martedì 9 agosto 2022

Ozric Tentacles Electronic - Trieste, venerdì 05 agosto 2022, Castello di San Giusto

 

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 09 agosto 2022)

Foto di Nino Gaudenzi (NinoZx21)



TRIESTE – Siamo stati fortunati ad aver assistito a questo concerto. Non capita infatti ogni giorno di potersi gustare una leggenda nel salotto di casa propria.

Gli OzricTentacles sono stati una band simbolo dell’underground musicale, un riferimento per molti amanti della musica e per molti musicisti. Formatisi nel lontano 1982, hanno vissuto il loro periodo di massimo splendore negli anni ’90, decade in cui le pubblicazioni erano annuali con tour incluso.

Io li ho conosciuti nel 1997, visti dal vivo per ben undici volte, dodici con questa esibizione cittadina, grazie alla quale sono ritornati a Trieste per la seconda volta, dopo l’evento sold out del teatro Miela nel novembre del 2010. Nuovamente il merito va all’Associazione Musica Libera, organizzatrice del Trieste Summer Rock Festival, giunto quest’anno alla diciannovesima edizione.

Innumerevoli cambi di line up nell’organico e indirizzato il timone verso sonorità del nuovo millennio, Ed Wynne rimane l’unico membro della prima ora a guidare gli Erpfans assieme al figlio Silas entrato a far parte della band. Anche il nome è cambiato, diventando oggi Ozric Tentacles Electronic, lasciando poco spazio alle interpretazioni di quello che è il nuovo percorso della leggendaria band.

Molti i fan storici presenti al Castello di San Giusto, tanti (e molto più giovani) i seguaci che si sono uniti in tempi più recenti e che hanno dimostrato di apprezzare maggiormente le ultime produzioni.

I brani eseguiti durante la serata hanno fornito una mappatura esaustiva del mondo degli OTE, a partire da Eternal wheel (Erpland 1990) in apertura di serata. Si è proseguito poi con Kick Muck e The Doms of G’bal (Pungent Effulgent del 1989), Sploosh! (Strangeitude del 1991) e Dance of the Loomi (Arborescence 1994), passando per Jelly Lips (The floor’s too far away del 2006), ed infine Blooperdome (Space for the earth del 2020) per arrivare ai giorni nostri.

Serata imperdibile ed emozionante, la seconda della rassegna che quest’anno ha ospitato anche Delirium International Progressive Group, Soft Machine ed Il Padrone della voce (tributo a Franco Battiato).

L’anno prossimo il Trieste Summer Rock Festival festeggia i vent’anni di attività. Chissà cosa bolle in pentola!

 







venerdì 5 agosto 2022

SUBSONICA – Grado (Gorizia), lunedì 01 agosto 2022, Diga Nazario Sauro

di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 04 agosto 2022)

Foto di Maicol Novara 

GRADO (GO) – D’estate si balla, ci si diverte e ci si scatena. Poterlo fare sulla Diga Nazario Sauro di Grado con la musica dei Subsonica è stata veramente un’occasione unica, mai scelta è stata più azzeccata.

La band torinese non si è smentita nemmeno questa volta e per due ore, senza pause e senza i consueti e prevedibili bis di rito, ha trasformato il lastrico gradese in una splendida dance floor marittima sotto le stelle.

Un plauso quindi ai nostri paladini presentatisi in piena forma e con tanta voglia di suonare, offrendo al folto pubblico una set list tutt’altro che scontata.

Band senza eguali nel nostro paese, formatasi nel 1996 e invariata nella line up dal 1999, con ben dieci dischi all’attivo, i Subsonica sono arrivati sull’Isola d’oro per la decima edizione del festival Ospitid’autore, pregiata rassegna della musica dal vivo curata e realizzata nel dettaglio da Azalea.

Con un lieve ritardo rispetto all’orario d’inizio, il concerto si apre con Nuvole rapide, primo singolo estratto dal disco Amorematico pubblicato ben vent’anni fa. Buona parte del concerto ruoterà infatti attorno a questo disco, ma non sarà una delle solite serate celebrative.

I brani suonati ripercorrono tutta la loro carriera, anche se la scelta strizza l’occhio alla prima decade della loro storia, lasciando fuori più di qualche hit. Ma, nonostante tutto, il pubblico non protesta, anzi si lascia trasportare e gode delle ottime sonorità alle quali i Subsonica ci hanno abituati: Drum and bass, levare e stuzzicanti elettroniche alternative. Tastiere e batteria, suonate rispettivamente da Boosta e Ninja, la fanno da padrone, esprimendosi al meglio in Up Patriots to Arms (cover del 2011 di Franco Battiato). Benzina Ogoshi e Tutti i miei sbagli, invece, ci accompagnano al congedo della serata.

Si spera in qualche goccia di carburante ancora nel serbatoio del combo piemontese, ma Samuel si toglie gli auricolari e li consegna al fonico di palco, siamo veramente in chiusura.

D’estate si balla e ci si diverte sempre, con la buona musica.






mercoledì 27 luglio 2022

GORAN BREGOVIC – Trieste, sabato 23 luglio 2022, Castello di San Giusto

 

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 26 luglio 2022)

Foto di Francesco Chiot 


TRIESTE - Un palpabile entusiasmo aveva già invaso la piazza del Castello di San Giusto ancor prima dell’inizio del concerto, facendo scegliere a molti di non occupare sin da subito i posti assegnati e rimanere in piedi per potersi poi dare a sfrenate danze per tutta la serata. Qualche minuto di ritardo sull’orario previsto ed ecco che parte un'inconsueta e singolare ouverture che vede protagonisti alcuni dei musici passare tra il pubblico suonando i loro ottoni fino a raggiungere il palco da dove a breve sarebbe iniziata la festa. Il Maestro Goran Bregovic, ambasciatore della cultura balcanica veste un elegante completo bianco che lo fa spiccare in mezzo agli altri sette musicisti con abiti popolari e costumi tradizionali. La Wedding and funeral band è un elemento imprescindibile della figura artistica del musicista e compositore bosniaco, di passaggio a Trieste quasi ad ogni suo tour.

Non ha bisogno di presentazioni Bregovic, anche i sassi sanno chi è e da dove è partita la sua storia. La sua fama è legata alle colonne sonore dei film diretti da Emir Kusturica, ma ancor prima ha fatto breccia nei cuori della gioventù dell'allora Jugoslavia con il Rock dei Bijelo Dugme. Tutta un'altra strada quindi, ma non è questo il primo o il solo caso, di precedenti analoghi se ne contano parecchi.

Un sold out annunciato, millecinquecento persone stipate nel Piazzale delle Milizie in un rovente sabato 23 luglio, per quello che è stato uno degli eventi principali dell'estate triestina, organizzato dalla Good Vibrations Entertainment per la rassegna Hot in The City, festival rientrante nella programmazione di Trieste Estate.

Chissà quanti fra i partecipanti a questa calda serata erano presenti allo Stadio Grezar nell'estate del 1998, quando Bregovic iniziava a cavalcare l'onda del successo fuori dai confini nazionali e passava in città per la prima volta. Oppure nell'ottobre dell’anno successivo, quando lo stesso fece tappa al PalaTripcovich per uno spettacolo avvincente in cui musica e bellissime letture recitate dall’attore Omero Antonutti, si fusero assieme.

Certamente da allora il pubblico è cambiato, e molti dei festanti e scalmanati giovani presenti sul colle in questa serata al tempo non erano ancora nati.







 

 


sabato 7 maggio 2022

AMICA CARISSIMA - Trieste, Teatro di San Giovanni, sabato 30 ottobre 2021

di Cristiano Pellizzaro

 

foto di Cristiano Pellizzaro e Fabiana Stranich


TRIESTE - Era solo questione di tempo. Il momento di ritrovarsi, per riprendere in mano quanto avevamo lasciato in sospeso un anno e mezzo prima, finalmente è arrivato. Non potevamo stare lontani dalle nostre attività ancora per molto. Intorpiditi dalla lunga pausa, pronti a rispolverare quanto dovuto interrompere senza sapere quando, in quali condizioni, e soprattutto, se mai avremmo potuto rimetterci al lavoro.

Nonostante conservassimo vecchi appunti scritti su carta e ci fossero anche delle registrazioni a venirci in soccorso, le idee ai primi incontri erano un po’ confuse. Di polvere da rimuovere dai nostri ricordi ne avevamo parecchia e soprattutto la complicità delle poche prove a nostra disposizione, hanno fatto sì che alle prime sessioni, qualche animo non ha tardato ad accendersi.

Spaziosi locali che di giorno ospitano un atelier di giovani artisti cittadini al piano terra di una bella residenza d'epoca, posta sul noto colle triestino, la sera diventano una suggestiva e confortevole sala prove per sette musicisti e un attore, pronti a smussare gli spigoli di un massiccio blocco di pietra e dare vita ad una creatura che, una volta presa forma, continuerà da sola il suo cammino fino alla maturazione finale. Immersi tra tele di pittori, bozzetti, calchi e statue di scultori, scaffali pieni di libri e cataloghi, trovano posto anche microfoni, chitarre, amplificatori, percussioni varie ed una fisarmonica. Stiamo sempre parlando di attrezzatura artistica che di conseguenza ben si pone in mezzo a tutto il resto. E così, chi su una sedia, chi su un vecchio divano o su uno sgabello, pregiandosi della sempre presente visita di Sam, uno splendido e mansueto Golden Retriver, in una piovosa serata di fine agosto, gli Illirya si ricompongono per iniziare a lavorare nuovamente ad Amica Carissima, uno spettacolo tematico con testi e musiche di Miriam Baruzza.

Ma chi sono questi Illirya, chi si nasconde dietro al nome di un popolo che un tempo viveva in queste terre? Per comprendere al meglio la loro storia dobbiamo fare un passo a ritroso di una dozzina d'anni circa, ovvero quando Miriam Baruzza e Alessandro Castorina, compagni nella vita e nella musica, decidono di musicare i testi da lei scritti, raccogliendo attorno a loro un nutrito gruppo di ottimi musicisti locali con l'intento di fondere cultura, tradizione e musica popolare della zona, scegliendo un nome importante come quello degli Illiry. Nel corso del tempo questo nome ha assunto un significato ben più ampio ed il concetto di questa idea oramai matura, ha dato vita anche ad un'omonima associazione culturale che intende promuovere e far conoscere talenti e forme d'arte locali mediante incontri, mostre, concerti ed eventi culturali di ogni tipo. (Facebook Illirya)

Dalle prime esibizioni, sino alla realizzazione del disco di debutto Nuvole di Passaggio (2019), diversi artisti si sono avvicendati nelle file di questo ensemble in cui attualmente, oltre ai già citati fondatori Miriam Baruzza (voce e autrice dei testi) ed Alessandro Castorina (basso elettrico), troviamo DiegoVigini (chitarra), Mauro Berardi (batteria), Stefano Bembi (fisarmonica), Massimo Leonzini (percussioni) e Cristiano Pellizzaro (percussioni aggiuntive). Appositamente coinvolti invece per questa rappresentazione, l’attore teatrale Angelo Mammetti, la cantante Aisha Marin e lo scultore Max Solinas. Musica, poesia, recitazione e scultura hanno quindi convissuto per una sera sullo stesso palco, presentando al pubblico il caleidoscopico obbiettivo dell’associazione Illirya, oltre ad offrire con eleganza e raffinatezza presso al Teatro di San Giovanni di Trieste la prima assoluta di Amica Carissima, un viaggio attraverso musica, parole e forme nell'universo femminile. Un percorso che si sviluppa partendo da una semplice lettera scritta da un uomo ad una donna, per poi arrivare a contatto con quella forza ancestrale che da sempre dimora nella vita stessa e che attraverso il tempo arriva fino a noi. Tutto questo sino a scoprire la femminilità vista come fonte creativa e motore dell’esistenza, espressa attraverso i miti e gli archetipi, ma che nel corso dei secoli è stata spesso repressa e non riconosciuta nella sua importanza vitale. Quindi tutte le diverse figure, i diversi volti, sposa, dea, guerriera, guaritrice, strega, madre e figlia, descritte attraverso il racconto poetico e le canzoni, fino ad arrivare ad un unico messaggio: “l’unione delle due forze più grandi dell’universo, il femminile ed il maschile, che insieme creano il tempo e lo spazio, sono destinate a danzare insieme per creare la Vita”.

Archiviata la prova generale, e terminati gli innumerevoli preparativi, finalmente è arrivato il momento di andare in scena. In fondo alla sala il fonico Fiodor Cicogna e il tecnico luci Stefano Pincin stanno ultimando i settaggi ai loro mixer e registrando tutte le impostazioni. Sul palco invece, la strumentazione degli Illirya è definitivamente disposta assieme alla postazione del narratore Mammetti. L’allestimento si completa con l’omaggio alla figura femminile pocanzi descritta, mediante l’esposizione sulla scena di alcune sculture dell’artista veneto Max Solinas del Borgo di Cison di Valmarino. Quattro rappresentazioni della donna, secondo la sua prospettiva artistica, realizzate in legno e metallo, che lui stesso descrive così: “Non ho nomi particolari per le sculture, sono tutte Modelle. Modelle di vita, per stile e scelte mai così comode, per cui mai scontate. Il più delle volte contro corrente e contro alla moda e alla mondanità...proprio per questo libere e leggere. Sempre alla ricerca di qualcosa in più attraverso il togliere alla materia, alla materialità...alle chiacchiere senza contenuti. Modelle Silenziose”.

L’attesa è quasi finita, le porte si aprono ed il pubblico, già numeroso fuori dalla sala, inizia a prendere posto. Nel frattempo la tensione sale e l’impazienza di mettere in moto la giostra la fa da padrona. Con alcuni minuti di ritardo finalmente le luci si spengono e Miriam Baruzza fa il suo ingresso in scena per i saluti di benvenuto ai partecipanti, per i ringraziamenti a tutti colori che hanno reso possibile la realizzazione di Amica Carissima, e chiama sul palco, per una breve presentazione della serata, Il Geco di Radio City Trieste (emittente web partner dell’evento), e Max Solinas per una descrizione delle sue opere.

Ora si è pronti per iniziare. Silenzio e buio in sala creano l’atmosfera giusta. Aisha Marin apre lo spettacolo con un testo da lei scritto e recitato come saluto ad un amico recentemente scomparso. Qualcosa però non va per il verso giusto e un inconveniente tecnico non permette il controllo dell’audio dal banco del mixer. Fiodor attraversa la sala di corsa fino a raggiungere le quinte in modo da avvisare i musicisti che a breve andranno in scena. Questa proprio non ci voleva. Qualcuno sbuffa appoggiandosi sulla ringhiera nel retro palco, qualcun altro impreca volgendo lo sguardo verso l’alto. Non è possibile che tutte le fatiche e le energie spese siano vane proprio adesso ad un passo dalla meta. Fortunatamente però ci sono Fiodor e la sua profonda dimestichezza che intervengono in tempo, scongiurando il peggio in men che non si dica, senza che nulla possa trapelare. I musicisti prendono posto tra gli applausi del pubblico. L’ultimo ad entrare in scena, mentre le prime note già si diffondono in sala, è il narratore, l’attore Angelo Mammetti.

Kol Dodi, La dea, Maria Maddalena, La strega, Bora, Come rugiada, La lettera del soldato, Il tempo dell’uva e del miele, Tango e Signora della baia, sono i dieci brani previsti in scaletta per questa serata.

Chi scrive queste cronache ha la fortuna di vivere la serata direttamente dal palcoscenico, suonando seduto in un angolo, a ridosso delle quinte, a fianco della più imponente delle quattro sculture. Posizione privilegiata la mia, dalla quale mi è possibile gustare quanto accade, tenere d’occhio la scena e godere in tutta tranquillità di questa magica serata e scambiare di tanto in tanto qualche sguardo divertito con Alessandro Castorina. Qualche metro più in là, davanti a noi, sprofondato sotto al palco, il pubblico è immerso nel buio. Da qui le luci a malapena mi lasciano intravedere le sagome di chi è seduto nelle prime file.

Con l’onirica ouverture Kol Dodi, le luci riscaldano la scena creando l’atmosfera giusta e fondendosi alla perfezione con la musica e l’allestimento presente sul palco. La dea, mediante i suoi versi “attraversiamo insieme la notte/ad un nuovo mattino ti condurrò/vieni con me nel giardino della dea/porta con te gioia e lacrime", accompagna l’ascoltatore verso il cuore dello spettacolo mentre Miriam omaggia uno ad uno i suoi musicisti attraverso una danza rituale come ogni cerimoniere che si rispetti saprebbe fare.

Perfettamente in linea con il set percussivo di Massimo Leonzini alla mia sinistra, e a ridosso della batteria di Mauro Berardi al mio fianco destro, posso permettermi di osservare ogni minimo particolare. Tra i drappi neri del sipario che dividono la scena con le quinte, ogni tanto vedo spuntare l’obbiettivo di una macchina fotografica. Con molta discrezione, e silenziosamente come un gatto, alle nostre spalle si aggira Fabiana Stranich, unico fotoreporter autorizzato dagli Illirya nonché autrice dei bellissimi scatti del concerto.

Di fronte a me, sotto i riflettori, i colori variano dal verde al rosso, dal giallo al blu durante tutto lo spettacolo in un crescendo di intensità raggiungendo l’apice con Bora, arrogante stacco strumentale di chiara matrice Progressive anni 70. Prima però il copione prevede l’esecuzione de La strega, brano il cui titolo lascia poco spazio alle interpretazioni dell’argomento, che in un crescendo incalzante dopo un assolo di chitarra di Diego Vigini, vede la voce di Miriam Baruzza condurlo verso la conclusione, lasciando poi il compito alla fisarmonica di Stefano Bembi a tenere le redini. Il brano è diretto verso la fine, c’è l’atmosfera giusta e il pubblico è con il fiato sospeso. Per chiudere all’unisono, fisarmonica e batteria dovranno essere in linea e affinché ciò avvenga, Stefano deve catturare l’attenzione di Mauro. Quindi si gira e lo chiama a gran voce. I due si guardano, c’è intesa, e al resto degli Illirya non resta che seguirli per chiudere tutti assieme puntualmente. La sala piomba nel buio delle luci e nel silenzio musicale. Inevitabile l’applauso del pubblico per un finale del genere.

Da questo momento Amica Carissima prenderà una direzione diversa, più umana, proseguendo il suo viaggio attraverso i sentimenti. Dall’amore materno de La lettera del soldato, missiva scritta da un figlio sul fronte di guerra, passando per l’amore tra uomo e donna con Tango, la cui esecuzione, ricca di pathos, prevede un cantato a due voci da Miriam e Mauro, che per l’occasione abbandona il seggiolino della sua batteria.

La chiusura spetta a Signora della baia, un’accattivante Bossa Nova, sulle cui note ci si prepara al congedo non prima però che Miriam Baruzza abbia generosamente presentato musicisti, collaboratori e ospiti.

Non ci sarà nessun bis, Amica carissima non lo prevede. O forse è più adeguato dire che un’encore sarebbe del tutto fuori luogo non essendo questo un semplice concerto, ma qualcosa di più. Uno spettacolo articolato, concettuale, dove l'intreccio di diverse forme d'arte formano una figura sola, come spiegato all'inizio.

Musica finita e luci accese in sala quindi. Applausi dalla platea, e saluti per tutti dall’alto del palco, davanti ad un pubblico soddisfatto che scalpita per altre repliche.


Link utili
Mauro Berardi

Stefano Bembi

Angelo Mammetti

Stefano Pincin (trasmissione Sarsicce & Guaranà ideata e condotta assieme a Marco Busan)

Max Solinas

martedì 12 aprile 2022

VINICIO CAPOSSELA – Trieste, domenica 10 aprile 2022, Teatro Rossetti

 Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 12 aprile 2022)

Foto di Simone Di Luca





TRIESTE – C’era una volta a Torviscosa, sulla strada statale che conduce a Cervignano, il Bourbon Street, un locale che, all’epoca dei fatti, forse aveva già cambiato nome ed era diventato il Blu Pavone. Sono trascorsi parecchi anni da allora, ma i ricordi di Franco sono ancora ben vivi e nitidi, tanto da permettergli di raccontare di un giovane cantautore, tale Vinicio Capossela.

Seduti al tavolo di un ristorante nei paraggi del teatro Rossetti, il mio amico, arrivato da Ronchi dei Legionari appositamente per il concerto, apre il cassetto dei ricordi, tira fuori questa storia dei primi anni ’90 ed inizia il suo racconto. Bizzarro immaginare il cantautore non ancora famoso che, al pianoforte, suona per meno di un centinaio di spettatori seduti ai tavoli di una sala immersa nel fumo delle sigarette non ancora bandite, in un’atmosfera quasi onirica.

All’epoca le radio già mandavano in onda qualcosa di Capossela, ed è proprio così che Franco l’aveva ascoltato per la prima volta. Ed aveva poi avuto la fortuna di assistere ad uno dei suoi primi concerti regionali, permettendosi anche il lusso di bere qualcosa assieme a lui a fine serata.

Raccontata così potrebbe sembrare la trama di un film, con i due che s'incontrano tanti anni dopo, dandosi appuntamento ad un orario bislacco, inconsueto, All'una e trentacinque circa. Ed è proprio così che è andata, perché questo è il titolo dell’opera prima di Capossela, celebrata a Trieste con questo concerto non per un sentimento di nostalgia ma piuttosto per omaggiare le proprie origini. Un appuntamento rispettato da tutto il pubblico presente a questo bellissimo evento andato in scena al Teatro Rossetti di Trieste ed organizzato da Vigna PR e And Production, in collaborazione con il teatro stesso.

Risicati i riferimenti alle sue opere più recenti. La serata principalmente è ruotata attorno ai primi tre dischi, dando spazio al già citato debutto del 1990, benedetto da Francesco Guccini e per la cui realizzazione erano stati chiamati in causa i migliori musicisti della scena di allora (Bandini, Villotti e Pitzianti, solo per citarne alcuni), oltre al leggendario Antonio Marangolo al sax, e il fido Enrico Lazzarini al contrabbasso, entrambi presenti sul palco triestino assieme a Zeno De Rossi alla batteria e Giancarlo Bianchetti alle chitarre.

Due ore e mezza di spettacolo mozzafiato, filate via senza alcuna pausa, durante le quali Capossela non ha mancato di omaggiare la nostra città che tanto ama, ricordando alcune notti brave spese in locali notturni triestini, e intonando assieme al pubblico alcuni versi della popolare canzone dialettale “Ancora un litro de quel bon”.

Veramente una bella serata. Una rimpatriata tra amici che si sono dati appuntamento All’una e trentacinque circa.






lunedì 20 dicembre 2021

TONY HADLEY – Trieste, mercoledì 15 dicembre 2021, Teatro Rossetti

 

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18 dicembre 2021)

Foto di SimoneDi Luca



TRIESTE - Chi lo avrebbe mai detto che un grande artista, una star internazionale, si sarebbe esibita nella nostra città in chiusura dell’anno, in un’atmosfera del tutto particolare, per di più regalandoci forti emozioni? Se pensiamo che in questi ultimi due anni l’ambiente dei concerti ha dovuto correre ai ripari, e soprattutto che gli artisti stranieri hanno dato forfait in più di qualche occasione, a maggior ragione l’esibizione di Tony Hadley assume un valore ancora più importante.

Nel bellissimo contesto del Teatro Rossetti di Trieste, davanti ad un pubblico da tutto esaurito, l’elegante vocalist, una delle voci più autorevoli del panorama mondiale del Pop, si è esibito per quello che è stato il penultimo appuntamento di questo suo nuovo tour italiano composto da quattro date.

Il famoso cantante d’oltremanica, già visto in Regione in altre sei precedenti occasioni (con gli Spandau Ballet a Lignano nel 1987 e nel 2015, Udine e Sesto al Reghena nel 2016 per un personale omaggio a Frank Sinatra, a Gorizia nel 2011 e l’ultima volta a Grado due anni or sono), si è presentato questa volta al cospetto del pubblico accompagnato solamente ad altri quattro musicisti per un "intimo" set acustico. Tastiera, chitarre, percussioni e voce, hanno quindi cullato i presenti per cento minuti circa, durante i quali sono stati eseguiti, per la maggior parte, brani della storica band britannica da lui capitanata ai tempi d’oro della New Wave e del New Romantic, generi degli anni ’80 durante i quali gli Spandau sono stati i maggiori esponenti assieme ai rivali "Duran Duran" di Le Bon & Company.

Per chi non fosse stato presente, non tarderò a fare un resoconto della set list andata in scena durante questa fantastica serata organizzata dallo stesso Teatro, in collaborazione con Vigna Pr e Imarts, che anche questa volta hanno colto nel segno, stuzzicando il folto pubblico (per la maggior parte non più giovanissimo), accorso anche da fuori Regione. Si parte con White Christmas, alla quale si aggiungerà in seguito Silent night, tradizionali natalizi eseguiti assieme a Let it snow! Let it snow! Leti t snow! di Sinstra, Somebody to love in omaggio a Freddy Mercury, e Because of you, ovvero un’anticipazione della sua prossima pubblicazione prevista per l’anno prossimo. Come già detto, Hadley ha legato il suo nome alla storia degli Spandau Ballet, ma come accaduto per altri suoi colleghi cantanti (il "frontman" è quasi sempre la figura agevolata nell’emergere dal gruppo rispetto agli altri componenti), non gli è affatto facile, possibile, o forse proprio non vuole, togliersi di dosso questo importante fardello. Vengono eseguiti quindi brani che tutti stavano aspettando come True, Gold, I'll fly for you, Onyl when yuo leave, Lifeline, Through the barricades e Round and round, suonati in modo ineccepibile ma che, a parer mio, mancavano della presenza del sax che Steve Normann ci ha ben abituati a farci sentire.

Un’ultima nota a commento di questa serata. Presenti in platea, in assoluta estasi adorativa, una nutrita schiera dei Back to Rio, interessante progetto musicale composto da ottimi musicisti triestini, che da alcuni anni propongono uno spettacolo con i maggiori successi dei Duran Duran e ovviamente degli Spandau Ballet. Per loro questa serata è stata veramente un bellissimo regalo di Natale.





mercoledì 28 luglio 2021

PAOLO CONTE – Grado (Go), sabato 24 luglio - Parco delle rose

 di Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 26 luglio 2021)

foto di Angelo Salvin

Grado (GO) - Sono passati poco più di due anni dall'ultima volta che "l’Avvocato" ha suonato dal vivo nella nostra Regione. Anche allora, deliziato come ogni volta dalla sua performance, mi auguravo che non dovesse trascorrere troppo tempo prima di poterlo rivedere a casa nostra. Fortunatamente ci ha pensato GradoJazz scegliendo per la serata conclusiva della sua XXXI edizione, il mitico Paolo Conte accompagnato dalla sua fida orchestra di undici elementi.

Il concerto andato in scena sull'Isola del Sole, ed organizzato dalla sapiente famiglia dell'Associazione Culturale Euritmica, ci ha dato l'opportunità di ripercorre tutto il percorso "contiano" grazie a questo spettacolo celebrativo dal titolo 50 anni di Azzurro, un chiaro omaggio ad uno dei brani che più gli ha regalato fama e notorietà. E questo brano è stato solo il primo di una lunga seria di noti successi da lui firmati come Tripoli ’69, Insieme a te non ci sto più, Onda su Onda, Genova per noi e Messico e Nuvole, eseguita nella serata gradese in chiusura del primo set.

Rinomato autore di testi portati al successo da grandi voci italiane, oltre ad essere un jazzista ed anche un appassionato di disegno sin dalla tenera età, solamente nel 1974 si presenta al pubblico con il suo primo disco omonimo che sarà seguito da un numero considerevole di altre produzioni sino al più recente Amazing game del 2016. Un vasto bacino di sedici pubblicazioni discografiche da cui attingere per la scaletta di questo concerto di ottanta minuti divisi in due set, durante i quali ci si addentra nell'enigmatico mondo musicale condito dai suoi mirabolanti testi, e dove troviamo personaggi e luoghi, immaginari o reali, magari incontrati o visitati nel corso della sua vita.

Indispensabili, per comprendere appieno questo artista, il libro Quanta strada nei miei sandali: in viaggio con Paolo Conte (2006) di Cesare Romana, ed il più recente documentario Via con me diretto da Giorgio Verdelli (2020), interessante pellicola in cui amici e colleghi descrivono il personaggio, ne esaltano la scrittura e raccontano aneddoti, mentre il protagonista, in prima persona, narra la sua storia.

Ma veniamo al concerto adesso, iniziato come da programma con l'artista che si presenta in scena a musica già iniziata, per prendere posto dietro al pianoforte da dove dirigerà la continua sfilata di successi. Da Come Di (eseguita con l'immancabile kazoo, strumento sì abbinato da sempre al mondo del Jazz ma in particolar modo associato al repertorio di Conte), a Sotto le stelle del Jazz, da Alle prese con una verde Milonga alle nostalgiche melodie di Giochi d'azzardo, poi la bellissima Gli impermeabili, e Via con me, il brano più conosciuto in assoluto.

Ma il meglio deve ancora venire e sarà servito da lì a poco con le note di Diavolo Rosso, brano il cui protagonista è il ciclista Giovanni Gerbi, concittadino di Conte. Si tratta di una cavalcata potente e irruenta che mette in risalto l'orchestra e la precisa ritmica della batteria da parte di Daniele Di Gregorio che, con la linea di basso di Jino Touche, indicano la strada, mentre le tre chitarre (Daniele Dall'Omo, Nunzio Barbieri e Luca Enipeo), tengono il pubblico con il fiato sospeso fino alla conclusione dei tre soli di clarinetto, fisarmonica e violino, eseguiti rispettivamente da Luca Velotti, Massimo Pitzianti e Piergiorgio Rosso che "incendiano" gli strumenti mandando in visibilio il pubblico. Ovvio e classico finale con standing ovation.

Ma c'è spazio ancora per un brano di chiusura e quindi si parte con Le chic et le charme, al termine del quale Conte si congeda dal pubblico uscendo di scena suonando proprio il kazoo.

Ancora un'ultima apparizione sul palco, ma solamente per un saluto al pubblico ed il consueto gesto della mano che taglia la gola, segno per dire che lo spettacolo è davvero terminato.

Come detto all’inizio, il concerto di Paolo Conte ha chiuso il programma di GradoJazz, ma i grandi eventi a Grado sono tutt’altro che terminati e gli appuntamenti con nomi eccellenti proseguono fino ad agosto. Sempre a cura di Euritmica, e sempre presso il Parco delle rose, la rassegna Onde Mediterranee propone quest’anno, per il suo quarto di secolo, Noa & Gil Dor il 27 luglio, Francesco Degregori il primo agosto e, a chiusura della rassegna, Willie Peyote il 05.

Se vi siete persi qualcosa, avete ancora modo di rifarvi!