domenica 1 dicembre 2019

THE MUSICAL BOX – Udine, mercoledì 20 novembre 2019 - Teatro Nuovo Giovanni da Udine


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 25 novembre 2019)

Foto di Pietro Rizzato


UDINE - In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un notevole aumento di apparizioni sulla scena da parte di tribute band e spettacoli celebrativi. Non credo sia il caso di parlare di fenomeno, ma certamente questa proposta si è fatta spazio in modo sempre più evidente entrando nel giro degli eventi e riempiendo le piazze. La storia delle tribute band ad ogni modo è roba vecchia che poco più di dieci anni fa ha iniziato a bollire dopo altrettanti anni di esistenza. Chiaramente questi spettacoli nascono per volontà e desiderio di appassionati che vogliono riproporli il più fedelmente possibile, spettacoli celebri che oramai potrebbero ritornare in vita solamente grazie alle cronache. Inutile stupirsi quindi se la risposta da parte del pubblico è notevole.
Al contrario ti tante altre band tributo, la storia dei The MusicalBox inizia in Canada, a Montreal, un quarto di secolo fa per riproporre uno dei più grossi miti del Progressive mondiale, quello dei britannici Genesis e la scelta del nome come da tradizione, cade sul titolo di uno dei brani più famosi della band. Il bersaglio viene centrato in pieno e la storia di questa tribute band è fatta di continui tour mondiali sempre nuovi e fedeli all’originale dove musica, effetti, suoni e costumi regalano emozioni legate al primo periodo della storica band. I The Musical Box non per nulla sono l’unica band tributo riconosciuta dai Genesis, impegnata in continue tournée che ogni volta riscuotono un notevole interesse anche nel nostro paese. E così, con questa nuova avventura dal titolo A Genesis Extravaganza vol. 2, per la priva volta fanno tappa in Regione con questo concerto nel capoluogo friulano al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, saggiamente organizzato da Azalea per la felicità degli appassionati e nostalgici.
In due ore e mezza di spettacolo diviso in due parti (durante la pausa oltre al cambio palco sono stati regolati i volumi della voce che hanno decisamente fatto la differenza), i canadesi emuli dei nostri eroi hanno lasciato a bocca aperta il pubblico che in religioso silenzio ha seguito l’intera esibizione gustandosi una fedele riproposizione di quanto accadeva negli anni ’70, regalando un autentico ed emozionante salto nel passato. Chissà in quanti tra i presenti avranno avuto la possibilità di vedere allora i veri Genesis e chissà in quale luogo. Chissà in quanti avranno ancora vivo il ricordo di quel concerto sfumato a Trieste al Dancing Paradiso l’8 aprile del 1972, quando band e pubblico trovarono chiuse le porte del locale per motivi di ordine pubblico. Ricordi di un tempo che saranno riemersi durante tutto lo spettacolo con le esecuzioni dei sedici brani, dei quali ricordiamo Dance on a volcano, Down and out, Los endos, Stagnation, The cinema show e ovviamente The musical box posto a chiusura del secondo atto. L’unico neo, un solo travestimento portato in scena dal cantante Denis Gagnè, presentando all’impaziente pubblico la donna volpe che appare sulla copertina del disco Foxtrot del 1972. A parte questo però nessuno sarà ritornato a casa deluso.





venerdì 9 agosto 2019

CALCUTTA – Majano, domenica 04 agosto 2019 – Area Concerti Festival


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 08 agosto 2019)

MAJANO - Quest’anno le condizioni meteo hanno veramente ostacolato gli spettacoli e i concerti all’aperto. Tanti gli eventi annullati, molti quelli iniziati dopo ore di interminabile attesa che smettesse di piovere oppure spettacoli in cui ci si godeva solo in parte la serata in quanto gli occhi erano sempre rivolti al cielo. E poi ci sono stati i concerti posticipati all’ultimo momento come lo è stato quello di Calcutta a Majano e riprogrammato per la settimana successiva. Considerando il cambio di programma, l’artista laziale è stato il terzo dei quattro nomi saggiamente scelti dalla professionale organizzazione di Azalea per questo mini festival andato in scena alla 59° edizione della rassegna enogastronomica e culturale della cittadina friulana (gli artisti inseriti in cartellone sono stati The Darkness, JethroTull e i Pink Sonic che chiuderanno la rassegna il 10 agosto).

Ma veniamo al concerto, questo spettacolo che tanto è stato atteso, un vero evento che ha avuto come protagonista Calcutta, autentico fenomeno della scena indipendente di casa nostra che ha fatto breccia sia nei cuori del pubblico che della critica. Ma chi è questo Calcutta il cui nome d'arte stona per essere un musicista? Chi è questo ragazzo che veste una felpa, porta la barba e indossa un cappellino sopra la zazzera, e che potrebbe ricordare di più il garzone dell’ortofrutta sotto casa, ma in realtà scuote sentimenti e sensazioni con le sue canzoni? Edoardo D’Erme, questo il suo nome all’anagrafe di Latina dal 1989, inizia la sua storia sette anni fa debuttando con Forse… che cattura l’attenzione e pone le basi di quello che sarà il riconoscimento del pubblico giovane e non solo come si è potuto vedere al concerto di Majano. Poi nel 2015 arriva Mainstream, secondo capitolo con il quale il nostro irrompe in tutti i circuiti con il singolo Oroscopo, una piacevole suite notturna come piace a me definirla. Tutte le sue canzoni le sento notturne, perché le trovo perfette per essere ascoltate di notte, quando a casa ci si lascia andare senza pericolo alcuno di venir disturbati. Calcutta sorprende, affascina e intriga come tutta la nuova scena italiana dei cantautori, generazione di artisti che ai più anziani e puritani non riesce ad andare giù, anche se non vedo spiragli possibili per fare paragoni e tirare le somme.
Calcutta è un artista giovane e come tale si esprime e si rivolge al pubblico. Spiazzante è il potere evocativo delle sue melodie capaci di creare situazioni perfettamente nitide alla mente dell’ascoltatore, dove malinconia e romanticismo presenti nei testi propongono situazioni di vita in contesti urbani o di periferia che mi rimandano ad alcune desolazioni rappresentate nel film L’amico di famiglia di Sorrentino.
Gli undici musicisti saliti sul palco mi sembrano tanti per una serata così (senza contare i tecnici audio, luci e video che hanno allestito e gestito uno spettacolo davvero interessante), ma penso che la produzione abbia fiducia in questo nome e di conseguenza metta a disposizione una buona squadra, che forse è meglio chiamare team in riferimento al collettivo del cartone animato di Holly e Benji, serie omaggiata da Calcutta e la sua band indossando la maglia della New Team, squadra protagonista delle imprese del noto manga.
La scelta dei brani ovviamente include tutte le hit di maggior successo, ma c’è spazio anche altri brani meno noti come Hubner (da Evergreen del 2018), dedicato al gran calciatore muggesano di metà anni ’90. Ed a me, che sono della sua stessa zona, mi fa veramente strano che il campanilismo delle mie parti non abbia mai portato alla luce la storia di questa pregiata dedica.
C’è ancora della strada da fare per Calcutta, ma le basi sono buone e le collaborazioni con i colleghi più anziani (Elisa e Jovanotti), hanno già fatto capire che tutta la scena musicale italiana si è accorta di lui e del suo potenziale.


venerdì 26 luglio 2019

LOREENA McKENNITT – Udine, lunedì 22 luglio 2019 - Castello (Folkest 2019)


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 26 luglio 2019)



UDINE - Al termine di ogni suo concerto ho sempre provato come una piacevole
sensazione di essere avvolto in un comodo plaid, uno di quelli composti da tanti quadri colorati che oramai non si vedono più da anni. In questo caso la differenza è che con la coperta non mi sto a riscaldare ma mi ritrovo invece ad essere cullato da sensazioni ed emozioni che mi portano a fantasticare ed immaginare quanto la musica mi suggerisce. Per giustificare questi stati d’animo basta ascoltare la voce di Loreena McKennitt e le melodie da lei intonate.
Dal debutto avvenuto con Elemental nel 1985, il percorso partito concettualmente dalla verde Irlanda (lei è di origini irlandesi e scozzesi), ha permesso al suo pubblico di fantasticare e viaggiare sino in terre esotiche molto lontane. Ogni disco si è presentato pregno di sapori musicali, sfumature, atmosfere di ogni tipo e suoni amalgamati in modo da trasmettere palesi suggerimenti descrittivi per l’ascoltatore. Ma veniamo ora al concerto svoltosi nella serata conclusiva di Folkest (International Folk Festival), la nota rassegna che dopo ben undici anni di assenza ha ospitato nuovamente Loreena McKennitt nella suggestiva location del Castello di Udine per una serata che ha riservato due piacevoli sorprese. La prima di queste è stata la formazione che è salita sul palco allestito nel piazzale del maniero rinascimentale, un inedito ensemble rispetto a quanto ci potevamo aspettare. Una ridotta formazione rispetto alla coinvolgente carovana musicale delle altre occasioni. Esclusi dai giochi ghironda e ammalianti percussioni etniche, oltre alla McKennitt e alla sua splendida e potente voce limpida che sembra non risentirne del tempo che passa (suona anche pianoforte, fisarmonica e arpa celtica), troviamo gli storici collaboratori Brian Hughes ai plettri, Caroline Lavelle al violoncello, voce e flauto e Hugh Marsh al violino, oltre al contrabasso di Dudley Philips e la sezione ritmica di Robert Brian. La seconda sorpresa invece si svela essere nella scelta dei brani suonati in questo tour, una piacevole scaletta che si svela man mano che il concerto si svolge. Davanti a millecinquecento spettatori, per due ore filate di spettacolo, i venti brani in programma sono tutti storici pezzi della sua nutrita discografia. Si parte con The mystic’s dream dal disco The mask and mirror del 1994, album dal quale vengono riproposti il maggior numero di brani, si passa poi per The Visit del 1989 (All souls night e Bonny Portmore), The Book of secrets del 1997 (Marco Polo e Dante’s prayer per la chiusura), An ancient muse del 2006 (The gate of Istanbul), sino al protagonista discografico attuale che dà il nome al presente tour partito in marzo, ovvero Lost Souls pubblicato nel maggio 2018 e dal quale vengono riproposti in ordine di esecuzione Ages past, Ages hence, Spanish guitars and night plazas, Manx Ayre e l’omonima Lost souls.
La quarantunesima edizione di Folkest non poteva chiudere in modo migliore. Dopo un mese di eventi sparsi in ventidue comuni che hanno ospitato cinquanta eventi per la bella cifra di dodicimila spettatori, una serata all’insegna della musica irlandese assieme a Loreena McKennitt, musa per eccellenza della musica celtica, era l’evento ideale.





















martedì 25 giugno 2019

IL VOLO – Palmanova, sabato 22 giugno - Piazza Grande


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 25 giugno 2019)
foto di Simone Diluca



PALMANOVA - Per tutto il pomeriggio si era temuto che il potente acquazzone che stava investendo la Regione avesse potuto guastare questa festa di inizio estate nella città stellata. Un evento dal valore importante, che non solo doveva dare il via alla bella stagione che quest'anno si è fatta attendere, ma che doveva battezzare anche la rassegna dal titolo Estate di Stelle a Palmanova. E così è stato. Questo spettacolo si doveva fare e s'è fatto. Una Piazza Grande gremita di spettatori ha applaudito per due ore il giovane trio de Il Volo, primo dei tre appuntamenti in programma in questa splendida cornice che ben si presta ad eventi di questo tipo. Artisti in splendida forma hanno reso entusiasta un pubblico variegato e proveniente anche dall'Austria e da oltre manica come scopriamo dagli amichevoli dialoghi dei cantanti con gli spettatori tra un brano e l'altro.
Dieci anni sono passati oramai da quando Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble (questi i nomi dei tre componenti, tutti nati nella prima metà degli anni '90), hanno dato il via a questa storia fatta di alti e bassi (come dicono loro), ringraziando l'affezionato pubblico, senza il quale non sarebbero arrivati sino a qui. Una convivenza fatta anche da difficoltà perché come tutti i rapporti bisogna anche affrontare momenti non facili.
Tre personalità diverse quindi a costituire questa mini brigata melodica composta da tre timbri vocali differenti, uno per ogni ruolo, incastonato alla perfezione come un diamante sull'anello.
Due dozzine di brani previsti in scaletta con tributi a celebri nomi della scena musicale italiana e internazionale. Il Volo, oramai consolidati a livello mondiale come ambasciatori della splendida tradizione vocale italiana, hanno portato in Regione questo nuovo spettacolo dal titolo Musica Tour 2019, che prende il nome dal disco omonimo pubblicato lo scorso febbraio. Si parte con Il mondo (Jimmy Fontana) e si prosegue con My way (Frank Sinatra), Maria (dal musical West side story), Arrivederci Roma (cantata sia da Claudio Villa che Renato Rascel) e People (Barbra Streisand) solo per citarne alcuni, anche se i momenti migliori sono stati  No puede ser e Core ngrato con i quali catturano il cuore del pubblico. Verso la fine l'internazionale Nel blu, dipinto di blu (Volare) e in chiusura Grande amore, che per l'edizione del Festival di Sanremo del 2015 era valso loro il pregiato titolo della rassegna canora italiana.
Non c'è che dire, una grande serata. Ma lo spettacolo non è finito perché per la rassegna Estate di Stelle a Palmanova, organizzata da Azalea Promotion, sempre attenta ad artisti di qualità da proporre ad un pubblico regionale e non solo, continua in luglio per altri due appuntamenti con i King Crimson sabato 6 e Antonello Venditti giovedì 11.

giovedì 6 giugno 2019

MIRIAM BARUZZA & ILLIRYA - NUVOLE DI PASSAGGIO


di Cristiano Pellizzaro
foto di Monica Crisman e dall’archivio IlliryaMusic


Facebook: Illiryamusic


La sensazione che si prova già dal primo ascolto di Nuvole di passaggio, è quella di una piacevole riscoperta di emozioni e ricordi rimasti per troppo tempo nascosti dentro di noi. Tali elementi sono sì parte della nostra vita in quanto esperienze vissute e maturate durante il nostro cammino, ma purtroppo assimilate, digerite e di conseguenza messe da parte fino al giungere di un elemento di soccorso che inaspettatamente riporta a galla qualcosa di cui ci eravamo scordati.

Miriam Baruzza ha dato sfogo alla sua creatività e come un fiume in piena ha messo su carta i suoi pensieri, ne ha tracciato un sentiero musicale e con la voce ha dato vita a storie e personaggi che rivivono ora nelle dieci tracce di questo lavoro di debutto realizzato con la complicità del suo compagno artistico e di vita Alessandro Castorina e dei suoi fidi musici, un super ensemble che raggruppa svariati nomi noti della scena musicale triestina sotto il nome di Illirya (scelta non casuale proprio come l’antica regione adriatico-balcanica).

Nuvole di passaggio (registrato da Edy Meola all'East Border Sound c/o Ass. Cul. Numerouno - arrangiamenti originali di Edy Meola, Mauro Berardi e Illirya) è un insieme di bellissime ballate in cui diversi personaggi si ritagliano uno spazio sempre in un contesto differente e suggestivo, raccontati in forma di storie popolari. Ecco quindi che troviamo Maria la giovane bella del paese che dal suo bancone del mercato dove lavora regali sorrisi, amore e buon umore a tutti con le sue canzoni. Oppure Il bimbo e il pellegrino, storia di due personalità diverse che si incontrano incrociando i loro sguardi, e tra sogni e ricordi stabiliscono un legame profondo. Poi ancora La bella della montagna, sogno d’amore per i giovani di un paese che vorrebbero essere suoi pretendenti e intanto cantano di lei e del suo leggendario sentimento che rapisce e dona felicità, e La bambina di sabbia bellissimo brano in cui melodie di forte richiamo mediorientale, musiche e sonorità Progressive e anni ’70, audacemente ipnotizzano l’ascoltatore.
Difficile scegliere il brano migliore tra tutte queste gemme. Se dovessimo estrarne uno solamente per trainare la carovana, allora potrebbero giocarsela addirittura in cinque. Si tratta di un disco alla portata di tutti, che facilmente cattura l’attenzione. Abbiamo davanti un arcobaleno che si mostra in tutta la sua bellezza, un lavoro dall’ampio respiro locale, dove leggende e musiche si uniscono come tanti tasselli per creare un colorato mosaico che non stenteremo a comprendere e ad apprezzare sin dal primo ascolto e che ci svelerà infinte sfumature.

Nuvole di passaggio è stato presentato ufficialmente in anteprima lo scorso febbraio al teatro di San Giovanni a Trieste, in anticipo alla sua recente pubblicazione. Ora verrà portato in tour per essere suonato dal vivo e proposto interamente nella sua bellezza, anche perché Nuvole di passaggio non è solamente un disco a cui segue un concerto (è un progetto artistico concepito come un incontro ed unione tra musica, parola e danza in quanto forme creative ed espressive che fuse assieme offrono un’esperienza emotiva più intensa), ma vuole essere qualcosa di più, un racconto in musica che tramite immagini e narrazione ci offre la possibilità di visitare un immenso cielo limpido dove le nuvole sono gli incontri vissuti e le sensazioni provate nel corso della vita.

Miriam Baruzza & Illirya "Il bimbo e il pellegrino" - Trieste, Teatro di San Giovanni 22 02 2019

Miriam Baruzza & Illirya "Figlia di" - Trieste, Teatro di San Giovanni 22 02 2019





venerdì 24 maggio 2019

STOMP – Trieste, Teatro Politeama Rossetti


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27 maggio 2019)


TRIESTE - Non provare alcuna emozione durante una delle esibizioni di STOMP è praticamente impossibile. Ci sono diversi fattori che fanno apprezzare questo spettacolo che in quasi trent'anni di vita ha collezionato premi, ha raggiunto record di incassi e vanta una serie di repliche che proseguono in tutto il mondo; anche in strutture che li ospitano stabilmente. Quando si arriva a questo punto, come tutti gli spettacoli che acquisiscono una certa notorietà e richiesta, è necessario ampliare l'organico e STOMP attualmente è impegnato in una tournée mondiale con cinque compagnie composte da una dozzina di artisti di cui otto per volta salgono sul palco ad ogni replica. L'originalità degli autori Luke Cresswell e Steve McNicholas (anch'essi performer) ha portato STOMP sino al connubio con alcuni celebri marchi per la realizzazione di sorprendenti spot televisivi.
Quattro i passaggi in totale a Trieste da quella prima volta avvenuta nel 1999 e di ritorno in città al TeatroRossetti dopo alcuni anni di assenza (evento organizzato assieme a Terry Chegia), lo spettacolo fa il pienone ancora una volta confermando d’essere un'ottima scelta per l'inserimento in cartellone di una stagione artistica.
STOMP è avvincente perché rappresenta la quotidianità urbana messa in musica mediante oggetti di comune e quotidiano utilizzo.  Alla base di tutto troviamo il ritmo, i colpi, lo scandire del tempo. La prima forma di musica che ascoltiamo durante la nostra vita è proprio un battito, quello materno quando stiamo in grembo.
Sorprendono i performer che danno vita a questa rappresentazione artistica completa ed inimitabile dove danza, recitazione, musica e ritmica si uniscono in una sola forma. La scenografia riporta ad un ambiente metropolitano dove ramazze, secchi di vernice, cartelli stradali, carrelli della spesa e fogli di giornale diventano protagonisti sulla scena dando vita ad un vero e proprio concerto. Ogni giorno potremmo assistere a performance di questo tipo. Quante volte, e non solo da bambini, abbiamo provato a percuotere qualche oggetto per fare musica anche solo per scherzare?
Le selezioni degli aspiranti stomper immagino siano veramente difficili, e altrettanto difficili devono essere da imparare le varie figure da eseguire in scena. Se non hai il senso del ritmo non fa per te, se non sai ballare allora lascia stare. Scarponi pesanti ai piedi degli otto attori per un Tip-tap da marciapiede catramato scuotono il teatro che trema al rimbombo del loro pestare. Acquai metallici da cucina che diventano drum set portatili, oppure accendini in perfetta sequenza non solo suonano ma creano un piacevole gioco di lieve illuminazione con le fioche fiammelle nella sala buia per il momento. E poi la bellissima coreografia con i bastoni oppure l'incantevole ed inaspettata melodia prodotta dai tubi di gomma percossi a dovere.
Il momento tanto atteso, quello più conosciuto di STOMP, è la sequenza ritmica dei bidoni metallici divisi in due squadre di pari elementi che sembrano sfidarsi sul palcoscenico mentre un bidone di plastica scandisce il tempo con un potente suono profondo. La stessa scena è stata proposta nel pomeriggio del debutto in Piazza Unità davanti al palazzo del Comune. Una sorta di benvenuto con un bel numero di presenti.
Così anche quest'anno la stagione teatrale volge al termine. Nulla di meglio per il Teatro Rossetti per congedarsi dal proprio pubblico.




lunedì 20 maggio 2019

PAOLO CONTE – Trieste, sabato 18 maggio - Teatro Politeama Rossetti


di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 20 maggio 2019)
Foto di Franco Pellizzaro

TRIESTE - Già da diverse ore si è chiuso il sipario del Teatro Rossetti su quello che è stato il concerto evento di Paolo Conte assente da troppi anni dalla nostra regione. Oramai è notte fonda quando sto scrivendo queste righe e l'adrenalina non vuole saperne di lasciarmi dormire. Quando si parla di Conte che suona dal vivo si sa benissimo a cosa si va incontro, e scrivere di lui e delle sue esibizioni non è affatto facile. Tutta una serie di fattori legati a questo artista fanno sì che attorno a lui si sia creato il mitico personaggio Conte, un'autentica leggenda vivente capace di ammaliare le più esigenti platee del mondo. Immenso ed enigmatico nel modo di creare la sua arte, attorno al suo nome ruotano situazioni ed atmosfere create dalla musica, mentre personaggi e luoghi, a volte immaginari e a volte reali perché incontrati o visitati nel corso delle sue esperienze di vita, vengono descritti nei suoi testi. In certi casi tutto questo è addirittura tradotto in disegni firmati dallo stesso Conte. Per comprendere e conoscere al meglio questo artista è indispensabile il libro Quanta strada nei miei sandali: in viaggio con Paolo Conte, scritto da Cesare Romana.

Avvocato in primis, poi autore ed infine musicista jazz con la passione del disegno sin da quando era bambino, Paolo Conte irrompe sulle scene discografiche nel 1974 con un disco che porta il suo nome e lo fa dopo aver firmato, per altri cantanti prima di lui, brani diventati celebri. Insieme a te non ci sto più, Onda su Onda, Messico e Nuvole, Tripoli '69 e Genova per noi sono alcuni dei suoi titoli più conosciuti. Ma sopratutti c'è quella Azzurro pubblicata nel 1968 e portata al successo da Celentano, brano fortunato e datato che viene scelto per dare il nome a questo tour celebrativo passato anche per Trieste in questa anomala primavera di sabato 18 maggio. Una serata organizzata dal Politeama Rossetti in collaborazione con Concerto Music, dove musica e solidarietà nuovamente si sono unite questa volta a favore del Comitato Friuli VeneziaGiulia AIRC per raccogliere fondi a sostegno dei migliori progetti di ricerca per la cura dei tumori pediatrici.
Dicevamo del concerto celebrativo dal titolo 50 years of Azzurro (50 anni di Azzurro) appunto, avvenuto in un teatro pieno zeppo dove non c'era più un posto libero. In Italia come all'estero, Conte e la sua orchestra registrano sold out in ogni dove, così come in quella Parigi che non solo si prenota i suoni spettacoli per diverse repliche ma che gli concede anche l'onore di pregiate onorificenze cittadine.
Ecco quindi che anche il pubblico triestino non è da meno ed è impaziente di sentirlo cantare con quella voce particolare che per quanto grigia sia, riesce a dare colore e riscaldare l'ascoltatore, inserendosi perfettamente nella cornice del mondo contiano. Il sipario si apre, lo spettacolo inizia e tra passaggi virtuosi e suadenti melodie che sanno come coccolare l'ascoltatore, lo spettacolo cattura, rapisce e ci porta dove l'immaginazione vuole, proprio come desidera l'artista che per questo motivo, al contrario di tanti suoi colleghi, non si rivolge mai al pubblico se non con gesti e sorrisi di compiacimento durante le piogge di applausi tra un brano e l'altro. Questo è ciò che preferisce, il riconoscimento da parte del pubblico.
Da dietro al pianoforte il direttore d'orchestra dirige la serata che è una continua sfilata di successi da Come Di (eseguita con l'immancabile kazoo, strumento sì abbinato da sempre al mondo del Jazz ma in particolar modo associato al repertorio di Conte in quanto sin dai suoi esordi, in mancanza di una band per motivi di denaro, lo accompagnava assieme al pianoforte per riempire le sue esibizioni), a Sotto le stelle del Jazz, da Alle prese con una verde Milonga alle nostalgiche melodie di Giochi d'azzardo e la bellissima Gli impermeabili, brano capace di alimentare emozioni sino in chiusura quando uno strepitoso assolo di sax regala l'atmosfera di un film d'altri tempi, una di quelle pellicole che fanno incetta di premi e lacrime.
Via con me è il brano più conosciuto e l'unico per cui il pubblico disturba l'esibizione scandendo il tempo con le mani. Ma il meglio deve ancora venire e sarà servito da lì a poco. Ecco che dopo la classe di Max, sostenuta da un ottimo suono di marimba, ad un passo dalla chiusura arriva Diavolo Rosso, ovvero dodici minuti di estasi. Il brano, il cui protagonista è nuovamente un ciclista (questa volta si tratta di  Giovanni Gerbi, astigiano e concittadino di Conte), è una cavalcata potente e irruenta che mette in risalto l'orchestra. La precisa ritmica alla batteria da parte di Daniele Di Gregorio e la linea di basso di Jino Touche indicano la strada mentre le tre chitarre (Daniele Dall'Omo, Nunzio Barbieri e Luca Enipeo),  tengono il pubblico con il fiato sospeso fino alla conclusione dei tre assolo di clarinetto, fisarmonica e violino eseguiti rispettivamente da Luca Velotti, Massimo Pitzianti e Piergiorgio Rosso che incendiano gli strumenti e mandano in visibilio il pubblico. Alla fine del brano sarà standing ovation.
C'è spazio ancora per un brano in chiusura e quindi si parte con Le chic et le charme, al termine del quale Conte che si congeda dal pubblico uscendo di scena suonando il kazoo.
Dopo ottanta minuti il sipario si chiude, il pubblico grida, acclama e si spella le mani applaudendo. A luci accese in sala, Conte farà una sola apparizione per saluti e ringraziamento senza concedere alcun bis nonostante gli spettatori per sette minuti non accennavano a volersene andare. Qualcosa mi dice che forse qualche brano è stato tagliato dalla set list. Fuori dal teatro intanto gira voce che Conte sia uscito per primo in fretta e furia per fuggire a prendere un volo a Venezia.
Però...il signor Conte...classe 1937, non lo si vedeva in Regione dal 2007 (Villa Manin) e a Trieste dal 2002 (Teatro Rossetti). Chissà se lo rivedremo nuovamente.


























Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 I/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 II/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 III/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 IV/V

Paolo Conte - Trieste, Teatro Rossetti "50 years of Azzurro" 18 05 2019 V/V