venerdì 24 maggio 2019

STOMP – Trieste, Teatro Politeama Rossetti


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27 maggio 2019)


TRIESTE - Non provare alcuna emozione durante una delle esibizioni di STOMP è praticamente impossibile. Ci sono diversi fattori che fanno apprezzare questo spettacolo che in quasi trent'anni di vita ha collezionato premi, ha raggiunto record di incassi e vanta una serie di repliche che proseguono in tutto il mondo; anche in strutture che li ospitano stabilmente. Quando si arriva a questo punto, come tutti gli spettacoli che acquisiscono una certa notorietà e richiesta, è necessario ampliare l'organico e STOMP attualmente è impegnato in una tournée mondiale con cinque compagnie composte da una dozzina di artisti di cui otto per volta salgono sul palco ad ogni replica. L'originalità degli autori Luke Cresswell e Steve McNicholas (anch'essi performer) ha portato STOMP sino al connubio con alcuni celebri marchi per la realizzazione di sorprendenti spot televisivi.
Quattro i passaggi in totale a Trieste da quella prima volta avvenuta nel 1999 e di ritorno in città al TeatroRossetti dopo alcuni anni di assenza (evento organizzato assieme a Terry Chegia), lo spettacolo fa il pienone ancora una volta confermando d’essere un'ottima scelta per l'inserimento in cartellone di una stagione artistica.
STOMP è avvincente perché rappresenta la quotidianità urbana messa in musica mediante oggetti di comune e quotidiano utilizzo.  Alla base di tutto troviamo il ritmo, i colpi, lo scandire del tempo. La prima forma di musica che ascoltiamo durante la nostra vita è proprio un battito, quello materno quando stiamo in grembo.
Sorprendono i performer che danno vita a questa rappresentazione artistica completa ed inimitabile dove danza, recitazione, musica e ritmica si uniscono in una sola forma. La scenografia riporta ad un ambiente metropolitano dove ramazze, secchi di vernice, cartelli stradali, carrelli della spesa e fogli di giornale diventano protagonisti sulla scena dando vita ad un vero e proprio concerto. Ogni giorno potremmo assistere a performance di questo tipo. Quante volte, e non solo da bambini, abbiamo provato a percuotere qualche oggetto per fare musica anche solo per scherzare?
Le selezioni degli aspiranti stomper immagino siano veramente difficili, e altrettanto difficili devono essere da imparare le varie figure da eseguire in scena. Se non hai il senso del ritmo non fa per te, se non sai ballare allora lascia stare. Scarponi pesanti ai piedi degli otto attori per un Tip-tap da marciapiede catramato scuotono il teatro che trema al rimbombo del loro pestare. Acquai metallici da cucina che diventano drum set portatili, oppure accendini in perfetta sequenza non solo suonano ma creano un piacevole gioco di lieve illuminazione con le fioche fiammelle nella sala buia per il momento. E poi la bellissima coreografia con i bastoni oppure l'incantevole ed inaspettata melodia prodotta dai tubi di gomma percossi a dovere.
Il momento tanto atteso, quello più conosciuto di STOMP, è la sequenza ritmica dei bidoni metallici divisi in due squadre di pari elementi che sembrano sfidarsi sul palcoscenico mentre un bidone di plastica scandisce il tempo con un potente suono profondo. La stessa scena è stata proposta nel pomeriggio del debutto in Piazza Unità davanti al palazzo del Comune. Una sorta di benvenuto con un bel numero di presenti.
Così anche quest'anno la stagione teatrale volge al termine. Nulla di meglio per il Teatro Rossetti per congedarsi dal proprio pubblico.




lunedì 20 maggio 2019

PAOLO CONTE – Trieste, sabato 18 maggio - Teatro Politeama Rossetti


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 20 maggio 2019)
Foto di Franco Pellizzaro

TRIESTE - Già da diverse ore si è chiuso il sipario del Teatro Rossetti su quello che è stato il concerto evento di Paolo Conte assente da troppi anni dalla nostra regione. Oramai è notte fonda quando sto scrivendo queste righe e l'adrenalina non vuole saperne di lasciarmi dormire. Quando si parla di Conte che suona dal vivo si sa benissimo a cosa si va incontro, e scrivere di lui e delle sue esibizioni non è affatto facile. Tutta una serie di fattori legati a questo artista fanno sì che attorno a lui si sia creato il mitico personaggio Conte, un'autentica leggenda vivente capace di ammaliare le più esigenti platee del mondo. Immenso ed enigmatico nel modo di creare la sua arte, attorno al suo nome ruotano situazioni ed atmosfere create dalla musica, mentre personaggi e luoghi, a volte immaginari e a volte reali perché incontrati o visitati nel corso delle sue esperienze di vita, vengono descritti nei suoi testi. In certi casi tutto questo è addirittura tradotto in disegni firmati dallo stesso Conte. Per comprendere e conoscere al meglio questo artista è indispensabile il libro Quanta strada nei miei sandali: in viaggio con Paolo Conte, scritto da Cesare Romana.

Avvocato in primis, poi autore ed infine musicista jazz con la passione del disegno sin da quando era bambino, Paolo Conte irrompe sulle scene discografiche nel 1974 con un disco che porta il suo nome e lo fa dopo aver firmato, per altri cantanti prima di lui, brani diventati celebri. Insieme a te non ci sto più, Onda su Onda, Messico e Nuvole, Tripoli '69 e Genova per noi sono alcuni dei suoi titoli più conosciuti. Ma sopratutti c'è quella Azzurro pubblicata nel 1968 e portata al successo da Celentano, brano fortunato e datato che viene scelto per dare il nome a questo tour celebrativo passato anche per Trieste in questa anomala primavera di sabato 18 maggio. Una serata organizzata dal Politeama Rossetti in collaborazione con Concerto Music, dove musica e solidarietà nuovamente si sono unite questa volta a favore del Comitato Friuli VeneziaGiulia AIRC per raccogliere fondi a sostegno dei migliori progetti di ricerca per la cura dei tumori pediatrici.
Dicevamo del concerto celebrativo dal titolo 50 years of Azzurro (50 anni di Azzurro) appunto, avvenuto in un teatro pieno zeppo dove non c'era più un posto libero. In Italia come all'estero, Conte e la sua orchestra registrano sold out in ogni dove, così come in quella Parigi che non solo si prenota i suoni spettacoli per diverse repliche ma che gli concede anche l'onore di pregiate onorificenze cittadine.
Ecco quindi che anche il pubblico triestino non è da meno ed è impaziente di sentirlo cantare con quella voce particolare che per quanto grigia sia, riesce a dare colore e riscaldare l'ascoltatore, inserendosi perfettamente nella cornice del mondo contiano. Il sipario si apre, lo spettacolo inizia e tra passaggi virtuosi e suadenti melodie che sanno come coccolare l'ascoltatore, lo spettacolo cattura, rapisce e ci porta dove l'immaginazione vuole, proprio come desidera l'artista che per questo motivo, al contrario di tanti suoi colleghi, non si rivolge mai al pubblico se non con gesti e sorrisi di compiacimento durante le piogge di applausi tra un brano e l'altro. Questo è ciò che preferisce, il riconoscimento da parte del pubblico.
Da dietro al pianoforte il direttore d'orchestra dirige la serata che è una continua sfilata di successi da Come Di (eseguita con l'immancabile kazoo, strumento sì abbinato da sempre al mondo del Jazz ma in particolar modo associato al repertorio di Conte in quanto sin dai suoi esordi, in mancanza di una band per motivi di denaro, lo accompagnava assieme al pianoforte per riempire le sue esibizioni), a Sotto le stelle del Jazz, da Alle prese con una verde Milonga alle nostalgiche melodie di Giochi d'azzardo e la bellissima Gli impermeabili, brano capace di alimentare emozioni sino in chiusura quando uno strepitoso assolo di sax regala l'atmosfera di un film d'altri tempi, una di quelle pellicole che fanno incetta di premi e lacrime.
Via con me è il brano più conosciuto e l'unico per cui il pubblico disturba l'esibizione scandendo il tempo con le mani. Ma il meglio deve ancora venire e sarà servito da lì a poco. Ecco che dopo la classe di Max, sostenuta da un ottimo suono di marimba, ad un passo dalla chiusura arriva Diavolo Rosso, ovvero dodici minuti di estasi. Il brano, il cui protagonista è nuovamente un ciclista (questa volta si tratta di  Giovanni Gerbi, astigiano e concittadino di Conte), è una cavalcata potente e irruenta che mette in risalto l'orchestra. La precisa ritmica alla batteria da parte di Daniele Di Gregorio e la linea di basso di Jino Touche indicano la strada mentre le tre chitarre (Daniele Dall'Omo, Nunzio Barbieri e Luca Enipeo),  tengono il pubblico con il fiato sospeso fino alla conclusione dei tre assolo di clarinetto, fisarmonica e violino eseguiti rispettivamente da Luca Velotti, Massimo Pitzianti e Piergiorgio Rosso che incendiano gli strumenti e mandano in visibilio il pubblico. Alla fine del brano sarà standing ovation.
C'è spazio ancora per un brano in chiusura e quindi si parte con Le chic et le charme, al termine del quale Conte che si congeda dal pubblico uscendo di scena suonando il kazoo.
Dopo ottanta minuti il sipario si chiude, il pubblico grida, acclama e si spella le mani applaudendo. A luci accese in sala, Conte farà una sola apparizione per saluti e ringraziamento senza concedere alcun bis nonostante gli spettatori per sette minuti non accennavano a volersene andare. Qualcosa mi dice che forse qualche brano è stato tagliato dalla set list. Fuori dal teatro intanto gira voce che Conte sia uscito per primo in fretta e furia per fuggire a prendere un volo a Venezia.
Però...il signor Conte...classe 1937, non lo si vedeva in Regione dal 2007 (Villa Manin) e a Trieste dal 2002 (Teatro Rossetti). Chissà se lo rivedremo nuovamente.


























Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 I/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 II/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 III/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 IV/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 V/V