in scena la centosettantaduesima replica per la band parigina dei Les Négresses Vertes che al momento non ha nessuna intenzione di fermarsi.
Mlah era il titolo del loro primo disco, una pietra miliare che ora viene celebrato, un caposaldo del Patchanka che sul finire degli anni Ottanta iniziava a farsi strada anche grazie al sound dei colleghi ManoNegra. Stiamo parlando di un autentico crogiuolo stili, influenze popolari e folkloristiche, riempito anche grazie alle diversità culturali ed etniche dei componenti della band. La parola Mlah in lingua araba significa Tutto bene.
Vista l’eccezionalità dell’evento (sold out già diversi giorni prima), la serata è stata anticipata per l’occasione da una breve e rara presentazione da parte dell’organizzazione che ha ricordato i festeggiamenti dei trent’anni del teatro.
Gli anni passano, i capelli bianchi e le rughe si son fatti strada sui volti di chi calca il palcoscenico e di molti dei presenti tra il pubblico che un tempo hanno avuto la possibilità di vivere direttamente questo fenomeno in prima persona e nonostante tutto la voglia di scatenarsi non è venuta meno da nessuna delle due parti. Una formazione di sette elementi rimaneggiata nella line up già dal 1993 per la triste dipartita del paroliere e cantante Helno omaggiato da Manu Chao con il brano Helno est mort (Sibérie m’était contéee del 2004) e dai Modena City Ramblers con Morte di un poeta (Riportando tutto a casa del 1995) non ha comunque deluso le aspettative, sfoderando energia, verve e diffondendo ottima musica verso un pubblico entusiasta.
Da Voilà l'ètè, passando per Hey Maria e Zobi la mouche, sono stati suonati tutti i pezzi migliori andando a pescare anche qualcosa d’altro della loro attività musicale.
Un’autentica festa che in molti non avrebbero mai sperato di potersi permettere nemmeno nel 2013, quando Stéfane e Iza Mellino (compagni nella vita e sul palcoscenico) avevano già fatto tappa proprio al Miela per un loro concerto.
Come già detto, diverse persone sono dovute rimanere fuori dalla porta del teatro. In tanti hanno voluto prendere parte a questa serata e non si sono lasciati sfuggire quest’occasione arrivando anche da fuori città. Come Daria ad esempio, venuta da Gradisca d’Isonzo. Lei li aveva già visti a Francoforte nel 1992. Erano i tempi d’oro di Helno.





mercoledì 29 gennaio 2020

BEAT ON ROTTEN WOODS

di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 29 gennaio 2020)
foto di Paola Erre



La fortuna ci ha baciati, ci è andata bene. La sorte ha voluto che i Beat on rotten woods fossero una meraviglia musicale triestina. Era destino, doveva succedere. Le cose non accadono mai per caso. Potrebbe sembrare una lusinga che si spinge oltre al limite della decenza, un comportamento da ruffiano che anche per un adolescente sarebbe troppo, ma in un momento in cui mi sento di dire che rivisitazioni e tributi di ogni sorta hanno saturato il mercato e che l’originalità artistica oppure le novità in certi casi lasciano desiderare, ecco il debutto discografico dell’omonima band, Beat on rotten woods (registrato e mixato da Alessandro Giorgiutti e masterizzato da Gabriel Ogrin). Una bella ventata di aria fresca, una passeggiata in un vasto parco cittadino per fare una pausa dalla quotidiana confusione metropolitana.
Dopo averci concesso un assaggio con l’EP Stay rotten del 2016, arriva il primo capitolo della groove box triestina che per cinquanta minuti sprigiona una moltitudine di suoni mischiati a vari generi e stili (Blues, Grunge, Beat Box) che l’unione dei componenti ci permette di ascoltare.
Dal debutto avvenuto nel 2013 sottoforma di un’essenziale ed incisiva formazione a due, oltre all’EP e ai due video clip di Shining people e Spaces, sino ad oggi per i Borw c’è spazio anche per la partecipazione all’edizione 2017 del Mittelfest per uno spettacolo sperimentale tra danza e concerto, oltre che ad una lunga serie di live, circostanza che da sempre ha contraddistinto la band e ha fatto sì che il loro pubblico diventasse davvero numeroso.
La decisione di ampliare l’organico per completare la ricerca dei suoni e creare maggior impatto, permette ai padri fondatori Rob e Mace (chitarra il primo, voce e beatbox il secondo), di farsi affiancare dal 2018 da Nevio (banjo e voce) e Tilen (basso, chitarra e voci) per il proseguo dell’avventura che oggi ci regala questo primo e completo lavoro discografico.
Per tutte le tredici tracce Beat on rotten woods (disco autoprodotto dalla band che da febbraio inizia una collaborazione con l'etichetta triestina MOLD Records), ci accompagna in un luna park sonoro dove melodie e ritmiche (beat box) creano situazioni urbane che si alternano a paesaggi desertici di un insolito e moderno Far West (descritto dall’intreccio di basso e chitarra) al suono di un insolito Blues che affonda le radici nella sua genuina tradizione, mentre l’inaspettato banjo appare a sorpresa come solido elemento in I built my home. Difficile trovare il pezzo migliore all’interno di questo cesto di leccornie dove Monkey House è l’unico brano già presente nell’Ep, mentre la conclusiva Sleeping termina con un ridondante giro di chitarra che ci lascia assetati per un nuovo, immediato ed ingordo ascolto.
Assolutamente da vedere dal vivo, i Beat on rotten woods suoneranno per il release party del disco il prossimo 7 marzo al Loft di Via Economo a Trieste.
Per l’occasione i Borw saranno presenti in diretta radiofonica a RadioCityTrieste, sabato primo febbraio alle ore 14.00, ospiti de Il Geco per la sua trasmissione Fronte del Palco.




Beat on rotten woods - LINK UTILI
Facebook
Canale Youtube ufficiale (comprendente i video clip di Shining People e Spaces)

lunedì 20 gennaio 2020

RICHARD DORFMEISTER – Trieste, sabato 18 gennaio 2020 - Teatro Miela


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 20 gennaio 2020)

TRIESTE – Non è facile che dalle nostre parti ci sia la possibilità di assistere ad una serata TeatroMiela ha sempre delle belle cose in cartellone, soprattutto quest’anno che le sue attività compiono trent’anni e di conseguenza, per poter festeggiare in modo adeguato, l’organizzazione ha ben pensato come ogni anno di curare la scelta degli artisti da proporre in modo da soddisfare ogni genere di pubblico. Ecco che come prima serata (rientrante nella rassegna Miela Music-Live), arriva direttamente dalla capitale austriaca di Vienna Richard Dorfmeister, uno che certamente non ha bisogno di presentazioni.
come
questa. Purtroppo non siamo abituati a questo genere di eventi. Fortunatamente il

Dopo un doveroso e buon set triestino di riscaldamento a cura di Jazza/Electrosahcer durato circa un'ora, il professore è pronto a salire in cattedra per impartire una di quelle lezioni musicali a suon di bit che difficilmente si potranno dimenticare. Un autentico evento di richiamo organizzato come party di inaugurazione della trentunesima edizione del Trieste Film Festival e ospitato per l'occasione nel teatro posto sulle rive cittadine per la prima assoluta in città di questo guru della dancefloor.
L'esibizione proposta da Dorfmeister, si è sviluppata in un interessante set da “dancefloor oriented” in equilibrio perfetto tra raffinate atmosfere elettroniche e musica “colta”, eseguita in solitaria questa volta e non assieme al vecchio compagno di avventure PeterKruder. I due, sin dai primi anni ’90, hanno rivisto le regole del gioco segnando il sentiero delle nuove sonorità divenendo un autentico punto di riferimento per gli amanti del genere e remixando brani di nomi famosi della scena Rock Pop mondiale, mentre risale al 1993 la fondazione della pregiata etichetta G-Stone Recordings della premiata ditta Kruder & Dorfmeister appunto.
La serata sembra non voler finire mai, il numeroso pubblico apprezza e dall'altro del palco il nostro incantatore ricambia il calore del pubblico con un esibizione di circa tre ore, durante le quali si sono potute ascoltare diverse influenze musicali.
Non c'è male come inizio per i festeggiamenti del terzo decennale del teatro Miela. Ne vederemo delle belle. In arrivo i Les Négresses Vertes sabato 15 febbraio e tanti altri ancora. Programma completo sul sito del teatro www.miela.it.





domenica 1 dicembre 2019

THE MUSICAL BOX – Udine, mercoledì 20 novembre 2019 - Teatro Nuovo Giovanni da Udine


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 25 novembre 2019)

Foto di Pietro Rizzato


UDINE - In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un notevole aumento di apparizioni sulla scena da parte di tribute band e spettacoli celebrativi. Non credo sia il caso di parlare di fenomeno, ma certamente questa proposta si è fatta spazio in modo sempre più evidente entrando nel giro degli eventi e riempiendo le piazze. La storia delle tribute band ad ogni modo è roba vecchia che poco più di dieci anni fa ha iniziato a bollire dopo altrettanti anni di esistenza. Chiaramente questi spettacoli nascono per volontà e desiderio di appassionati che vogliono riproporli il più fedelmente possibile, spettacoli celebri che oramai potrebbero ritornare in vita solamente grazie alle cronache. Inutile stupirsi quindi se la risposta da parte del pubblico è notevole.
Al contrario ti tante altre band tributo, la storia dei The MusicalBox inizia in Canada, a Montreal, un quarto di secolo fa per riproporre uno dei più grossi miti del Progressive mondiale, quello dei britannici Genesis e la scelta del nome come da tradizione, cade sul titolo di uno dei brani più famosi della band. Il bersaglio viene centrato in pieno e la storia di questa tribute band è fatta di continui tour mondiali sempre nuovi e fedeli all’originale dove musica, effetti, suoni e costumi regalano emozioni legate al primo periodo della storica band. I The Musical Box non per nulla sono l’unica band tributo riconosciuta dai Genesis, impegnata in continue tournée che ogni volta riscuotono un notevole interesse anche nel nostro paese. E così, con questa nuova avventura dal titolo A Genesis Extravaganza vol. 2, per la priva volta fanno tappa in Regione con questo concerto nel capoluogo friulano al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, saggiamente organizzato da Azalea per la felicità degli appassionati e nostalgici.
In due ore e mezza di spettacolo diviso in due parti (durante la pausa oltre al cambio palco sono stati regolati i volumi della voce che hanno decisamente fatto la differenza), i canadesi emuli dei nostri eroi hanno lasciato a bocca aperta il pubblico che in religioso silenzio ha seguito l’intera esibizione gustandosi una fedele riproposizione di quanto accadeva negli anni ’70, regalando un autentico ed emozionante salto nel passato. Chissà in quanti tra i presenti avranno avuto la possibilità di vedere allora i veri Genesis e chissà in quale luogo. Chissà in quanti avranno ancora vivo il ricordo di quel concerto sfumato a Trieste al Dancing Paradiso l’8 aprile del 1972, quando band e pubblico trovarono chiuse le porte del locale per motivi di ordine pubblico. Ricordi di un tempo che saranno riemersi durante tutto lo spettacolo con le esecuzioni dei sedici brani, dei quali ricordiamo Dance on a volcano, Down and out, Los endos, Stagnation, The cinema show e ovviamente The musical box posto a chiusura del secondo atto. L’unico neo, un solo travestimento portato in scena dal cantante Denis Gagnè, presentando all’impaziente pubblico la donna volpe che appare sulla copertina del disco Foxtrot del 1972. A parte questo però nessuno sarà ritornato a casa deluso.





venerdì 9 agosto 2019

CALCUTTA – Majano, domenica 04 agosto 2019 – Area Concerti Festival


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 08 agosto 2019)

MAJANO - Quest’anno le condizioni meteo hanno veramente ostacolato gli spettacoli e i concerti all’aperto. Tanti gli eventi annullati, molti quelli iniziati dopo ore di interminabile attesa che smettesse di piovere oppure spettacoli in cui ci si godeva solo in parte la serata in quanto gli occhi erano sempre rivolti al cielo. E poi ci sono stati i concerti posticipati all’ultimo momento come lo è stato quello di Calcutta a Majano e riprogrammato per la settimana successiva. Considerando il cambio di programma, l’artista laziale è stato il terzo dei quattro nomi saggiamente scelti dalla professionale organizzazione di Azalea per questo mini festival andato in scena alla 59° edizione della rassegna enogastronomica e culturale della cittadina friulana (gli artisti inseriti in cartellone sono stati The Darkness, JethroTull e i Pink Sonic che chiuderanno la rassegna il 10 agosto).

Ma veniamo al concerto, questo spettacolo che tanto è stato atteso, un vero evento che ha avuto come protagonista Calcutta, autentico fenomeno della scena indipendente di casa nostra che ha fatto breccia sia nei cuori del pubblico che della critica. Ma chi è questo Calcutta il cui nome d'arte stona per essere un musicista? Chi è questo ragazzo che veste una felpa, porta la barba e indossa un cappellino sopra la zazzera, e che potrebbe ricordare di più il garzone dell’ortofrutta sotto casa, ma in realtà scuote sentimenti e sensazioni con le sue canzoni? Edoardo D’Erme, questo il suo nome all’anagrafe di Latina dal 1989, inizia la sua storia sette anni fa debuttando con Forse… che cattura l’attenzione e pone le basi di quello che sarà il riconoscimento del pubblico giovane e non solo come si è potuto vedere al concerto di Majano. Poi nel 2015 arriva Mainstream, secondo capitolo con il quale il nostro irrompe in tutti i circuiti con il singolo Oroscopo, una piacevole suite notturna come piace a me definirla. Tutte le sue canzoni le sento notturne, perché le trovo perfette per essere ascoltate di notte, quando a casa ci si lascia andare senza pericolo alcuno di venir disturbati. Calcutta sorprende, affascina e intriga come tutta la nuova scena italiana dei cantautori, generazione di artisti che ai più anziani e puritani non riesce ad andare giù, anche se non vedo spiragli possibili per fare paragoni e tirare le somme.
Calcutta è un artista giovane e come tale si esprime e si rivolge al pubblico. Spiazzante è il potere evocativo delle sue melodie capaci di creare situazioni perfettamente nitide alla mente dell’ascoltatore, dove malinconia e romanticismo presenti nei testi propongono situazioni di vita in contesti urbani o di periferia che mi rimandano ad alcune desolazioni rappresentate nel film L’amico di famiglia di Sorrentino.
Gli undici musicisti saliti sul palco mi sembrano tanti per una serata così (senza contare i tecnici audio, luci e video che hanno allestito e gestito uno spettacolo davvero interessante), ma penso che la produzione abbia fiducia in questo nome e di conseguenza metta a disposizione una buona squadra, che forse è meglio chiamare team in riferimento al collettivo del cartone animato di Holly e Benji, serie omaggiata da Calcutta e la sua band indossando la maglia della New Team, squadra protagonista delle imprese del noto manga.
La scelta dei brani ovviamente include tutte le hit di maggior successo, ma c’è spazio anche altri brani meno noti come Hubner (da Evergreen del 2018), dedicato al gran calciatore muggesano di metà anni ’90. Ed a me, che sono della sua stessa zona, mi fa veramente strano che il campanilismo delle mie parti non abbia mai portato alla luce la storia di questa pregiata dedica.
C’è ancora della strada da fare per Calcutta, ma le basi sono buone e le collaborazioni con i colleghi più anziani (Elisa e Jovanotti), hanno già fatto capire che tutta la scena musicale italiana si è accorta di lui e del suo potenziale.


venerdì 26 luglio 2019

LOREENA McKENNITT – Udine, lunedì 22 luglio 2019 - Castello (Folkest 2019)


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 26 luglio 2019)



UDINE - Al termine di ogni suo concerto ho sempre provato come una piacevole
sensazione di essere avvolto in un comodo plaid, uno di quelli composti da tanti quadri colorati che oramai non si vedono più da anni. In questo caso la differenza è che con la coperta non mi sto a riscaldare ma mi ritrovo invece ad essere cullato da sensazioni ed emozioni che mi portano a fantasticare ed immaginare quanto la musica mi suggerisce. Per giustificare questi stati d’animo basta ascoltare la voce di Loreena McKennitt e le melodie da lei intonate.
Dal debutto avvenuto con Elemental nel 1985, il percorso partito concettualmente dalla verde Irlanda (lei è di origini irlandesi e scozzesi), ha permesso al suo pubblico di fantasticare e viaggiare sino in terre esotiche molto lontane. Ogni disco si è presentato pregno di sapori musicali, sfumature, atmosfere di ogni tipo e suoni amalgamati in modo da trasmettere palesi suggerimenti descrittivi per l’ascoltatore. Ma veniamo ora al concerto svoltosi nella serata conclusiva di Folkest (International Folk Festival), la nota rassegna che dopo ben undici anni di assenza ha ospitato nuovamente Loreena McKennitt nella suggestiva location del Castello di Udine per una serata che ha riservato due piacevoli sorprese. La prima di queste è stata la formazione che è salita sul palco allestito nel piazzale del maniero rinascimentale, un inedito ensemble rispetto a quanto ci potevamo aspettare. Una ridotta formazione rispetto alla coinvolgente carovana musicale delle altre occasioni. Esclusi dai giochi ghironda e ammalianti percussioni etniche, oltre alla McKennitt e alla sua splendida e potente voce limpida che sembra non risentirne del tempo che passa (suona anche pianoforte, fisarmonica e arpa celtica), troviamo gli storici collaboratori Brian Hughes ai plettri, Caroline Lavelle al violoncello, voce e flauto e Hugh Marsh al violino, oltre al contrabasso di Dudley Philips e la sezione ritmica di Robert Brian. La seconda sorpresa invece si svela essere nella scelta dei brani suonati in questo tour, una piacevole scaletta che si svela man mano che il concerto si svolge. Davanti a millecinquecento spettatori, per due ore filate di spettacolo, i venti brani in programma sono tutti storici pezzi della sua nutrita discografia. Si parte con The mystic’s dream dal disco The mask and mirror del 1994, album dal quale vengono riproposti il maggior numero di brani, si passa poi per The Visit del 1989 (All souls night e Bonny Portmore), The Book of secrets del 1997 (Marco Polo e Dante’s prayer per la chiusura), An ancient muse del 2006 (The gate of Istanbul), sino al protagonista discografico attuale che dà il nome al presente tour partito in marzo, ovvero Lost Souls pubblicato nel maggio 2018 e dal quale vengono riproposti in ordine di esecuzione Ages past, Ages hence, Spanish guitars and night plazas, Manx Ayre e l’omonima Lost souls.
La quarantunesima edizione di Folkest non poteva chiudere in modo migliore. Dopo un mese di eventi sparsi in ventidue comuni che hanno ospitato cinquanta eventi per la bella cifra di dodicimila spettatori, una serata all’insegna della musica irlandese assieme a Loreena McKennitt, musa per eccellenza della musica celtica, era l’evento ideale.





















martedì 25 giugno 2019

IL VOLO – Palmanova, sabato 22 giugno - Piazza Grande


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 25 giugno 2019)
foto di Simone Diluca



PALMANOVA - Per tutto il pomeriggio si era temuto che il potente acquazzone che stava investendo la Regione avesse potuto guastare questa festa di inizio estate nella città stellata. Un evento dal valore importante, che non solo doveva dare il via alla bella stagione che quest'anno si è fatta attendere, ma che doveva battezzare anche la rassegna dal titolo Estate di Stelle a Palmanova. E così è stato. Questo spettacolo si doveva fare e s'è fatto. Una Piazza Grande gremita di spettatori ha applaudito per due ore il giovane trio de Il Volo, primo dei tre appuntamenti in programma in questa splendida cornice che ben si presta ad eventi di questo tipo. Artisti in splendida forma hanno reso entusiasta un pubblico variegato e proveniente anche dall'Austria e da oltre manica come scopriamo dagli amichevoli dialoghi dei cantanti con gli spettatori tra un brano e l'altro.
Dieci anni sono passati oramai da quando Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble (questi i nomi dei tre componenti, tutti nati nella prima metà degli anni '90), hanno dato il via a questa storia fatta di alti e bassi (come dicono loro), ringraziando l'affezionato pubblico, senza il quale non sarebbero arrivati sino a qui. Una convivenza fatta anche da difficoltà perché come tutti i rapporti bisogna anche affrontare momenti non facili.
Tre personalità diverse quindi a costituire questa mini brigata melodica composta da tre timbri vocali differenti, uno per ogni ruolo, incastonato alla perfezione come un diamante sull'anello.
Due dozzine di brani previsti in scaletta con tributi a celebri nomi della scena musicale italiana e internazionale. Il Volo, oramai consolidati a livello mondiale come ambasciatori della splendida tradizione vocale italiana, hanno portato in Regione questo nuovo spettacolo dal titolo Musica Tour 2019, che prende il nome dal disco omonimo pubblicato lo scorso febbraio. Si parte con Il mondo (Jimmy Fontana) e si prosegue con My way (Frank Sinatra), Maria (dal musical West side story), Arrivederci Roma (cantata sia da Claudio Villa che Renato Rascel) e People (Barbra Streisand) solo per citarne alcuni, anche se i momenti migliori sono stati  No puede ser e Core ngrato con i quali catturano il cuore del pubblico. Verso la fine l'internazionale Nel blu, dipinto di blu (Volare) e in chiusura Grande amore, che per l'edizione del Festival di Sanremo del 2015 era valso loro il pregiato titolo della rassegna canora italiana.
Non c'è che dire, una grande serata. Ma lo spettacolo non è finito perché per la rassegna Estate di Stelle a Palmanova, organizzata da Azalea Promotion, sempre attenta ad artisti di qualità da proporre ad un pubblico regionale e non solo, continua in luglio per altri due appuntamenti con i King Crimson sabato 6 e Antonello Venditti giovedì 11.