venerdì 9 agosto 2019

CALCUTTA – Majano, domenica 04 agosto 2019 – Area Concerti Festival


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 08 agosto 2019)

MAJANO - Quest’anno le condizioni meteo hanno veramente ostacolato gli spettacoli e i concerti all’aperto. Tanti gli eventi annullati, molti quelli iniziati dopo ore di interminabile attesa che smettesse di piovere oppure spettacoli in cui ci si godeva solo in parte la serata in quanto gli occhi erano sempre rivolti al cielo. E poi ci sono stati i concerti posticipati all’ultimo momento come lo è stato quello di Calcutta a Majano e riprogrammato per la settimana successiva. Considerando il cambio di programma, l’artista laziale è stato il terzo dei quattro nomi saggiamente scelti dalla professionale organizzazione di Azalea per questo mini festival andato in scena alla 59° edizione della rassegna enogastronomica e culturale della cittadina friulana (gli artisti inseriti in cartellone sono stati The Darkness, JethroTull e i Pink Sonic che chiuderanno la rassegna il 10 agosto).

Ma veniamo al concerto, questo spettacolo che tanto è stato atteso, un vero evento che ha avuto come protagonista Calcutta, autentico fenomeno della scena indipendente di casa nostra che ha fatto breccia sia nei cuori del pubblico che della critica. Ma chi è questo Calcutta il cui nome d'arte stona per essere un musicista? Chi è questo ragazzo che veste una felpa, porta la barba e indossa un cappellino sopra la zazzera, e che potrebbe ricordare di più il garzone dell’ortofrutta sotto casa, ma in realtà scuote sentimenti e sensazioni con le sue canzoni? Edoardo D’Erme, questo il suo nome all’anagrafe di Latina dal 1989, inizia la sua storia sette anni fa debuttando con Forse… che cattura l’attenzione e pone le basi di quello che sarà il riconoscimento del pubblico giovane e non solo come si è potuto vedere al concerto di Majano. Poi nel 2015 arriva Mainstream, secondo capitolo con il quale il nostro irrompe in tutti i circuiti con il singolo Oroscopo, una piacevole suite notturna come piace a me definirla. Tutte le sue canzoni le sento notturne, perché le trovo perfette per essere ascoltate di notte, quando a casa ci si lascia andare senza pericolo alcuno di venir disturbati. Calcutta sorprende, affascina e intriga come tutta la nuova scena italiana dei cantautori, generazione di artisti che ai più anziani e puritani non riesce ad andare giù, anche se non vedo spiragli possibili per fare paragoni e tirare le somme.
Calcutta è un artista giovane e come tale si esprime e si rivolge al pubblico. Spiazzante è il potere evocativo delle sue melodie capaci di creare situazioni perfettamente nitide alla mente dell’ascoltatore, dove malinconia e romanticismo presenti nei testi propongono situazioni di vita in contesti urbani o di periferia che mi rimandano ad alcune desolazioni rappresentate nel film L’amico di famiglia di Sorrentino.
Gli undici musicisti saliti sul palco mi sembrano tanti per una serata così (senza contare i tecnici audio, luci e video che hanno allestito e gestito uno spettacolo davvero interessante), ma penso che la produzione abbia fiducia in questo nome e di conseguenza metta a disposizione una buona squadra, che forse è meglio chiamare team in riferimento al collettivo del cartone animato di Holly e Benji, serie omaggiata da Calcutta e la sua band indossando la maglia della New Team, squadra protagonista delle imprese del noto manga.
La scelta dei brani ovviamente include tutte le hit di maggior successo, ma c’è spazio anche altri brani meno noti come Hubner (da Evergreen del 2018), dedicato al gran calciatore muggesano di metà anni ’90. Ed a me, che sono della sua stessa zona, mi fa veramente strano che il campanilismo delle mie parti non abbia mai portato alla luce la storia di questa pregiata dedica.
C’è ancora della strada da fare per Calcutta, ma le basi sono buone e le collaborazioni con i colleghi più anziani (Elisa e Jovanotti), hanno già fatto capire che tutta la scena musicale italiana si è accorta di lui e del suo potenziale.


venerdì 26 luglio 2019

LOREENA McKENNITT – Udine, lunedì 22 luglio 2019 - Castello (Folkest 2019)


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 26 luglio 2019)



UDINE - Al termine di ogni suo concerto ho sempre provato come una piacevole
sensazione di essere avvolto in un comodo plaid, uno di quelli composti da tanti quadri colorati che oramai non si vedono più da anni. In questo caso la differenza è che con la coperta non mi sto a riscaldare ma mi ritrovo invece ad essere cullato da sensazioni ed emozioni che mi portano a fantasticare ed immaginare quanto la musica mi suggerisce. Per giustificare questi stati d’animo basta ascoltare la voce di Loreena McKennitt e le melodie da lei intonate.
Dal debutto avvenuto con Elemental nel 1985, il percorso partito concettualmente dalla verde Irlanda (lei è di origini irlandesi e scozzesi), ha permesso al suo pubblico di fantasticare e viaggiare sino in terre esotiche molto lontane. Ogni disco si è presentato pregno di sapori musicali, sfumature, atmosfere di ogni tipo e suoni amalgamati in modo da trasmettere palesi suggerimenti descrittivi per l’ascoltatore. Ma veniamo ora al concerto svoltosi nella serata conclusiva di Folkest (International Folk Festival), la nota rassegna che dopo ben undici anni di assenza ha ospitato nuovamente Loreena McKennitt nella suggestiva location del Castello di Udine per una serata che ha riservato due piacevoli sorprese. La prima di queste è stata la formazione che è salita sul palco allestito nel piazzale del maniero rinascimentale, un inedito ensemble rispetto a quanto ci potevamo aspettare. Una ridotta formazione rispetto alla coinvolgente carovana musicale delle altre occasioni. Esclusi dai giochi ghironda e ammalianti percussioni etniche, oltre alla McKennitt e alla sua splendida e potente voce limpida che sembra non risentirne del tempo che passa (suona anche pianoforte, fisarmonica e arpa celtica), troviamo gli storici collaboratori Brian Hughes ai plettri, Caroline Lavelle al violoncello, voce e flauto e Hugh Marsh al violino, oltre al contrabasso di Dudley Philips e la sezione ritmica di Robert Brian. La seconda sorpresa invece si svela essere nella scelta dei brani suonati in questo tour, una piacevole scaletta che si svela man mano che il concerto si svolge. Davanti a millecinquecento spettatori, per due ore filate di spettacolo, i venti brani in programma sono tutti storici pezzi della sua nutrita discografia. Si parte con The mystic’s dream dal disco The mask and mirror del 1994, album dal quale vengono riproposti il maggior numero di brani, si passa poi per The Visit del 1989 (All souls night e Bonny Portmore), The Book of secrets del 1997 (Marco Polo e Dante’s prayer per la chiusura), An ancient muse del 2006 (The gate of Istanbul), sino al protagonista discografico attuale che dà il nome al presente tour partito in marzo, ovvero Lost Souls pubblicato nel maggio 2018 e dal quale vengono riproposti in ordine di esecuzione Ages past, Ages hence, Spanish guitars and night plazas, Manx Ayre e l’omonima Lost souls.
La quarantunesima edizione di Folkest non poteva chiudere in modo migliore. Dopo un mese di eventi sparsi in ventidue comuni che hanno ospitato cinquanta eventi per la bella cifra di dodicimila spettatori, una serata all’insegna della musica irlandese assieme a Loreena McKennitt, musa per eccellenza della musica celtica, era l’evento ideale.





















martedì 25 giugno 2019

IL VOLO – Palmanova, sabato 22 giugno - Piazza Grande


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 25 giugno 2019)
foto di Simone Diluca



PALMANOVA - Per tutto il pomeriggio si era temuto che il potente acquazzone che stava investendo la Regione avesse potuto guastare questa festa di inizio estate nella città stellata. Un evento dal valore importante, che non solo doveva dare il via alla bella stagione che quest'anno si è fatta attendere, ma che doveva battezzare anche la rassegna dal titolo Estate di Stelle a Palmanova. E così è stato. Questo spettacolo si doveva fare e s'è fatto. Una Piazza Grande gremita di spettatori ha applaudito per due ore il giovane trio de Il Volo, primo dei tre appuntamenti in programma in questa splendida cornice che ben si presta ad eventi di questo tipo. Artisti in splendida forma hanno reso entusiasta un pubblico variegato e proveniente anche dall'Austria e da oltre manica come scopriamo dagli amichevoli dialoghi dei cantanti con gli spettatori tra un brano e l'altro.
Dieci anni sono passati oramai da quando Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble (questi i nomi dei tre componenti, tutti nati nella prima metà degli anni '90), hanno dato il via a questa storia fatta di alti e bassi (come dicono loro), ringraziando l'affezionato pubblico, senza il quale non sarebbero arrivati sino a qui. Una convivenza fatta anche da difficoltà perché come tutti i rapporti bisogna anche affrontare momenti non facili.
Tre personalità diverse quindi a costituire questa mini brigata melodica composta da tre timbri vocali differenti, uno per ogni ruolo, incastonato alla perfezione come un diamante sull'anello.
Due dozzine di brani previsti in scaletta con tributi a celebri nomi della scena musicale italiana e internazionale. Il Volo, oramai consolidati a livello mondiale come ambasciatori della splendida tradizione vocale italiana, hanno portato in Regione questo nuovo spettacolo dal titolo Musica Tour 2019, che prende il nome dal disco omonimo pubblicato lo scorso febbraio. Si parte con Il mondo (Jimmy Fontana) e si prosegue con My way (Frank Sinatra), Maria (dal musical West side story), Arrivederci Roma (cantata sia da Claudio Villa che Renato Rascel) e People (Barbra Streisand) solo per citarne alcuni, anche se i momenti migliori sono stati  No puede ser e Core ngrato con i quali catturano il cuore del pubblico. Verso la fine l'internazionale Nel blu, dipinto di blu (Volare) e in chiusura Grande amore, che per l'edizione del Festival di Sanremo del 2015 era valso loro il pregiato titolo della rassegna canora italiana.
Non c'è che dire, una grande serata. Ma lo spettacolo non è finito perché per la rassegna Estate di Stelle a Palmanova, organizzata da Azalea Promotion, sempre attenta ad artisti di qualità da proporre ad un pubblico regionale e non solo, continua in luglio per altri due appuntamenti con i King Crimson sabato 6 e Antonello Venditti giovedì 11.

giovedì 6 giugno 2019

MIRIAM BARUZZA & ILLIRYA - NUVOLE DI PASSAGGIO


di Cristiano Pellizzaro
foto di Monica Crisman e dall’archivio IlliryaMusic


Facebook: Illiryamusic


La sensazione che si prova già dal primo ascolto di Nuvole di passaggio, è quella di una piacevole riscoperta di emozioni e ricordi rimasti per troppo tempo nascosti dentro di noi. Tali elementi sono sì parte della nostra vita in quanto esperienze vissute e maturate durante il nostro cammino, ma purtroppo assimilate, digerite e di conseguenza messe da parte fino al giungere di un elemento di soccorso che inaspettatamente riporta a galla qualcosa di cui ci eravamo scordati.

Miriam Baruzza ha dato sfogo alla sua creatività e come un fiume in piena ha messo su carta i suoi pensieri, ne ha tracciato un sentiero musicale e con la voce ha dato vita a storie e personaggi che rivivono ora nelle dieci tracce di questo lavoro di debutto realizzato con la complicità del suo compagno artistico e di vita Alessandro Castorina e dei suoi fidi musici, un super ensemble che raggruppa svariati nomi noti della scena musicale triestina sotto il nome di Illirya (scelta non casuale proprio come l’antica regione adriatico-balcanica).

Nuvole di passaggio (registrato da Edy Meola all'East Border Sound c/o Ass. Cul. Numerouno - arrangiamenti originali di Edy Meola, Mauro Berardi e Illirya) è un insieme di bellissime ballate in cui diversi personaggi si ritagliano uno spazio sempre in un contesto differente e suggestivo, raccontati in forma di storie popolari. Ecco quindi che troviamo Maria la giovane bella del paese che dal suo bancone del mercato dove lavora regali sorrisi, amore e buon umore a tutti con le sue canzoni. Oppure Il bimbo e il pellegrino, storia di due personalità diverse che si incontrano incrociando i loro sguardi, e tra sogni e ricordi stabiliscono un legame profondo. Poi ancora La bella della montagna, sogno d’amore per i giovani di un paese che vorrebbero essere suoi pretendenti e intanto cantano di lei e del suo leggendario sentimento che rapisce e dona felicità, e La bambina di sabbia bellissimo brano in cui melodie di forte richiamo mediorientale, musiche e sonorità Progressive e anni ’70, audacemente ipnotizzano l’ascoltatore.
Difficile scegliere il brano migliore tra tutte queste gemme. Se dovessimo estrarne uno solamente per trainare la carovana, allora potrebbero giocarsela addirittura in cinque. Si tratta di un disco alla portata di tutti, che facilmente cattura l’attenzione. Abbiamo davanti un arcobaleno che si mostra in tutta la sua bellezza, un lavoro dall’ampio respiro locale, dove leggende e musiche si uniscono come tanti tasselli per creare un colorato mosaico che non stenteremo a comprendere e ad apprezzare sin dal primo ascolto e che ci svelerà infinte sfumature.

Nuvole di passaggio è stato presentato ufficialmente in anteprima lo scorso febbraio al teatro di San Giovanni a Trieste, in anticipo alla sua recente pubblicazione. Ora verrà portato in tour per essere suonato dal vivo e proposto interamente nella sua bellezza, anche perché Nuvole di passaggio non è solamente un disco a cui segue un concerto (è un progetto artistico concepito come un incontro ed unione tra musica, parola e danza in quanto forme creative ed espressive che fuse assieme offrono un’esperienza emotiva più intensa), ma vuole essere qualcosa di più, un racconto in musica che tramite immagini e narrazione ci offre la possibilità di visitare un immenso cielo limpido dove le nuvole sono gli incontri vissuti e le sensazioni provate nel corso della vita.

Miriam Baruzza & Illirya "Il bimbo e il pellegrino" - Trieste, Teatro di San Giovanni 22 02 2019

Miriam Baruzza & Illirya "Figlia di" - Trieste, Teatro di San Giovanni 22 02 2019





venerdì 24 maggio 2019

STOMP – Trieste, Teatro Politeama Rossetti


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27 maggio 2019)


TRIESTE - Non provare alcuna emozione durante una delle esibizioni di STOMP è praticamente impossibile. Ci sono diversi fattori che fanno apprezzare questo spettacolo che in quasi trent'anni di vita ha collezionato premi, ha raggiunto record di incassi e vanta una serie di repliche che proseguono in tutto il mondo; anche in strutture che li ospitano stabilmente. Quando si arriva a questo punto, come tutti gli spettacoli che acquisiscono una certa notorietà e richiesta, è necessario ampliare l'organico e STOMP attualmente è impegnato in una tournée mondiale con cinque compagnie composte da una dozzina di artisti di cui otto per volta salgono sul palco ad ogni replica. L'originalità degli autori Luke Cresswell e Steve McNicholas (anch'essi performer) ha portato STOMP sino al connubio con alcuni celebri marchi per la realizzazione di sorprendenti spot televisivi.
Quattro i passaggi in totale a Trieste da quella prima volta avvenuta nel 1999 e di ritorno in città al TeatroRossetti dopo alcuni anni di assenza (evento organizzato assieme a Terry Chegia), lo spettacolo fa il pienone ancora una volta confermando d’essere un'ottima scelta per l'inserimento in cartellone di una stagione artistica.
STOMP è avvincente perché rappresenta la quotidianità urbana messa in musica mediante oggetti di comune e quotidiano utilizzo.  Alla base di tutto troviamo il ritmo, i colpi, lo scandire del tempo. La prima forma di musica che ascoltiamo durante la nostra vita è proprio un battito, quello materno quando stiamo in grembo.
Sorprendono i performer che danno vita a questa rappresentazione artistica completa ed inimitabile dove danza, recitazione, musica e ritmica si uniscono in una sola forma. La scenografia riporta ad un ambiente metropolitano dove ramazze, secchi di vernice, cartelli stradali, carrelli della spesa e fogli di giornale diventano protagonisti sulla scena dando vita ad un vero e proprio concerto. Ogni giorno potremmo assistere a performance di questo tipo. Quante volte, e non solo da bambini, abbiamo provato a percuotere qualche oggetto per fare musica anche solo per scherzare?
Le selezioni degli aspiranti stomper immagino siano veramente difficili, e altrettanto difficili devono essere da imparare le varie figure da eseguire in scena. Se non hai il senso del ritmo non fa per te, se non sai ballare allora lascia stare. Scarponi pesanti ai piedi degli otto attori per un Tip-tap da marciapiede catramato scuotono il teatro che trema al rimbombo del loro pestare. Acquai metallici da cucina che diventano drum set portatili, oppure accendini in perfetta sequenza non solo suonano ma creano un piacevole gioco di lieve illuminazione con le fioche fiammelle nella sala buia per il momento. E poi la bellissima coreografia con i bastoni oppure l'incantevole ed inaspettata melodia prodotta dai tubi di gomma percossi a dovere.
Il momento tanto atteso, quello più conosciuto di STOMP, è la sequenza ritmica dei bidoni metallici divisi in due squadre di pari elementi che sembrano sfidarsi sul palcoscenico mentre un bidone di plastica scandisce il tempo con un potente suono profondo. La stessa scena è stata proposta nel pomeriggio del debutto in Piazza Unità davanti al palazzo del Comune. Una sorta di benvenuto con un bel numero di presenti.
Così anche quest'anno la stagione teatrale volge al termine. Nulla di meglio per il Teatro Rossetti per congedarsi dal proprio pubblico.




lunedì 20 maggio 2019

PAOLO CONTE – Trieste, sabato 18 maggio - Teatro Politeama Rossetti


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 20 maggio 2019)
Foto di Franco Pellizzaro

TRIESTE - Già da diverse ore si è chiuso il sipario del Teatro Rossetti su quello che è stato il concerto evento di Paolo Conte assente da troppi anni dalla nostra regione. Oramai è notte fonda quando sto scrivendo queste righe e l'adrenalina non vuole saperne di lasciarmi dormire. Quando si parla di Conte che suona dal vivo si sa benissimo a cosa si va incontro, e scrivere di lui e delle sue esibizioni non è affatto facile. Tutta una serie di fattori legati a questo artista fanno sì che attorno a lui si sia creato il mitico personaggio Conte, un'autentica leggenda vivente capace di ammaliare le più esigenti platee del mondo. Immenso ed enigmatico nel modo di creare la sua arte, attorno al suo nome ruotano situazioni ed atmosfere create dalla musica, mentre personaggi e luoghi, a volte immaginari e a volte reali perché incontrati o visitati nel corso delle sue esperienze di vita, vengono descritti nei suoi testi. In certi casi tutto questo è addirittura tradotto in disegni firmati dallo stesso Conte. Per comprendere e conoscere al meglio questo artista è indispensabile il libro Quanta strada nei miei sandali: in viaggio con Paolo Conte, scritto da Cesare Romana.

Avvocato in primis, poi autore ed infine musicista jazz con la passione del disegno sin da quando era bambino, Paolo Conte irrompe sulle scene discografiche nel 1974 con un disco che porta il suo nome e lo fa dopo aver firmato, per altri cantanti prima di lui, brani diventati celebri. Insieme a te non ci sto più, Onda su Onda, Messico e Nuvole, Tripoli '69 e Genova per noi sono alcuni dei suoi titoli più conosciuti. Ma sopratutti c'è quella Azzurro pubblicata nel 1968 e portata al successo da Celentano, brano fortunato e datato che viene scelto per dare il nome a questo tour celebrativo passato anche per Trieste in questa anomala primavera di sabato 18 maggio. Una serata organizzata dal Politeama Rossetti in collaborazione con Concerto Music, dove musica e solidarietà nuovamente si sono unite questa volta a favore del Comitato Friuli VeneziaGiulia AIRC per raccogliere fondi a sostegno dei migliori progetti di ricerca per la cura dei tumori pediatrici.
Dicevamo del concerto celebrativo dal titolo 50 years of Azzurro (50 anni di Azzurro) appunto, avvenuto in un teatro pieno zeppo dove non c'era più un posto libero. In Italia come all'estero, Conte e la sua orchestra registrano sold out in ogni dove, così come in quella Parigi che non solo si prenota i suoni spettacoli per diverse repliche ma che gli concede anche l'onore di pregiate onorificenze cittadine.
Ecco quindi che anche il pubblico triestino non è da meno ed è impaziente di sentirlo cantare con quella voce particolare che per quanto grigia sia, riesce a dare colore e riscaldare l'ascoltatore, inserendosi perfettamente nella cornice del mondo contiano. Il sipario si apre, lo spettacolo inizia e tra passaggi virtuosi e suadenti melodie che sanno come coccolare l'ascoltatore, lo spettacolo cattura, rapisce e ci porta dove l'immaginazione vuole, proprio come desidera l'artista che per questo motivo, al contrario di tanti suoi colleghi, non si rivolge mai al pubblico se non con gesti e sorrisi di compiacimento durante le piogge di applausi tra un brano e l'altro. Questo è ciò che preferisce, il riconoscimento da parte del pubblico.
Da dietro al pianoforte il direttore d'orchestra dirige la serata che è una continua sfilata di successi da Come Di (eseguita con l'immancabile kazoo, strumento sì abbinato da sempre al mondo del Jazz ma in particolar modo associato al repertorio di Conte in quanto sin dai suoi esordi, in mancanza di una band per motivi di denaro, lo accompagnava assieme al pianoforte per riempire le sue esibizioni), a Sotto le stelle del Jazz, da Alle prese con una verde Milonga alle nostalgiche melodie di Giochi d'azzardo e la bellissima Gli impermeabili, brano capace di alimentare emozioni sino in chiusura quando uno strepitoso assolo di sax regala l'atmosfera di un film d'altri tempi, una di quelle pellicole che fanno incetta di premi e lacrime.
Via con me è il brano più conosciuto e l'unico per cui il pubblico disturba l'esibizione scandendo il tempo con le mani. Ma il meglio deve ancora venire e sarà servito da lì a poco. Ecco che dopo la classe di Max, sostenuta da un ottimo suono di marimba, ad un passo dalla chiusura arriva Diavolo Rosso, ovvero dodici minuti di estasi. Il brano, il cui protagonista è nuovamente un ciclista (questa volta si tratta di  Giovanni Gerbi, astigiano e concittadino di Conte), è una cavalcata potente e irruenta che mette in risalto l'orchestra. La precisa ritmica alla batteria da parte di Daniele Di Gregorio e la linea di basso di Jino Touche indicano la strada mentre le tre chitarre (Daniele Dall'Omo, Nunzio Barbieri e Luca Enipeo),  tengono il pubblico con il fiato sospeso fino alla conclusione dei tre assolo di clarinetto, fisarmonica e violino eseguiti rispettivamente da Luca Velotti, Massimo Pitzianti e Piergiorgio Rosso che incendiano gli strumenti e mandano in visibilio il pubblico. Alla fine del brano sarà standing ovation.
C'è spazio ancora per un brano in chiusura e quindi si parte con Le chic et le charme, al termine del quale Conte che si congeda dal pubblico uscendo di scena suonando il kazoo.
Dopo ottanta minuti il sipario si chiude, il pubblico grida, acclama e si spella le mani applaudendo. A luci accese in sala, Conte farà una sola apparizione per saluti e ringraziamento senza concedere alcun bis nonostante gli spettatori per sette minuti non accennavano a volersene andare. Qualcosa mi dice che forse qualche brano è stato tagliato dalla set list. Fuori dal teatro intanto gira voce che Conte sia uscito per primo in fretta e furia per fuggire a prendere un volo a Venezia.
Però...il signor Conte...classe 1937, non lo si vedeva in Regione dal 2007 (Villa Manin) e a Trieste dal 2002 (Teatro Rossetti). Chissà se lo rivedremo nuovamente.


























Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 I/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 II/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 III/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 IV/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 V/V



















lunedì 22 aprile 2019

GuerzonCellos featuring Bulligan + Možina (Italia/Slovenia) - venerdì 26 Aprile, Kulturni Dom – Casa di Cultura di Gorizia


L’ensemble di violoncelli e voci GuerzonCellos featuring Bulligan + Moina (Italia/Slovenia)
sarà in concerto venerdì 26 Aprile, ore 20:30, al Kulturni Dom – Casa di Cultura di Gorizia, via Italico Brass 20.
L’evento sosterrà A.N.Fa.Mi.V. ONLUS - Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minorati della Vista – in un progetto di supporto alle persone che perdono la vista in età adulta.

Il particolare ensemble violoncellistico e vocale è capitanato dall’eclettico violoncellista e compositore bolognese Enrico Guerzoni, edito fino in Giappone e famoso per le sue collaborazioni internazionali con Bobby McFerrin, Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, Andrea Bocelli, Trilok Gurtu, Paolo Fresu, Zucchero e con alcuni dei più grandi cantanti e cantautori Italiani come Elisa, Lucio Dalla, Franco Battiato, Antonella Ruggiero,  Adriano Celentano, Gino Paoli, Renato Zero, Luisa Cottifogli e tanti altri, oltre ad una carriera di prestigio nella classica tra Solisti Veneti, il Teatro Comunale di Bologna, i suoi Quartetto Archè e Modern String Quartet.

«Sarà un viaggio musicale nel mondo e nel tempo, pieno di energia – afferma Guerzoni  - che toccherà anche i luoghi d’origine dei componenti della band. Ci saranno influenze dalla Slovenia, Friuli, Armenia, ma anche Brasile, Balcani, composizioni originali, jazz, rock, classica, in arrangiamenti ad opera nostra e – continua Guerzoni - presenteremo in anteprima alcuni brani che saranno presenti nel nostro nuovo lavoro discografico».

L’ensemble di Enrico e Tiziano Guerzoni è cosa di famiglia, tra padre e figlio violoncellisti coinvolti in duetti che spaziano tra jazz, rock e classica ma grazie ai violoncellisti-vocalist Mariano Bulligan (www.soundcloud.com/mariano-bulligan) e Andrejka Možina (www.soundcloud.com/andrejkamozina) diventa quartetto di violoncelli con voce, con strumenti acustici e elettrici in un set che sorprende, cambia forma, trascina. Si aggiungono così in repertorio oltre ai brani di Guerzoni, alcuni brani originali degli stessi Bulligan e Možina. A completare il quadro alcuni celebri arrangiamenti dei grandi Giovanni Sollima (Halleluja di Leonard Cohen, Smells Like Teen Spirits dei Nirvana), Enrico Melozzi (There in a Dream di Charlie Haden) e i visuals della poliedrica artista Luigina Tusini.

I Guerzoncellos (www.facebook.com/guerzoncellos) si sono esibiti in duo, in trio o quartetto con Bulligan in rassegne internazionali come il Via Julia Augusta Music Festival di Mauthen Austria, Klagenfurt VolxHaus Austria, Ravenna Festival 2016 - Cellolandia anche con il geniale violoncellista Rushad Eggleton (USA), in Slovenia alle lezioni/concerto dedicate agli allievi e docenti delle classi superiori (VI/IX) della Scuola Elementare della Minoranza Italiana Pier Paolo Vergerio Il Vecchio di Capodistria e alla Sala Petris dell’A.N.Fa.Mi.V. ONLUS in occasione di M’Illumino di Meno 2018 (Ud). In duo agli Incontri Musicali Farnesiani (Pr), Note nel bosco Andalo (Tn), Eco della Musica Bologna, Altotasso Music Bologna, Musica Valpolicella, Calici di Stelle Rimini, IV Rassegna musicale di Palazzo Grassi Bologna, Recondite Armonie Brisighella (RA), I protagonisti del jazz italiano Lagonegro/Sant' Arsenio (SA), Conoscere la Musica Notti magiche al castello Minerbio (Bo), Musica Insieme/Borghi e Frazioni San Pietro in Casale (Bo), Sere d'estate (Sonoris Causa) Parma, Monghidoro (Bo), I concerti della Cisterna, Musica in Vetta F.A.I. della Paganella (TN), Notturni alle Conserve Cesenatico. Nel 2015 è uscito il loro primo CD: GuerzonCellos. Nel Gennaio 2016 sono stati invitati dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino ad esibirsi in tournée in Cina tra importanti sale da concerto e l’East Shore, il noto jazz club della capitale Cinese.

Il Concerto sosterrà A.N.Fa.Mi.V. ONLUS - Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minorati della Vista – in un progetto di supporto alle persone che perdono la vista in età adulta. Verranno proposti a offerta libera, oggetti a tema realizzati appositamente per la serata dagli utenti del Centro Didattico Pre-Professionale - CDPP: il Centro Diurno in seno all’Associazione attiva da 35 anni sul territorio. Posto unico prenotabile direttamente al Kulturni Dom – Casa di Cultura di Gorizia (info@kulturnidom.it – tel. 0481-33288).


Enrico Guerzoni: (www.enricoguerzoni.com) poliedrico violoncellista, compositore e arrangiatore di fama internazionale sia in ambito Classico che Pop, Jazz, Leggero Italiano. Collabora con alcuni dei più grandi cantanti e cantautori della scena Internazionale e Italiana come Bobby McFerrin, Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, Michael Nyman, Trilok Gurtu, Zucchero Sugar Fornaciari, Paolo Fresu, Antonella Ruggiero, Franco Battiato, Andrea Bocelli, Elisa, Luisa cottifogli, Lucio Dalla, Renato Zero, Adriano Celentano, Gino Paoli e tanti altri. L'Editore Musicale Giapponese “Da Vinci” ha recentemente pubblicato il CD e le partiture dei suoi String Quartets. Ha inciso per le etichette Sony, Universal, Dynamic, BMG, Edel, Decca, Polygram, Philips, Pressing. È stato Primo violoncello di molte orchestre in Italia e all’Estero, ha collaborato con l'Orchestra Sinfonica del Teatro Comunale di Bologna per 12 anni. Con i Solisti Veneti suona in alcune fra le più prestigiose rassegne di musica nel mondo, e tiene tournée in Giappone , Cina, Korea, India, Germania, Spagna, Argentina e Italia, in Teatri prestigiosi quali il Teatro Olimpico di Vicenza, il Teatro Bellini di Catania, L’accademia di Santa Cecilia a Roma ed altri. È noto per il suo Quartetto Archè, per il Modern String Quartet e tanti altri mirabili progetti musicali.

Tiziano Guerzoni: (www.soundcloud.com/guerzoncellos) giovanissimo talento, si diploma a 18 anni in violoncello al Conservatorio di Bologna con il massimo dei voti e la menzione speciale. nel 2009 con il Septem Musici ha vinto il 1°  Premio di Musica Antica a Padova e nel 2010 e 2011 in duo con il pianista Nicolas Giacomelli ha vinto il 1°  premio al Concorso Musicale di Pianoro (Bo). Ha già eseguito numerosi concerti come Primo violoncello con orchestre da camera come Arkè Orchestra, Cembal Orchestra, Orchestra Senza Spine, Dalla Classica, Conservatorio di Lipsia e Lorelay in Germania interpretando spesso il ruolo di solista esibendosi negli “a solo” delle Quattro Stagioni di Vivaldi, nel Don Pasquale, in Tosca e Guglielmo Tell. Ha nel suo repertorio i concerti per violoncello e orchestra di Schumann, Dvorak, Shostakovich n.1 e Haydn n.2 che ha eseguito con orchestra. Ha preso parte alla prestigiosa Biennale di Violoncello di Amsterdam con il gruppo di violoncelli di Giovanni Sollima del quale ha eseguito come solista Violoncelles Vibrez al Teatro Comunale di Bologna e in quello di Erl (Austria). Attualmente sta frequentando i Master al Pôle supérieur d'enseignement artistique di Parigi e contemporaneamente dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma.

Mariano Bulligan: (www.soundcloud.com/mariano-bulligan) violoncellista, cantante e compositore elettronico è attivo come solista, camerista, in ambito teatrale e sperimentale. Con l'Extático Duo (con il chitarrista cinese Hu Bin) si esibisce al Mozarteum di Salisburgo e in prestigiosi festival come Ravenna Festival 2016 Cellolandia (invitato da Giovanni Sollima e Enrico Melozzi) e Festival d'Europa (Firenze). Ha ottenuto una residenza artistica come guest composer al Norwegian Center for Technology in Music and Art Notam Center di Oslo - col supporto di PNEK Norway. Suona con i Parallax (NOR) e altri ensemble di improvvisazione. È stato collaboratore di Musica da Camera al Mozarteum, vincendo la borsa del Programma Europeo Leonardo - Work with Music del Conservatorio di Trieste. Suona e incide nei 100Cellos di Sollima  e Melozzi. Collabora con diverse orchestre italiane ed estere. Si è esibito in importanti stagioni musicali, teatrali e festival in Italia, Estonia, Slovenia, Norvegia, Austria, Croazia, Ungheria, Canada e Cina. Nel 2016 è in tournée in Cina con Mr. Bulligun & The Funk Rock Society inaugurando il Waterscape del Poly Grand Theatre di Shanghai registrando un Tutto Esaurito, esibendosi alla National Library Concert Hall di Pechino e allo Shanghai International Art Festival Shenneiser Open Air Stage.

Andrejka Možina: (www.soundcloud.com/andrejkamozina) violoncellista, cantante e compositrice, si diploma in canto jazz al Conservatorio di musica e balletto di Lubiana, in Violoncello e al Biennio Specialistico Jazz al Conservatorio di Trieste. Studia con P. Filipcic, M. Smerkol, D. Svajger, B. Trcek, R. Lopatic, G. Venier, K. Gesing, S. Bellon. Partecipa a masterclass con E. Reijseger, T. Reid, M. Ribot, S. Bollani e altri. Ha all’attivo diverse pubblicazioni discografiche tra le quali i progetti di musica autoriale Zasul si me z zvezdami – Di stelle sommersi(Ztt-Est, 2006) contenente esclusivamente brani originali su testi di poeti sloveni nello stile della chanson e della canzone leggera. Zarja (Cat Sound Records-2011) che contiene le sue composizioni jazzistiche. Nel 2016 fonda il gruppo dei Violoncelli Itineranti con i quali pubblica l'album Sonce ljubo (Kd Hrušica, 2018). Partecipa a numerosi concorsi di composizione tra i quali il Concorso internazionale compositivo La Mancha guitars a Saarland - GER (2° premio – 2017, 3° premio – 2016), Concorso In clausura in collaborazione con l'orchestra dei 100 Cellos del maestro Giovanni Sollima  (finalista – Milano 2014), Festival della Chanson Slovena a Lubiana (Rtv Slo, 2009), il Premio per la migliore composizione jazz slovena al Jazzon di Novo Mesto (2009 e 2010).

mercoledì 27 marzo 2019

JOHN MAYALL – Udine, venerdì 22 marzo - Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27 marzo 2019)



Parlare di John Mayall significa raccontare di un gigante, uno che ha fatto la storia della musica. Se non fosse stato per lui e per Alexis Korner, non avremmo mai potuto ascoltare tante belle cosette. Non per nulla è stato nominato The Godfather of the British Blues (il padrino del Blues Britannico), ha realizzato dischi a manetta a partire dal 1965 ed è stato uno scopritore di talenti come Eric Clapton, Mick Taylor e Peter Green. Andare a vedere uno di questi personaggi oramai non più giovani (ottantacinque primavere e ancora on the road), significa stare davanti ad un'autentica leggenda vivente. In pochi arrivati a questo punto possono avere ancora qualcosa da dire e in certi casi ci si trova a dover assistere ad una celebrazione del personaggio solamente.

Le cronache che sono riuscito a consultare raccontano di Mayall già in Regione al Palazzetto dello Sport di Gorizia il 15 dicembre del 1982, con uno svogliatissimo (così ricordano i presenti) ma eccezionale Mick Taylor a suonare la chitarra seduto a bordo palco. Poi fu la volta di Trieste al Castello di San Giusto ed era l'estate del 1984, più precisamente il 13 luglio. In quell'occasione si presentò nel Capoluogo con i Bluesbreaker, sua creatura fondata e sciolta in diverse occasioni. Esattamente vent'anni dopo arrivò al Castello di Udine nell'ambito del Folkest, e per l'occasione, con gran sorpresa dei presenti, sul palco assieme a lui per il brano di apertura e altri due in chiusura, come special guest, alla chitarra si esibì Rudy Rotta, Bluesman italiano molto apprezzato in tutto il mondo durante la sua carriera. Ulteriore nota per questa passata tappa va rivolta alla band, in quanto era la stessa massiccia formazione che l'anno prima aveva accompagnato Mayall per il concerto celebrativo dei suoi primi settant’anni, occasione per la quale presero parte anche i già citati suoi pupilli Clapton e Taylor.
Ma torniamo alla serata di Udine di questo inizio primavera, quando è andato in scena un autentico evento e per il quale abbiamo trovato al Teatro Nuovo Giovanni da Udine un folto pubblico di musicofili e amanti del Blues che non si sono lasciati sfuggire questa ghiotta opportunità offerta dall’ottima organizzazione a cura di Azalea.
Il ruolo del supporter in queste occasioni è veramente un incarico di responsabilità. Devi essere all’altezza della situazione, reggere il confronto con la big star e soddisfare gli spettatori che non si accontenteranno facilmente. Saggiamente nel nostro caso la scelta cade sul sardo Francesco Piu, ottimo chitarrista del genere che ha provveduto a riscaldare il pubblico come si deve. Non per nulla nel 2017 è stato scelto pure lui come interprete da inserire nella compilation The Blues Master: an italian tribute, una raccolta di brani di artisti storici del Blues risuonati da nomi eccellenti del Bel Paese come Guido Toffoletti, The Cyborgs e il nostro orgoglio cittadino Mike Sponza (presente anche lui tra il pubblico), che per questo tributo discografico ha rivisitato un brano dello stesso Mayall dal titolo Little girl. La serata è proseguita poi con il tanto atteso John Mayall, uno che non si è mai fermato nella sua carriera, uno che ha speso tutta la sua vita per la musica. In questo passaggio in terra friulana Mayall, tra ovazioni e applausi, ha presentato il suo ultimo disco da studio dal titolo Nobody told me pubblicato lo scorso febbraio, disco ricco di collaborazioni (Joe Bonamassa e Steven Van Zandt solo per citarne alcuni), suonando The moon is full e altre perle della sua ricca carriera come Dirty water, One life to live, So many roads e Chicago line estratto del suo primo disco. In totale dodici brani in scaletta per una durata di poco meno di due ore di spettacolo, alternandosi, come ben ci ha abituati, tra piano elettrico ed Hammond, chitarra ed armonica, mentre ad accompagnarlo troviamo una band di tre elementi tra i quali spicca senza dubbio Carolyn Wonderland, ottima chitarrista e cantante con buona voce a tratti molto graffiante.
Alla fine, per niente stanco, John Mayall si concede al pubblico per una tranquilla serie di autografi per tutti. Indubbiamente una grande serata che difficilmente si ripeterà. Se ne pentirà chi purtroppo non c’era.

lunedì 18 febbraio 2019

VÖK – Pordenone, venerdì 15 febbraio 2019 - Capitol

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18 febbraio 2019)
Foto di Cristiano Pellizzaro

Mi sono sempre chiesto quale sia l'elemento che provoca la reazione per cui una certa musica smuove qualcosa nell'ascoltatore. Nell'autunno di tre anni fa per una pura coincidenza, nemmeno ricordo cosa stessi cercando, su Youtube mi saltò fuori il canale della KEXP, una stazione radiofonica di Seattle che proponeva un'interminabile lista di interviste con esibizioni di innumerevoli artisti. In quel momento mi si è aperto un mondo. Un giardino pieno di fiori, colori e profumi che in un batter d'occhio mi hanno fatto perdere il senso dell'orientamento talmente vasta era la scelta. Trovai di tutto lì dentro, da nomi noti come Bonobo, Stromae, Thievery Corporation e il nostro Jovanotti, ad altri per nulla conosciuti come i Vök, una giovanissima band islandese di Reykjavik che si muoveva tra elettronica, atmosfere al limite del Trip-Hop e gustose sonorità Indie. Si rivelò nitidamente sin da subito una ovvia matrice di provenienza della terra dei ghiacci, la stessa che ha dato i natali alla nota Bjork e ai suoi Sugarcubes, ai Sigur Ròs e ai fantastici ma meno noti Samaris. Chi l'avrebbe mai detto che da un'isola come l'Islanda potevano venir fuori tutti questi nomi? Probabilmente a giocare un ruolo determinante dev'essere la posizione geografica, identificata nella prolifica triangolazione i cui vertici sono Danimarca, Scandinavia e Islanda appunto. Da quest'isola lontana i Vök arrivano inaspettatamente fin nella nostra zona e sinceramente non so quando potrà capitare un'altra occasione di rivederli da queste parti.

Attivi da ormai sei anni, con un leggero cambio nella line up rispetto alla partenza, due Ep e un disco dal titolo Figure pubblicato nella primavera del 2017, i Vök per la terza volta, e quasi in sordina, sono arrivati in Italia a presentare il raffinato Dream Pop di loro creazione e composto da elementi di spicco che si confermano essere inconfondibili connotati di riconoscimento. Il set eseguito è limitato nella durata (non è possibile pretendere un'interminabile cavalcata), ma quanto andato in scena ha regalato una piacevole e divertente serata da gustarsi preferibilmente nei club. Forse ancora un po' acerbi per certi versi, e vista la giovane età non può essere diversamente, hanno dato comunque prova di talento e consapevolezza. Nessuna spavalderia o gesto eccessivo sulla scena che hanno dimostrato di saper affrontare.
Penso sia da ritenersi fortunati a vedere adesso i Vök. Le platee potrebbero diventare molto più grandi e affollate in un domani non tanto lontano. Dire di averli visti ad un palmo dal naso potrebbe essere un bellissimo ricordo.












VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 I/IV

VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 II/IV

VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 III/IV

VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 IV/IV

martedì 12 febbraio 2019

JASON ROBERT BROWN - THE LAST FIVE YEARS dal 08 al 24 febbraio TRIESTE, TEATRO STABILE SLOVENO


Ti cambierò il mondo…
    
Il Teatro Stabile Sloveno ha scelto quest’anno di sorprendere ad ogni debutto con una serie di proposte inedite: dopo l’Amleto rock di inizio stagione e Il Re di Betajnova affidato a un professionista del cinema horror, febbraio porterà al teatro di via Petronio una produzione veramente inedita anche per il genere affrontato, ovvero il musical off Broadway The last five years di Jason Robert Brown. Produrre un musical, seppure in versione da camera, è un’avventura nuova per il TSS che nella sua storia ha collaborato diverse volte alla realizzazione di spettacoli di teatro musicale, ma mai in un musical americano. Lo spettacolo è stato realizzato in coproduzione con il centro musicale sloveno Glasbena matica e il Teatro nazionale di Nova Gorica.
The last five years è una storia d’amore raccontata in modo inconsueto, che prevede due prospettive temporali opposte: il racconto di lui, lo scrittore Jamie, si svolge secondo la cronologia tradizionale, quello di Cathy, una giovane attrice di musical, arrivata a New York dalla provincia, ha un andamento inverso. L’incontro, il matrimonio, la separazione sono le tre tappe vissute prima della stesura del libretto anche dall’autore Brown, che ha scritto questo musical dopo la separazione dalla moglie. La prima è andata in scena a Chicago nel 2001, seguita l’anno dopo dal debutto a Broadway. Inizia così la storia del successo internazionale del pluripremiato musical per due cantanti-attori e un gruppo strumentale, che ha fatto il giro del mondo e nel 2015 è diventato anche un film.

Al Teatro Stabile Sloveno verrà messo in scena con i sovratitoli in italiano e nella traduzione slovena di Janez Usenik, una novità assoluta che conquisterà anche grazie alla regia di Jasmin Kovic,  artista goriziana dalle esperienze televisive e cinematografiche, alla quale la particolarità di questo musical (che non punta su un impatto visivo spettacolare o su coreografie di massa) ha permesso di concentrarsi sull’intimismo del racconto di un amore. Si parla dell’ascesa di un giovane scrittore di successo e di una donna che aspira a diventare un’apprezzata attrice: le ambizioni di entrambi, in particolar modo i successi di lui e le loro conseguenze, non aiutano però questo rapporto, che termina dopo cinque anni.
»Questa non è una storia d’amore che poteva essere narrata dai grandi poeti passato. (…) Ma è la storia di un amore vero, per quanto l’amore possa esserlo, un amore fragile, insicuro e vulnerabile. Ed è una storia d’amore infinitamente bella, come possono esserlo solo le storie semplici.« – scrive a proposito del libretto il traduttore Usenik, che aggiunge: «Solo chi ha vissuto un amore simile può dare alla musica tanto sentimento: nei momenti in cui il violino piange per i troppi ricordi, in cui la chitarra lascia passare attraverso le proprie corde tutta la rabbia di un cuore spezzato e il basso abbraccia l’impotenza di un’anima divisa in due che sta perdendo la propria metà, emerge tutto il talento del compositore.

Nei ruoli dei protagonisti reciteranno e canteranno due attori dall’indubbio talento musicale, i triestini Danijel Malalan e Patrizia Jurinčič, e arriva da Trieste anche la direttrice musicale del progetto, la polistrumentista Andrejka Možina, che coordina anche il gruppo strumentale sul palco, formato da Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda e Mariano Bulligan. Scene e costumi sono della giovane Giulia Bellè.
La prima in abbonamento andrà in scena venerdì 8 febbraio alle 20.30 al Ridotto del Kulturni dom di Trieste, con anteprima per giornalisti e ospiti giovedì 7 febbraio alla stessa ora. Le repliche triestine seguiranno fino al 24 febbraio, mentre il 18 febbraio lo spettacolo sarà in tournée al Kulturni center Lojze Bratuž di Gorizia nell’ambito della stagione in abbonamento per Gorizia del TSS. Per la replica in programma il giorno di San Valentino è prevista un’offerta speciale dedicata alle coppie, con due biglietti al prezzo di uno per festeggiare in modo originale il giorno degli innamorati. Tutti gli spettacoli saranno sovratitolati in italiano e per le repliche della domenica pomeriggio è previsto un servizio di autobus navetta gratuito in partenza da Sistiana, Muggia e Opicina.

Coproduttore: SLOVENSKO STALNO GLEDALIŠČE/ TEATRO STABILE SLOVENO , TEATRO NAZIONALE DI NOVA GORICA, GLASBENA MATICA

Regia: Jasmin Kovic
Con:     Patrizia Jurinčič Finžgar - Cathy
             Danijel Malalan - Jamie

Traduzione: Janez Usenik
Consulenza linguistica: Srečko Fišer
Direzione musicale: Andrejka Možina
Scene e costumi: Giulia Bellè
Musicisti: Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda, Mariano Bulligan
Scene realizzate nei laboratori del Teatro nazionale di Nova Gorica
Foto: Luca Quaia

lunedì 11 febbraio 2019

RAY GELATO & THE GIANTS – Trieste, venerdì 8 febbraio Teatro Miela


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato 11 febbraio 2019)




Sin dal momento in cui la data di questo concerto era stata annunciata, si era capito che la sala sarebbe stata presa d'assalto dallo scatenato pubblico delle grandi occasioni e proprio per questo motivo la platea appositamente è stata sgomberata dalle sedie per lasciare posto a chi avrebbe voluto ballare senza sosta. Ray Gelato assieme ai suoi Giants è ritornato a Trieste dopo un'assenza durata un bel po' di tempo ed è stato davvero un evento perché proprio al Teatro Miela era arrivato all'inizio della sua carriera venticinque anni fa quando cominciava a muovere i primi passi. Quindi assolutamente dovuto un concerto a casa nostra per questo tour celebrativo del quarto di secolo di attività, occasione che giustamente il Miela ha colto al balzo come sempre sa fare portando nella struttura nomi di rilievo per serate che contano.
Ray Keith Irwin (questo il vero nome di Ray Gelato, classe 1961, britannico e non americano al contrario di quanto si potrebbe pensare) ha regalato per una sera il gusto dell'atmosfera dei club d’oltre oceano, quelli di diversi decenni fa visti nei film americani che ci hanno fatto sognare, quelli delle piccole orchestrine guidate dai grandi maestri dello Swing, del Jazz e dei Crooner. Anche il dress code (necessario in questo caso) viene rispettato, ed ecco quindi  eleganti completi indossati da tutti i presenti sul palco, in contrasto però nel colore, dove il blu spetta ai musicisti e marrone per il front man in modo da risaltarne la presenza e sottolineare il suo ruolo.
Tanti i brani conosciuti e inseriti in scaletta come Carina, Just a Gigolò e Torero, ma anche A Pizza You, Bar Italia e The Celebrity Club, tutti suonati con affiatamento e maestria dai sei elementi della band, tra i quali ritroviamo il contrabbassista Manuel Alvarez, il batterista Marti Elias e Gunther Kurmayr al pianoforte, tutti già visti con il Ray Gelato Quartet per l'edizione 2016 del Muggia Jazz Festival.
L'indiscusso leader della scena cattura l'attenzione e diverte, si alterna tra sassofono e microfono muovendosi sul palco con il braccio piegato mentre le dita schioccano e tengono il tempo. Fosse per lui, non scenderebbe mai dal palco. Alla fine bagno di folla nel foyer per autografi e foto.