sabato 26 ottobre 2013

…e che il Metallo sia sempre con voi!




Intervista a Massimo “Maxx” Barzelatto - Novembre 2013
di Cristiano Pellizzaro

Le immagini, dove indicato, sono state realizzate da Fabia Rosso,
che si ringrazia per il metariale concesso.



Capitoli:
1-Metallo atto I°
2-Scorribande in terre straniere
3-Rock in Rio…Ospo!
4-Le avventure di reporter(M)axx
5-The Rock Brothers
6-Rock On!...e che il Metallo sia sempre con voi!
7-La Rock family
8-Il sogno del corsaro

Speaker radiofonico, reporter, procacciatore di artisti, promoter di eventi, ma prima di tutto globetrotter dei concerti; e non serve essere un polipo per gestire tutte queste sue attività allo stesso tempo. Massimo Barzelatto è un simpatico personaggio con tante cose curiose da raccontare. In primo luogo è un amante della musica in modo estremo, quasi da fanatico, e tutt’ora è un corsaro che solca tutti i mari pur di appagare la sua sete di musica, con l’unica differenza che ad aspettarlo in ogni porto non ci sono donne ma tanti amici conosciuti lungo la strada. Perché Massimo, o meglio “Maxx double X” come si presenta alla gente, è una bomba di energia e simpatia.
Inutile fargli domande, sarebbero superflue, e soprattutto andare a studiare un’intervista ad hoc per scoprire il vero personaggio non darebbe la possibilità a Maxx di descriversi com’è veramente. Quindi ho acceso il microfono è semplicemente gli ho detto …dunque Maxx, presentati tu!

1-Metallo atto I°
Orpo, è davvero difficile da fare, potrei iniziare spiegando il mio nome d’arte ovvero Maxx “double x”, come mi presento agli artisti che incontro in giro per il mondo; la doppia “X” rappresenta l’aspetto Glam e un po’ Poser che c’è in me. Musicalmente, se così possiamo dire, sono nato nel 1981, nel periodo in cui frequentavo la scuola media. Era l’anno del concerto degli Iron Maiden a Gorizia, e in un negozio di dischi in via Udine stavano pubblicizzando l’evento. Non sapevo chi fossero i Maiden. Possedevo sì della musica ma era del tutto diversa da quella che poi mi rapì. Avevo delle ottime cose come Police, Dire Straits e Genesis. Per la mia età ero particolare come gusti musicali rispetto ai miei coetanei.
Oggi è molto più facile avere un po’ di tutto quello che si vorrebbe scoprire, ma nei bellissimi anni ‘80 non era facile trovare le informazioni che si cercavano, e tanto meno lo era per il materiale desiderato. Per non parlare di Heavy Metal, per il quale venivi addirittura tu stesso, ascoltatore, considerato un anticristo; mia madre non ha mai sopportato i poster che appendevo in camera mia, ed era convinta, o meglio sperava, che un giorno questa mia passione sarebbe svanita. Tra le altre cose possedevo anche un poster di Bob Marley, dopo che un mio cugino che era stato in Giamaica.
Ma torniamo a noi, gli Iron Maiden quindi. In questo negozio appena citato avevano esposta la copertina di Killers, realizzata da Derek Riggs, che ritraeva Eddie con l’ascia. Non sapevo nemmeno la pronuncia corretta del nome della band, pronunciavo il loro nome come stavano scritte le lettere. Così io e mio fratello decidemmo di comprare questo disco che non appena messo sul piatto dell’impianto stereo, alle nostre orecchie, ci sembrò inascoltabile. E così fu per i primi dieci tentativi. Poi fortunatamente lo abbiamo ascoltato in modo molto più approfondito, anche leggendo e capendo i testi. A quel punto iniziammo ad apprezzare veramente quel vinile e ce ne siamo innamorati; così mi si è aperto un mondo e ho scoperto Deep Purple, Whitesnake, Europe e tanti altri. Dato il periodo, (i mitici anni ’80!!), mi sono avvicinato a tutta la scena di Los Angeles, quindi Motley Crue, L.A. Guns, Dokken; quante notti io e mio fratello svegli fino all’una a guardare Tele Barbara da un piccolo televisore in bianco e nero. L’emittente che molti si ricorderanno, trasmetteva un programma dal titolo Headbanger’s Ball  che mandava in onda videoclip e trattava tutte le novità del momento, tutte in salsa Hard-Rock (altro che la programmazione odierna di MTV …)
Non soddisfatti, iniziammo ad abbonarci a riviste tedesche come Metal Hammer,e per di più senza conoscere una parola di tedesco; con tanta pazienza ci mettevamo a fare le traduzioni con un vocabolario, parola per parola “…Wer Zum Taufel!”. Impossibile a farcela, ma eravamo comunque aggiornati su tutto quello che accadeva in quell’ambiente a noi nuovo. Di pari passo ordinavamo dischi a cottimo tramite amici o parenti milanesi come mio cugino e mia zia che non appena arrivavano a farci visita ci portavano borse piene di cassette e vinili che spaziavano dai Carnivore, ai Bon Jovi, dagli Assassin, agli Anthrax e ai Testament. Stavamo iniziando ad allargare le nostre vedute dal thrash tedesco all’Hard Rock del Sunset Strip. Tra le band appena citate, I Testament è stata la prima per la quale mi sono iscritto ad un fanclub. Ero addirittura uno dei primi, possiedo ancora la tessera n.67! Poi arrivarono le tessere degli Helloween, dei Queensryche, dei Pink Cream’69 e dei Dream Theater…
Non si può dire che io sia un appassionato di growl. Oggi è una tecnica molto diffusa, ma ai miei tempi non lo era per niente. Anche gli Amaranthe, band svedese super commerciale lo adopera, e oggidì in Svezia, la musica con questo tipo di cantato è considerata allo stesso modo della musica Pop; i ragazzini svedesi già alle elementari ascoltano questi generi qui…[risate]
Se ci penso a quanto oggi sia diffuso il Metal, mi pare addirittura impossibile. I Metallica a Udine che riempiono lo stadio? E chi se lo sarebbe mai aspettato? Anche il mio vicino di casa sarà andato allo stadio Friuli in quella giornata di maggio del 2012. E io i Metallica li ho visti a Padova al Palasport nel settembre del 1988 assieme ad altri 150 spettatori. Me li son goduti a distanza davvero ridotta. Già all’epoca erano un sogno che si realizzava per me, e il giorno successivo andai dal parrucchiere per farmi i capelli lunghi e biondi mentre avevo i capelli corti e scuri! Però alla maturità mi presentai con un tentativo di acconciatura simile a Bobby Ellsworth degli Overkill, quindi con capelli lunghi e improbabili riccioli. Non ti dico cosa mi ha detto la professoressa di italiano.
Eh…belli quegli anni! Li ho rivalutati. Solo il decennio dopo si è portato via tutto, causa anche del Grunge che come genere ho sopportato molto poco anche se dei Pearl Jam e dei Soundgarden, possiedo tutti i loro lavori. Ma per quanto riguarda quello che ascoltavo io, ovvero il Metal, questo genere lo ha rovinato.
Fortunatamente nello stesso periodo però è nato il Prog Metal, quindi Dream Theater, Fates Warning, Symphony X e Queensryche tanto per fare degli esempi, e nel 1995 si è aperta una nuova era per un nuovo genere dove imperversavano i tempi dispari. Proprio così mi sono innamorato della batteria che ho iniziato a studiare. Pensa un po' l'idea mi è venuta abitando in condominio. Chiedevo al mio maestro, che insegnava con gli spartiti di Tullio De Piscopo, di insegnarmi la doppia cassa di Dave Lombardo degli Slayer. Faceva delle facce assurde quando glielo chiedevo. Ma erano cose troppo avanti per quel periodo.


2-Scorribande in terre straniere

Poi ho iniziato ad andare a vedere dei concerti. Chiara e diretta conseguenza di questa mia passione che si andava formando e consolidando. Trasferte, trasferte e ancora trasferte. Una volta per poter assistere a qualche concerto si andava sempre a Milano, dove dormivamo a casa di mio cugino oppure a casa di amici dove ne avevamo se la piazza era diversa da quella lombarda. Se non potevamo avvalerci di alcun appoggio, come Modena dove andavamo per poter assistere al Gods of Metal, allora facevamo i saccopelisti, con cuffie e walkman. Di quel periodo ricordo gli Helloween  con il disco Keeper of the seven keys. Uno di quei capolavori che ho riscoperto di recente dopo tanti anni.
Poi abbiamo iniziato ad intraprendere le trasferte anche fuori dai confini nazionali, e per noi che eravamo ancora studenti e quindi senza soldi, ti puoi immaginare quanto erano difficili. Nel 1987 mi comprai allora la mia prima macchina, un’Autobianchi A112 per andare a Monaco di Baviera a vedere Atomkraft, Angel Steel e Nuclear Assault. Partimmo da Trieste senza biglietti, senza nemmeno conoscere una parola di tedesco, alla ricerca del luogo del concerto: una falegnameria.
In quell’occasione vidi uno stage diving per la prima volta in vita mia.

Durante il viaggio di andata, al confine austriaco, quando il doganiere vide dei giovani capelloni con magliette, jeans attillati e macchina scassata, chiese cosa andassimo a fare in Germania. Saputo che andavamo ad un concerto ci chiese se l’artista fosse forse Madonna, ma noi rispondemmo Nuclear Assault, e lui quasi come se non avesse sentito bene rispose “Was?” Ci fece scendere, aprire il bagagliaio e trovando solo casse di birra e nessuno zaino con vestiti di ricambio, ci face rimanere un po’ con lui a fargli compagnia. Chissà perché…?

Giunti a destinazione nel pomeriggio, fuori dalla falegnameria che avrebbe dovuto ospitare l’evento, chiedemmo informazioni per l’acquisto dei biglietti al primo che passava, nella speranza potesse sapere qualcosa di utile. Ovviamente non sapevamo niente della persona alla quale decidemmo di chiedere informazioni, e si trattava Danny Lilker bassista dei Nuclear Assault, che si sarebbero esibiti nel corso della serata, e più tardi nella sua carriera con gli Anthrax. Ci autografò i jeans e una volta saputo che eravamo italiani scrisse hang the Pope, let’s go to the Vatican (testo dalla loro canzone : “impicchiamo il Papa, andiamo in Vaticano”…). Rientrato a casa, davanti alla curiosità di mia madre per le scritte sui pantaloni, glissai dicendole che siccome eravamo italiani, Lilker ci invidiava perché nel nostro paese avevamo il Papa, in quanto anche lui stesso lo adorava. Dovetti anche gettare la macchina al ritorno da quella trasferta. Già era vecchia decrepita di suo, e dopo quel viaggio aveva il motore completamente fuso. Poco male, era costata solo 600mila lire, (duecentomila lire meno dello stereo e del subwoofer di cui l’avevamo equipaggiata!...)
Con gli anni ’90 si iniziarono a vedere sempre meno concerti. Come detto prima, l’arrivo del Grunge cambiò le cose e gruppi come i Dokken, si adattarono alle regole del commercio che la musica aveva adottato in quel momento. Per un bel po’ avevo temuto che fosse tutto finito.
Per fortuna, anche se ci sono voluti diversi anni, con gli anni 2000 ci sono state un sacco di novità grazie alle quali ho potuto respirare nuovamente, e nel 2006 c’è stata la svolta col concerto dei Kamelot a Oslo, che avevo già visto nel 1999 a Brescia in una parrocchia. L’idea era stata lanciata da Romano, un vecchio amico da anni ora trasferitosi a Milano, tutt’ora collaboratore della rivista Metal Maniac, e ribattezzato Romanowar per la sua passione verso il genere Metal e per la band più “metallona“ (i Manowar) che esista!
Viaggio con volo low cost, destinazione Oslo per poter assistere all’esibizione live che prevedeva una registrazione video completa da commercializzare. Volevamo quindi dare nell’occhio e decidemmo di stampare su delle magliette bianche, le foto che avevamo fatto con la band a Brescia ed agli altri concerti visti negli anni precedenti. Impossibile non individuarci in mezzo ad un esercito di magliette nere. Come se non bastasse, in mezzo alla folla decidemmo di intonare un coretto da stadio inneggiante la nostra provenienza da Trieste. Bingo! La gente si innamora del nostro motto, la videocamera ci inquadra un’infinità di volte e la band vuole conoscerci. Da quel momento è partita la mia amicizia con i Kamelot, un rapporto molto solido che dura ancora oggi, tant’è che il prossimo 21 novembre li faremo suonare proprio qui a Trieste, al Teatro Miela. Dopo tanti anni sono riuscito finalmente ad organizzare un loro spettacolo nella nostra città. Era una promessa che ci eravamo già fatti dieci anni fa: un loro concerto a Trieste!
Poi ci sono i festival, ai quali presenzio assiduamente. Sono alla decima partecipazione al festival di Balingen nella Foresta Nera, in Germania, dove 15000 persone molto socievoli ti fermano per scambiare quattro chiacchiere e fare conoscenza. Non è nemmeno difficile poter assistere ad un concerto dalle prime file. Al contrario di quanto accade qui a noi, dove la gente si attacca alle transenne e non le molla più senza nemmeno sapere chi sta suonando, i tedeschi hanno un concetto di concerto ben diverso dal nostro e sono molto più ordinati.
Poi c’è lo Sweden Rock Festival, che si svolge a giugno. Partito soltanto come Rock Festival con un’impronta basata su sonorità più vintage/Rock anni ’70, negli anni ha svoltato per un orientamento musicale decisamente più Metal. L’organizzazione è ineccepibile, l’atmosfera è fantastica, la mentalità e aperta e socievole. Tutto tipicamente secondo lo “stile svedese”. Se non fosse per il clima, andrei subito a vivere in Svezia. Allo Sweden trovi famiglie intere che partecipano al festival per tutta la sua durata. E tutti cantano i testi a memoria. Altro che noi italiani. Ci vado già da sette anni e lì ho potuto conoscere un sacco di gente e di band. Ho scritto un reportage di 24 pagine, per “Flash”, la rivista metal con la quale collaboro, dando spazio a tutti e cinque i palchi sui quali si svolge la manifestazione, e commentando anche gli spettacoli secondari. In questo festival ho scoperto la nuova California. Ovvero, quello che accadeva negli anni ’80 sul versante Ovest degli Usa, ora accade in Svezia. Grazie a questo evento sono riuscito ad aprirmi una strada per poter accedere ai backstage, fare interviste e conoscere artisti e gente del settore.
Ormai organizzo le mie ferie estive sulla base delle date di questi due festival ai quali cerco di non mancare mai.
Sono stato anche negli Usa, ad Atlanta, al ProgPower Festival.
Ci sarebbero ancora tante cose da raccontare, come quella volta del tour finlandese degli svedesi Seventh Wonder. Ero con loro nello stesso furgoncino che li scorrazzava in giro per le varie date. Era inverno e guidavamo a 15°C sotto lo zero, su strade completamente ghiacciate.
Oppure quella volta a Oslo per ascoltare in anteprima Nine, dei Circus Maximus. Ci hanno ospitati in un teatrino da 9 posti soltanto e adibito appositamente per queste cose, dove le poltrone sono predisposte con il vassoio per riporre le cibarie da un lato e le bibite dall’altro, mentre ascolti la musica ad altissimo volume ma ad una qualità di pulizia del suono davvero sorprendente. Sono passati a Trieste per il tour promozionale di queste nuove tracce lo scorso 24 settembre. Ho ovviamente dato loro una mano ad organizzare il loro mini tour italiano.

3-Rock in Rio…Ospo!
Siccome da cosa nasce cosa, data mia conoscenza ed esperienza, e la necessità dell’Associazione Trieste Is Rock di poter organizzare eventi, è nata la nostra collaborazione, iniziata con il concerto degli L.A. Guns.
Prima di partire con loro però posso vantare un precedente in solitaria se così possiamo chiamarlo. Ti ricordi di Mike Tramp, quello dei White Lion? Novembre 2006, Rock in Rio Ospo? I White Lion, sono un'altra mia passione musicale degli anni ’80; un mito per me. Un danese biondo trasferitosi a New York prima, poi a Los Angeles, che riesce a fare successo.
Nel 2003, sempre io e mio fratello Manuel decidiamo di andare a vedere una delle tappe di Tramp in giro per l’Europa. Scegliamo Monaco di Baviera (approfittando del concomitante baraccone dell’Oktoberfest) dove avrebbe suonato in due serate consecutive. Si trattava del suo tour da solista. Riusciamo ad incontrarlo, a scambiarci le mail e ad entrare in confidenza (potere delle birre!?!?) a tal punto da convincerlo senza troppe chiacchiere a venir a suonare da noi per quell’evento che poi sarebbe divenuto appunto il primo “Rock In Rio Ospo”.
Bell’idea che avevo avuto! Senza aver mai organizzato niente, mi lancia allo sbaraglio per organizzare un concerto. Spesi un sacco di soldi tra pubblicità, poster, permessi e tante altre cose. Avrei potuto spendere molto meno se solo avessi conosciuto il modo giusto per potermi muovere.
Il concerto si sarebbe svolto al Teatro Verdi di Muggia, lo stesso dove ricordavo essersi esibiti solamente i Nirvana il 16 novembre del 1991; tra le altre cose quella storica data fu organizzata da “Johnathan Vanderbilt”, mio vicino di casa e del quale manteniamo l’anonimato.
Penso sia opportuno ricordare a questo punto gli sfoghi dei nostri genitori, disperati per la nostra passione musicale che non vedevano di buon occhio e temevano ci avrebbe portato alla rovina.
Il padre di Johnathan: “Mio figlio, capellone e ascolta la musica del diavolo!”
Mio padre: “Anche i miei figli purtroppo…”
E il padre di Johnathan ancora: “Almeno i tuoi non butteranno via soldi. Il mio compra dischi e spende soldi senza una pausa.”
Nuovamente mio padre: “I miei non sono da meno e vanno anche a vedere concerti in giro per il mondo!”
Il padre di Johnathan disperato: “Purtroppo anche il mio, e pensa che ora si è messo addirittura in testa di organizzare concerti. Ha chiamato una band americana per la quale stiamo spendendo un sacco di soldi. Non  verrà nessuno a vederli”.
E stava parlando dei Nirvana!


Lo stesso timore ce l’avevo ovviamente anch’io. Quanta gente sarebbe venuta a vedere il concerto dei White Lion? Booohhh....? Per fortuna tutto è filato liscio grazie anche agli amici (Marco Liziero Luca BonJovi e il mitico Ragno, su tutti!) che mi hanno dato le dritte giuste per mettere assieme i pezzi del puzzle e tirare su un evento dall’autentico sapore genuino, realizzato da una macchina a gestione familiare che non solo Tramp se ne ricorda tutt’ora ma anche i suoi musicisti ed i presenti a quella mitica serata. Mi arrivano ogni anno, puntuali, gli auguri di Natale da parte loro. Fu un successo quel concerto a Muggia. 480 spettatori paganti che comunque non bastarono per coprire le spese.
Oggidì conosco molti più metodi per evitare le trappole dispendiose in cui son caduto quella volta e che mi hanno fatto spendere abbondantemente. Ma l’evento è stato comunque indimenticabile. Abbiamo addirittura preparato una torta per il compleanno della moglie di Tramp che proprio quel giorno compiva gli anni e le abbiamo suonato Tanti Auguri con il pianoforte spegnendo tutte le luci del ristorante (pasta con l’astice…servizio di prima qualità). Si è potuto vedere il loro lato umano e semplice, anche se sono delle super star. Sono rimasti piacevolmente sorpresi. Solitamente queste persone si trovano davanti al consueto servizio di catering dove al termine di un semplice rinfresco segue sempre la fredda consegna del cachet e tanti saluti. Mike Tramp e la moglie, una bellissima modella indonesiana adorata nel suo paese d’origine, sono trattati come degli dei in oriente, e durante la fase del loro tour in quelle zone dovevano girare scortati, mentre qui come gente comune hanno trovato un’accoglienza da gruppo di amici.
Lo stesso trattamento è stato riservato, recentemente, anche ai membri dei Mr.Big (Eric Martin e Paul Gilbert), nei loro passaggi in città. Li abbiamo fatti stare bene.
Se penso che per i White Lion siano venuti spettatori dall’Ungheria e dalla Toscana, non mi pare possibile. Quella è stata la scintilla che ha acceso la miccia, e mi son messo ad organizzare eventi chiaramente alla mia portata.
I successivi eventi furono Circus Maximus e Seventh Wonder in un locale di Ronchi, dove purtroppo il titolare non offriva più di una pastasciutta e storceva il naso per pagare i musicisti. E’ anche vero che in quelle occasioni non riuscivamo ad andare oltre ai 150 spettatori paganti e questo mi rendeva la vita difficile. Anche perché a mala pena riuscivamo a coprire le spese.
Quella volta le cose si fermarono lì, ma potevo vantare di essere entrato nel giro perché continuando ad andare assiduamente in Scandinavia a vedere concerti e festival organizzati come si deve. Per esempio a Lillehammer in mezzo alla foresta, ero riuscito a prendere i contatti con gli stessi promoter.
Anni dopo, sono entrato a far parte dell’associazione Trieste is Rock, un collettivo adatto per organizzare questo tipo di eventi, non solo perché siamo in tanti e tutti volontari, ma anche perché nel gruppo militano tante persone che sanno come muoversi in diversi ambienti quali Siae, Enpals, burocrazia varia, certificati e contratti.
Nell’organizzare concerti cerchiamo sempre di regalare emozioni sia alle band sia al pubblico dando la possibilità agli spettatori di incontrare i loro idoli. Il Firefest Nottingham, ne è un buon esempio di quello che voglio dire. C’è uno spirito familiare, quasi da comunità. Si cerca di far avvicinare l’artista al pubblico.
Come associazione invece non organizziamo spettacoli secondo il concetto delle grosse società, ma secondo lo spirito svedese che offre uno spazio anche alle band locali per farsi notare. E ce ne sono molte in città.
Creiamo così degli eventi per far conoscere talenti cittadini agli altri cittadini; occasioni in cui gli artisti locali possono vendere i loro lavori o i propri gadget. Per fare questo è nata una sorta di collaborazione con locali e teatri triestini come vetrina, scelti a seconda del tipo di musica e da quanta gente si stima possa partecipare.
Sarebbe davvero bello che molto più pubblico partecipasse alle varie serate per creare un bel gruppo. Non principalmente per avere pubblico pagante che ammetto non guasterebbe perché ci permetterebbe di poter investire e crescere, ma se riuscissimo a centrare il nostro obbiettivo che è quello di portare un bel po’ di persone ai prossimi eventi, beh, in tal caso avremmo tutte le carte in regole per fare numeri davvero grossi nel 2014…non so se mi spiego.
Già così con l’Halloween Party di alcuni giorni fa abbiamo portato in città i mitici HAREM SCAREM, mai passati in Italia in 25 anni!! Che serata!! E il pubblico di oltre confine è molto attento a queste cose; noi lo sappiamo e puntiamo molto su di loro e non solo, perchè oltre agli amici slvoeni e croati, per la serata del 31 ottobre era presente mezzo Friuli, un gruppo di Veronesi, una famiglia siciliana da Pelermo, gente da Mestre, Padova, Firenze e Modena!!!...insomma dovremmo inziare a preoccuparci e cambiare il nostro "monicker"....Trieste non basta più !?!?
Certo è che se le cose funzionassero come nei paesi del Nord, dove esistono degli aiuti governativi, sarebbe molto più semplice fare serate. Mi spiego meglio, per il mini tour dei Circus Maximus che ho organizzato di recente in Italia, la band mi ha chiesto di preparargli una semplice dichiarazione con la quale confermavo di avergli procurato quattro date nel nostro paese. Niente di ufficiale come potrebbe essere un contratto, eppure quella semplice attestazione a loro serve per ottenere dal governo Norvegese un finanziamento (parliamo di migliaia di euro!), in quanto “rappresentanti della Norvegia nel mondo”, hanno la possibilità di ricevere un finanziamento. Quindi attestazione su carta semplice, presentazione al ministero della cultura (una bella ragazza di nemmeno trent’anni), approvazione e lo stato finanzia nel giro di poche settimane. Proprio come da noi.
Con questa cifra la band potrà pagare aerei, pernottamenti, trasferimenti e altre spese. Non sarà tutto coperto con la cifra erogata, ma li aiuterà non poco. Anche perché a loro non ho potuto garantire un ingaggio stabile per le quattro date che gli ho promesso. Sono una band di nicchia e hanno un seguito molto ristretto, quindi si stabilirà di volta in volta il compenso per ogni singola serata sulla base del pubblico pagante.
Inoltre con la trasmissione a Radio City Trieste, di cui parleremo dopo, le cose sono molto più facili da promuovere perché non ci ascoltano solamente in tutta Italia ma abbiamo un nutrito seguito di amici appassionati anche fuori dai confini nazionali. Pensa che per i Kamelot a Trieste il 21 novembre prossimo, ci sono diversi ascoltatori, oramai amici, dalla Germania, dalla Bulgaria e dalla Francia che ci hanno chiesto un aiuto per trovare degli alloggi in città per quanto verranno a vedere il concerto! Lo stesso è accaduto per degli svedesi che ascoltandoci si sono talmente tanto incuriositi di Trieste che dopo svariate ricerche su internet hanno deciso di passare le loro vacanze estive proprio qui da noi. A pensarci bene quasi quasi mi propongo come assessore alla promozione turistica della città di Trieste. A parte gli scherzi, queste sono delle belle soddisfazioni che mi danno un enorme forza per andare avanti.

4-Le avventure di reporter(M)axx
Da questa innata passione per la musica, è nata la mia pluriennale collaborazione con Flash, magazine una volta reperibile in edicola, poi purtroppo causa il fallimento dell’editore, è diventata una rivista solamente web. In Italia non siamo ancora pronti alla diffusione delle notizie esclusivamente via internet; non è una cosa entrata ancora nella nostra cultura.
Tutto è iniziato quasi per gioco con il reportage di un concerto dei Kamelot svoltosi all’estero. Era la prima volta che qualcuno proponeva alla redazione di pubblicare la recensione di un concerto avvenuto fuori dai confini nazionali. Successivamente, sempre per loro abbiamo realizzato in maniera continuativa i reportage di tutti i Festival e dei concerti italiani (e non) a cui assistevo.
Questa nostra collaborazione prosegue tutt’ora a tutto spiano e le cose girano per il verso giusto. Ottengo accrediti, pass e accessi ai backstage per interviste. Ovviamente il tutto senza vedere un soldo…lavoro per la sola gloria. Questa è un'altra nota dolente di come funzionano le cose nel nostro paese; in Germania o Svezia, ci si potrebbe permettere di vivere. Ma la soddisfazione di vedere pubblicate le mie interviste e di conoscere i miei miti da vicino, non hanno prezzo!!
Con il fatto di collaborare con Flash, ho incontrato davvero moltissimi artisti. Altri invece, per un motivo o per l’altro rimarranno sempre un sogno, come Ronnie James Dio, Led Zeppelin e Whitesnake.
Sempre per Flash, grazie alla mia faccia tosta, ho intervistato addirittura Sebastian Bach degli Skid Row nel 2009 in occasione di una sua tournèe solista a Treviso. Per quell’occasione avevo scritto al manager di Bach in modo da poter ottenere un’intervista, ma senza ricevere risposta alcuna. Mi presentai quindi nel locale del concerto nel pomeriggio durante il soundcheck nella speranza di riuscire a scavare qualcosa. Riesco ad avvicinare il manager, che si ricorda vagamente di una mia richiesta ma senza darci troppa importanza. Mi dice allora di ripresentarmi alla sera, prima dell’esibizione ma senza pretendere pass speciali oppure accrediti. Chiaramente non si trattava di una questione di soldi, ma di un traguardo. Riuscire ad avvicinare Bach sarebbe stato per me era un sogno che si realizzava. Così alla sera tornai alla carica e lo stesso personaggio mi invita a ripassare questa volta a fine concerto. Ovviamente non mi feci prendere dallo sconforto dell’ennesimo rinvio e puntuale mi feci vivo. Questa volta la fortuna fu dalla mia parte perché ad aprirmi la porta fu Jarzombek, batterista di Bach in quella occasione e che per pura coincidenza conobbi alcuni mesi prima al festival in Svezia. Jarzombek si ricordava di me e mi fece entrare.
Il manager, che si stava strafogando di cibaria varia, stupito di vedermi ancora una volta mi concesse solamente due domande. A quel punto mi giocavo tutto, non avevo nemmeno idea di quali domande avrei potuto fare e soprattutto temevo che l’ora tarda e la stanchezza di Sebastian Bach non avrebbero giocato a mio favore.
Partii con la prima domanda che mi passava per la testa, ovvero “Levami una curiosità, siamo nati nello stesso anno io e te, mi spieghi come mai siamo così diversi? Qual è il tuo segreto? Come fai a tenerti così in forma?” Ricordo ancora come si alzò in piedi con le braccia verso il cielo e le mani che facevano le corna mentre mi disse sorridendo “It’s Rock ‘n’ Roll!”. Quella sera sfatai il mito che le Rockstar hanno la puzza sotto il naso. Parlammo per un’ora e mezza e feci un’ intervista molto intima. Lui si aprì in modo spontaneo, probabilmente perché capì che ero un suo fan e mi vide emozionato. E a lui faceva piacere.
Anche altri artisti che ho incontrato si sono dimostrati molto alla mano. Nikki Sixx, ad esempio l’ho incontrato in aeroporto. Ha lasciato stare la fidanzata per concedermi due chiacchiere ed un paio di foto assieme a lui. E’ stato molto simpatico.
L’unico che ricordo essersi dimostrato d’avere la puzza sotto il naso è stato Blackie Lawless dei W.A.S.P.. Mi trovavo in Germania ad un concerto dei Kamelot e stavamo nel backstage dove ho conosciuto le loro famiglie intere. Arrivò l’entourage di Lawless e ci mandò via tutti. Stessa cosa accadde allo Sweden Festival, quando lo staff dello stesso artista, nuovamente ci fece sloggiare nonostante fossimo in compagnia di Kai Hansen dei Gammy Ray che avrebbero suonato quella sera stessa. Nonostante fossimo ospiti nel backstage principale, quello dove si trovavano addirittura le piscine, dovevamo andarcene tutti.



5-The Rock Brothers
Nei primi anni’90, conosco Andrea Sivini Mr Rock, sul mio attuale posto di lavoro. Io ero una new entry chiamata per il passaggio delle consegne in quanto lui se ne stava andando e io sarei divenuto il suo sostituto. Ho lavorato al suo fianco per sei mesi prima di salutarlo definitivamente perchè a tempo pieno avrebbe intrapreso la sua brillante carriera decollata nel mondo dei video. Sappiamo benissimo a che livello sia giunta la sua attività professionale.
Chiaramente io e lui non ci siamo persi di vista, perché da questo nostro incontro è nata un’amicizia con una passione in comune. La Musica!
Nel frattempo Andrea Sivini Mr. Rock, assieme ad altri amici, tutti vecchie glorie della radiofonia cittadina, hanno fondato Radio City Trieste, giovane e interessante realtà radiofonica cittadina ad esclusiva diffusione web al sito www.radiocitytrieste.it.
Penso sia dovuto spendere due parole a riguardo di questo team composto anche da nuove leve, alcuni dei quali sono figli degli stessi dj della radio. Trasmettono sempre in diretta con collegamento in webcam, creano eventi presso la loro sede di via dell’Istria, e soprattutto va detto che è una radio indipendente nel senso che non ricevono alcun finanziamento. Nessun sostegno economico da enti o da partiti politici, nessuna pubblicità commerciale. Tutto autofinanziato.
 
E così adesso, tra le varie cose, sono suo ospite nella trasmissione radiofonica Rock On gruppo (www.facebook.com/groups/rockon.radioshow/) abbiamo ormai raggiunto quasi i 1900 amici, potenziali ascoltatori da tutto il mondo. Smettiamo solo quando vediamo che il numero di presenti (e accertarsene con i computer e internet è semplice!!), va in calando…il problema, se così lo possiamo chiamare, è che adesso siamo “sbarcati” al di là dell’Oceano (Brasile, Argentina, Canada, Usa) e mentre da noi è l’una di notte, da loro è appena pomeriggio, per cui non si stancano mai!!
su Radio City Trieste, dove lui è l’anima seria e io invece lo spirito comico. Andrea porta la sua profonda conoscenza della scena rock anni ’70-’80, io quella della scena ’80-’90, con tanti artisti in comune nei nostri gusti musicali. La nostra è una trasmissione che va in onda tutti i martedi dalla durata indefinita (quasi sempre più di quattro ore) che si sta espandendo a macchia d’olio. Nel nostro
Quest’estate abbiamo iniziato pure ad organizzare dei concerti acustici presso il Giardino Marenzi, che sta proprio nel comprensorio della sede della radio stessa. Devo ammettere che non mi aspettavo una riuscita simile! Il prossimo anno faremo cose ancora più grandi!
Son strafelice di far parte dei…Rock Brothers!

6-Rock On!...e che il Metallo sia sempre con voi
Avevo già un passato da speaker radiofonico con Ricky Russo moltissimi anni fa a RadioFragola, dove portavo scatoloni di vinili da fare ascoltare e per farmi conoscere, anche se rispetto ad oggi era praticamente impossibile. La trasmissione si intitolava “Born To Be Wild”. Vent’anni dopo, sempre Ricky Russo mi ha richiamato a fare un’altra trasmissione (seppur molto più breve), la mitica “…E che il metallo sia sempre con voi!” a Radio Capodistria.
Oggi invece a 24 anni di distanza dalla mia prima esperienza, con la trasmissione “Rock On” a Radio City Trieste, le cose sono molto più semplici. Questo anche grazie al mio boss, o socio, Andrea Sivini Mr. Rock. Lui è uno che si dà da fare all’impossibile.
Siamo agli antipodi noi due. Io non so nemmeno accendere un mixer mentre lui è un esperto in fatto di tecnologia. Diciamo che ci dividiamo i compiti; lui porta la conoscenza tecnica e io la mia passione rock maturata anche durante i miei viaggi. Attualmente la mia è una passione nascente quella per la radio.
Siamo partiti dalla scena locale e adesso ci ascoltano in tutto il mondo. E’ accaduto tutto in modo molto veloce, senza quasi rendercene conto. Inutile dire che siamo molto contenti di questo progredire. Chi lo avrebbe mai detto? Effettuiamo collegamenti con gli Usa e la Svezia. Ho addirittura intervistato in diretta i Saxon in occasione della pubblicazione del loro Sacrifice. Non la dimenticherò mai quell’intervista. Sapevo che l’interlocutore che stavamo per intervistare, doveva parlare delle stesse cose per l’ennesima volta nello stesso giorno, quindi ho voluto evitare le domande ovvie e ho iniziato buttandola in scherzo chiedendogli “Come potete pensare di vendere dischi con un nome come Saxon? E cambiare nome? Altrimenti non venderete nemmeno un disco!”. Lo spirito è stato colto immediatamente e aprendosi una birra e facendo un brindisi a distanza ha risposto “Che vuoi…volevamo chiamarci Iron Maiden, ma una band con un nome come questo esiste già.” Poi naturalmente le cose hanno iniziato a prendere una piega seria.
Dato che la trasmissione vanta ascoltatori in tutto il mondo, alterniamo i commenti in italiano e in inglese per permettere a tutti di capire cosa stiamo dicendo, anche se ovviamente cerchiamo di dare più spazio alla musica. E poi c’è il nostro interesse per la scena Rock locale. Quindi eseguiamo le serate live con la diretta radio e web. Ci siamo accorti che di band ce ne sono davvero tante in città e speriamo che la faccenda si evolva ancora di più.

7-La Rock family
Nella mia vita però ci sono anche altre cose alle quali devo dare la precedenza, come il lavoro e la famiglia.
Mia moglie Daniela è una santa perché sopporta me, le mie scorribande all’estero e la mia passione per la musica. Bisogna dire però che anche lei è un’appassionata. Andiamo assieme ai concerti. Mi ha minacciato di divorziare se non fossimo andati assieme al ProgPower Festival ad Atlanta negli States o alla Sweden Rock Cruise (una crociera “Rock” tra i ghiacci della Finlandia). Lei è una fan sfegatata dei Seventh Wonder, si è fatta tatuare il loro logo. A ferragosto, presso la radio, a sorpresa, sono venuti due dei componenti della band. L’idea era di farli venire tutti e farli suonare, ma purtroppo il cantante è attualmente impegnato nel tour con i Kamelot. Comunque è stata una bella festa, e i Seventh Wonder al completo le hanno inviato un video messaggio su Facebook.
E poi c’è mio figlio Andrea che ha dieci anni e suona la chitarra. Nei primi giorni di lezioni, ha chiesto di poter imparare gli assoli degli Scorpions e dei Tesla, ma ovviamente il maestro non ne era a conoscenza, per cui gli ha insegnato qualche semplice riff degli Ac/Dc. Ecco, lui è il mio consulente. Quando finisco la stesura di una recensione, gli faccio ascoltare il disco e gli chiedo un parer in modo da poter assegnare un voto. Lui sarà la bestia della famiglia. A scuola, già così giovane va con magliette Rock e lo zaino dei Kamelot. I suoi compagni lo salutano facendo le corna rock. E pensare che i miei genitori un po’ disperati per questa mia passione erano convinti che un giorno mi sarebbe passata, e invece si sta già preparando la continuazione della saga della BarzeRock Family.
Ti ricordi quando appena iniziata l’intervista ti ho parlato del concerto di Oslo dei Kamelot? Dopo aver stabilito i contatti con loro, gli mandai un semplicissimo video di mio figlio Andrea, all’epoca di appena tre anni, che cantava una loro canzone. Ti puoi immaginare questo bambino che canta a modo suo una canzone metal. E piaciuta talmente tanto la sua performance, che l’hanno inserita nel video ufficiale di “Serenade”, e non solo l’hanno resa reperibile su Youtube ma l’hanno inserita anche tra i bonus extra del dvd registrato nella capitale norvegese di cui ti parlavo. Da qui parte la mia innata passione per i Kamelot, che ripeto si esibiranno a Trieste il prossimo 21 novembre. Sarà il concerto della mia vita!

video di Serenade (Kamelot); oltre all'epertura con il giovane Andrea, a 4'15'' vediamo la banda di "supporte locali". 
Son comunque convinto che tutti i bambini abbiano un’anima “rockettara”, solo che in Italia non viene (o non può??) essere “coltivata”. Anche mia figlia Chiara (che ora ha vent’anni, ed al primo moroso ha fatto conoscere i Gotthard…) a due anni, si sbatteva e faceva l’headbanging sul seggiolone ai ritmi dei brasiliani Angra ed adorava i Sonata Arctica…altro che Zecchino d’Oro!

8-Il sogno del corsaro
Il concerto dei sogni che vorresti organizzare ma impossibile perché una band non si muove più, perché troppo costoso o perché la band/artista non esistono più?
Iron Maiden, ma è una risposta ovvia. Mi piacerebbero molto gli Scorpions, anche se temo che tra qualche anno potrebbero mollare, e ora non ho i mezzi adatti per organizzargli uno spettacolo.
Mi piacerebbero molto i Tesla, una band americana della quale ti racconto un aneddoto. Anni fa ci siamo curati un’infinità di chilometri per andare a vederli in Svizzera a Pratteln, in una location bellissima. Mi presentai come giornalista accreditato per un’intervista, anche se non era vero, e comunque mi accolsero in modo amichevole nonostante ammisi di non avere nessun appuntamento. Oltre a fare l’intervista mi diedero il pass per la serata, gadget di ogni sorta, plettri, bacchette e foto autografate. Come se tutto questo non bastasse, la sera durante il concerto, il cantante ci dedicò un brano presentandolo come “…per i nostri amici italiani che hanno fatto tanta strada per vederci.” Ammetto di aver pianto per la gioia. Ho recuperato addirittura un bootleg che sta girando il mondo, nel quale si sente questa loro dedica. Solo un mese dopo, in Svezia, eravamo presenti alla loro conferenza stampa, regolarmente accreditati. Si trattava di uno di quei incontri alla grande come si vedono alla tv; c’erano i divanetti per le star a disposizione dei cronisti e davanti a loro tutte le sedie sistemate per i giornalisti ammessi all’incontro. Nessuna possibilità di avvicinarli però. C’era un servizio rigoroso di sicurezza, in mezzo a rappresentanti giornalistici di tutto il mondo. Insomma, i Tesla mi hanno riconosciuto e interrompendo la seduta d’incontro mi hanno salutato e chiesto di avvicinarmi a loro per salutarli. Gli altri ospiti mi hanno odiato. Sentivo i loro sguardi fulminarmi.
E’ impegnativo organizzare loro un concerto; hanno un cachet molto altro e in più c’è il costo dell’aereo dagli Stati Uniti. Per ora è troppo difficile, ma un giorno chissà…
Però anche gli Europe mi piacerebbe riuscire a farli suonare a Trieste nonostante siano già passati due volte in regione. A loro devo un gran favore.
Tutti credono che loro siano solamente Carry e The Final countdown, ma non è così. Per rendersene conto basta guardare il dvd Almost Unplugged dove eseguono brani dei Deep Purple, U.F.O., Led Zeppelin, e durante le riprese ufficiali io e mio fratello eravamo presenti.

Ci siamo curati una trasferta a Stoccolma per vederli dal vivo in acustico in quella occasione con una sezione di archi al Teatro Nalen. Tutto esaurito in prevendita e noi ovviamente senza biglietti. Nessuna possibilità di entrare, erano previsti spettatori da tutto il mondo addirittura provenienti con voli charter, ma noi non potevamo rimanere a bocca asciutta. Davanti al botteghino abbiamo istituito un sit-in alla disperata ricerca di qualcuno che avesse un biglietto superfluo da vendere, mentre mio fratello disperato piangeva seduto sul marciapiede. Tutti conoscevano la nostra storia. Alla fine, presi dalla disperazione, dal botteghino ci hanno passato due pass e uno dei due con permesso di fare foto anche se i diritti per le immagini fossero stati già venduti alla tv per la diretta streaming e la ripresa per il dvd ufficiale. Nonostante tutto, nel video si vede mio fratello sul palco che gira come fotoreporter autorizzato. L’unico tra l’altro. Quindi devo loro un favore e voglio farli suonare a Trieste in Piazza Unità. E’ una vera impresa, ma io ce la farò!






Link Utili:



Profilo personale di Maxx


Trasmissione radiofonica “Rock On”

Radio City Trieste

Associazione Trieste is Rock (eventi musicali)

Sito ufficiale della band Kamelot
 

martedì 13 agosto 2013

Roger Waters - The Wall - Padova 26 luglio 2013

di Cristiano Pellizzaro

Mastodontico, tecnologico, scenografico, teatrale. In una parola sola The Wall, lo spettacolo musicale più conosciuto e non per nulla più costoso al mondo a tal punto da vantare centinaia di repliche avvenute solamente negli ultimi anni, ovvero quando la sua mente creativa ha deciso di riportarlo in giro per il globo, perché a parte l’isolata esibizione di Berlino nell’estate del 1990, non ci furono altre ripetizioni dopo quei pochi concerti tenuti nel 1980 in promozione appunto del famoso disco doppio dei Pink Floyd. Solo una manciata di spettacoli che si sono svolti tra l’America, il Regno Unito e la Germania Ovest, in quanto troppo costosi e troppo difficoltosi da allestire.
Si parla di storia della musica, cambiamento della società e della cultura con The Wall. Si tratta di uno spettacolo per nulla semplice, che va seguito come fosse un opera teatrale . E’ impegnativa la sua rappresentazione live. The Wall è molto più di un concerto e sorpassa di gran lunga il musical. Non ci sono precedenti prima di lui e tuttora non ci sono eguali...

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Rolling Stones - 50 Years - Londra, Hyde Park 06 luglio 2013

di Cristiano Pellizzaro


Alla fine sul prato non rimane altro che un mucchio di spazzatura. Nulla a che vedere con le distese d’erba soffici e invitanti che gli altri parchi londinesi sanno offrire. Qui anche un semplice e piccolo parchetto a malapena segnato sulla mappa, sa invitare chiunque a passarci in mezzo per stendersi e godersi un po’ quest’erba inglese di cui tanto si parla. Forse anche Hyde Park potrà offrire le stesse cose, ma non dopo i concerti che vi si svolgono abitualmente. Su di questa distesa d’erba hanno suonato in molti. Dai Gong di Daevid Allen ai Blind Faith di Clapton e Winwood, sino a Springsteen la scorsa estate; fu quella l’occasione live londinese in cui il Boss, a fine concerto con tanto di Paul McCartney come ospite, si vide staccare la corrente per superati...

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http://planando.altervista.org/musica/speciali/rolling_stones.htm 

Kiss - Villa Manin Codroipo, Udine. Lunedì 17 giugno 2013

di Cristiano Pellizzaro

Quest’anno il cartellone estivo della Regione si è arricchito un po’ tardi, e solamente ora gli appassionati possono stare tranquilli dopo tutti gli scongiuri fatti per evitare il peggio dato che in tempi di crisi sembrava quasi dovesse esserci una carestia di eventi live. Il concerto dei Kiss invece era stato annunciato già lo scorso novembre ed era rimasto in lista assieme a pochi altri appuntamenti per diversi mesi.
Il nome della band mascherata avrebbe fatto brillare gli occhi, anche se fosse stato da solo in cartellone, soprattutto se si pensa che sarebbero stati soltanto due i passaggi nel nostro paese. Che festa! Proviamo ad immaginare la vastità di persone di svariata provenienza, anche straniera, che avrebbero invaso Codroipo. Inutile dire che l’appuntamento è di quelli a cui è vietato mancare...


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The Who - Quadrophenia Tour 2013 - Londra, O2 Arena 15 giugno 2013


 di Cristiano Pellizzaro


Durante la conferenza stampa di fine 2011, tenutasi a Londra per la presentazione di Quadrophenia Direcotr’s Cut, in netto anticipo sul quarantennale della nota Opera Rock, e per la quale a pochi fortunati era stato concesso l’onore di potervi prender parte, Pete Townshend disse che gli Who avevano realizzato solamente tre dischi buoni; Tommy, Who’s Next e Quadrophenia appunto, loro ultima pubblicazione degna di nota, definendola anche la migliore. Forse non tutti saranno d’accordo a riguardo di tale affermazione, soprattutto se andiamo ad indagare tra i fans, ma se a dirlo è proprio lui, mente e anima di una delle band più famose del pianeta, che hanno saputo creare e influenzare, allora è da tacere e da concordare...

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http://planando.altervista.org/musica/speciali/who.htm

venerdì 19 ottobre 2012

In groppa al dromedario verso l'oasi di Ozcine

di Cristiano Pellizzaro
fotografie di Sarah Kouhou


Esiste un luogo sull’altipiano triestino, dove basta varcare una porta e ci si ritrova nel mezzo di un deserto nordafricano accompagnati da neri dromedari dagli occhi rossi, in groppa ai quali è possibile esplorare questo mondo immaginario e fermare il tempo in modo da potersi permettere di immergersi totalmente nella musica mentre suoni dilatati ci cullano secondo il tempo scandito dalla base ritmica che regge il gioco e ci permette di viaggiare senza sosta. E' di questo che si ha bisogno ogni tanto, in altre parole di un’allucinazione creata dalla musica piacevolmente suonata con passione.
Il mondo immaginario appena descritto non è per niente una dimensione nuova, gli stessi protagonisti di questa storia lo ammettono e mettono le mani avanti un po’ per correttezza nei confronti di chi prima di loro ha già creato mondi e personaggi di una propria mitologia o esplorato lande musicali desolate e allo stesso tempo floride di colori, sensazioni e atmosfere, e un po’ per evitare critiche, giudizi e commenti, perché, come scopriremo, si tratta di gente con i piedi ben saldi per terra che delle loro precedenti esperienze musicali ne hanno fatto un ricco vademecum per vivere e sopravvivere senza montarsi la testa.
Proprio per questo li ho scelti, perché oltre alla loro musica, che ad essere sincero mi piace e quindi è un mio giudizio personale di parte, la loro politica promozionale, se così possiamo chiamarla, e lo spirito con il quale affrontano quest’avventura sono sinceri e genuini. Senza aspettative di alcun genere.
Tutto questo inizia quattro anni fa in una sala prove immersa in un paradiso urbano, dove gli abitanti delle case immediatamente vicine sembrano non protestare mai. E già questa è roba di un altro mondo.
Proprio qui ho potuto incontrare una band molto interessante che volentieri vado a presentarvi.
Banalmente, come loro stessi ammettono, il nome deriva dalla passione comune dei membri della band per gli Ozric Tentacles e la località dove suonano. Ecco gli Ozcine quindi, un interessante band composta di quattro elementi, alcuni dei quali già noti nell’ambiente triestino, che per pura passione hanno realizzato questo progetto formato da amici che si divertono a fare musica priva di schemi o di qualsiasi altro elemento studiato a tavolino che possa impedire la libertà d’espressione artistica di ognuno di essi. La loro musica si basa principalmente sull’improvvisazione.
Per la loro formazione musicale, come già detto, oltre agli Ozric, sono molto vicini ad altre realtà esistenti come Tool oppure ai Gong, senza dimenticarsi che hanno un forte richiamo anche verso diversi nomi di quei furboni dei Corrieri Cosmici del crucco Kraut Rock.
Gli Ozcine suonano secondo il proprio stato d’animo ed eseguendo le musiche così come vengono in quel momento; partono da un riff o da un giro che uno di loro esegue anche durante la fase di allestimento degli strumenti. In questo modo prendono forma le loro session e sviluppano temi composti da dinamiche variabili sulle quali lavorano e si concentrano, mentre assistono alla proiezione di un film. Ed è proprio qui che avviene il bello, perché il film diventa parte integrante della loro musica catturando suoni e musiche elaborati all’istante. Un’esibizione in diretta ispirandosi al film proiettato.
Tutto è nato per caso da un’idea di Carlo Giacometti, soprannominato Mente per il suo piglio creativo e per il saper arrangiarsi in ogni situazione e questa sua trovata lo dimostra pienamente.
“Le prime volte, quando ancora l’idea era in fase di sperimentazione, utilizzavo spezzoni di serie televisive, frasi, parole o musiche che non necessariamente proiettavo in quel momento; le elaboravo al pc tramite software e le riproducevo. Poi invece ho deciso di passare alla sperimentazione del lavoro in tempo reale, in altre parole catturando suoni o tutto quello che poteva essere interessante mentre il film veniva proiettato. La cosa, anche se divertente e funzionale, si è dimostrata tutt’altro che facile”.
Per poter adoperare una pellicola, si deve conoscere la trama, andare a prendere le parti che si addicono e che si suppone possano andare bene con la musica suonata in quel momento e non è detto che ogni film possa andare bene. L’individuazione della parte del film che si pensa possa essere idonea, si basa su di una scelta del tutto personale di Carlo che procede con l’estrapolazione dei vari spezzoni, li cattura, li processa immediatamente e li riproduce; alcune volte li elabora a tal punto che non si riconoscono nemmeno dall’originale e vengono inseriti nel contesto della musica diventando così parte integrante dell’esecuzione di quel momento per creare un tappeto sonoro filtrato e deturpato nelle maniere più allucinanti.
Tutto questo accade mediante l’ausilio di una postazione di lavoro in continuo mutamento. Non per nulla Carlo per il suo ruolo all’interno nella band si autodefinisce “addetto alle varie ed eventuali”, mentre gli altri preferiscono definirlo “come un genio dei bit applicati ai suoni”. Oltre ad un vecchio sintetizzatore Korg Ms-10 semimodulare analogico collegato ad un delay e ad un Chorus, toglie o aggiunge strumenti come tastiere midi collegate al pc oppure sintetizzatori per pc che lui stesso crea, testa e sviluppa di volta in volta. Assieme a tutto questo adopera un macchinario agli ambienti musicali, ovvero un generatore di funzioni che possiede invece una certa familiarità con i laboratori di fisica e non a caso Carlo sta concludendo gli studi in Fisica della Materia Condensata.


Nessuna combinazione quindi, perché la considerevole connessione tra fisica e strumentazione è dovuta proprio alla materia di studio che gli ha permesso di capire come funzionano le cose, come anche il soprannome Mente, proprio come il custode delle mappe del film 1999 Fuga da New York, una pellicola che è nelle loro intenzioni adoperare prima o poi per qualche loro suonata, come pure Mad  Max. Perchè i film che prediligono sono di carattere futurista, fantascientifico o apocalittico sia vecchi che nuovi. Tutti film scelti da una lista prima di iniziare ogni volta. Una certa curiosità per qualche esperimento con film pornografici non nascondono di averla; dovrebbero contenere suoni interessanti da manipolare.
Scherzi a parte, o forse anche no, il lavorare durante la proiezione di un film li ha portati ad evolversi fino a raggiungere una situazione tale in cui ogni volta eseguono un concept album suonato senza interruzioni di alcun tipo per tutta la serata durante l’intera proiezione del film. Aprono e chiudono. Anche per più di due ore filate se le cose girano per il verso giusto.
Questa è la loro peculiarità, ma la struttura, la forza, l’anima invece?
Il ruolo forse più delicato, la ritmica, è affidata a due rodati amici di vecchia data e compagni di scorribande musicali oramai da svariati anni. Andrea Bonetti e Marco De Polo, rispettivamente batteria e basso degli Ozcine, non contano nemmeno più da quanti anni si conoscono. Assieme in vari progetti musicali, in molti se ricorderanno in un interessante band cittadino, e facente parte di quella schiera poco nutrita in città in quel periodo. Si trattava dei Myrrha, un quartetto d’impatto musicale e scenografico, protagonista di un percorso evolutivo partito da un misto tra rock, arabo e celtico degli inizi (ben distante della world music come qualcuno li aveva definiti), per arrivare ad un misto di New Wave, Elettronica e Sperimentale con spettacoli live con tanto di video proiezioni che andavano di pari passo con la musica, e gestiti dal tastierista e programmatore Alessandro Majcan, mentre la voce e la danza del ventre erano della bellissima Patrizia Haggiopulo.
Andrea e Marco, un’accoppiata vincente che si capisce al volo. Chissà a quanti faranno invidia. Non hanno bisogno di guardarsi, s’intendono e basta. Capiscono benissimo cosa l’altro sta per fare, quando suonano. Un determinato colpo sulle pelli e i piatti della batteria o una determinata scala sul manico o sui pick up del basso e di conseguenza l’altro sa come comportarsi e come agire di conseguenza sul proprio strumento.
Chiaro che l'intesa si viene a creare solamente in determinati momenti, quando la situazione lo permette, ma è altrettanto vero che tali situazioni possono accadere in casi in cui i musicisti sono veri e propri professionisti. A tal riguardo Marco ribadisce: “ho provato a suonare con bravissimi musicisti, ma non essendoci stata l’affinità, le cose non venivano come speravamo. Mancava qualcosa. Può accadere che le cose girino benissimo anche tra musicisti senza affinità alcuna, ma si deve trattare di professionisti, gente che s’intende al volo”.
Il cuore in due parti: uno dal seggiolino dietro la sua Yamaha 15000 acustica, arricchita con centralina di suoni elettronici Yamaha DTX 500 oltre a vari pad sparsi un po’ ovunque sul drum set in modo da ampliare la gamma di suoni, l’altro con lo scorrere delle dita lungo il manico del basso collegato ad un amplificatore tradizionale assieme ad una serie di effetti, più vecchi che moderni (scelta non casuale per una questione di gusti musicali), ed un Chorus appartenuto ad Ed Wynne, storico leader degli Ozric Tentacles; effetto non rubato ma reperito tramite una serie di conoscenze e clienti del negozio di musica dove lavora.
Il prezioso "Chorus"di Marco
Da qui viene fuori la musica degli Ozcine, che non è nulla di troppo complicato tendono a precisare in quanto non si tratta di tecnica e la loro musica è priva di tempi dispari o strutture articolate. Puntano a creare melodie non ossessive ma ripetitive in modo da dare spazio alla chitarra e all’effettistica per potersi sfogare e lasciarsi andare in cosmiche aperture spaziali. Ognuno di loro crea al momento, improvvisa dallo spunto che si genera da influenze e suggestioni musicali o rumoristiche esterne che cercano di riportare in musica.
Tutto questo però, per quanto possa sembrare senza limiti espressivi e forse anche tecnici, può trarre in inganno. Non è facile trovare musicisti ai quali piace suonare questo tipo di musica ben volentieri come la suonano loro e se ne vantano con giusto orgoglio.
“Il nostro modo di fare musica non da soddisfazione ai più degli addetti ai lavori perché solitamente l’attività media di ogni musicista è quella di creare una band, fare qualche cover assieme a qualche pezzo inedito, andare a suonare in giro, realizzare un demo con conseguente promozione e stare a vedere che succede”.
Quanto appena descritto, parte dal presupposto che tutti i brani devono essere strutturati in un determinato modo per un preciso tipo di pubblico. Loro invece non hanno nessun’ambizione al di fuori della loro sala prove; almeno al momento.
“Vogliamo divertirci e creare tutto in una salsa psichedelica, strana e se accadrà qualcosa a livello promozionale sarà una bella cosa, altrimenti andrà bene lo stesso. La nostra musica è difficile nel senso che non si tratta del solito giro d’accordi che in tanti sanno fare. Ammettiamo anche che la nostra tecnica è molto inferiore a quella di jazz o progressive band, che impegnandosi solamente al 10% non ci permetterebbero di raggiungerli minimamente anche se noi ci impegnassimo al 110%. Il nostro punto forte è la compattezza delle nostre anime artistiche, se così possiamo chiamarle, che hanno voglia di esprimersi per mezzo di questo tipo di musica ancora dopo cinque anni dalla nascita degli Ozcine, senza una finalità precisa e soprattutto senza stress alcuno. Tutti noi impegnati in questo nostro progetto, abbiamo alle spalle un passato da musicisti con demo promozionali, esperienze con partecipazioni a concorsi, serate nei locali o comunque in giro per farsi conoscere, periodi in studio di registrazione magari con qualche straccio di contratto. Cose che richiedevano impegno, precisione, metronomi con il conseguente e unico sogno-illusione come tanti di poter apparire sugli schermi di Mtv. Una delle solite e tante storie. La difficoltà dunque di quello che facciamo sta nel trovare il motivo e la situazione per farlo. Quasi irripetibile e senza una finalità”.
Eppure gli Ozcine hanno una ricca cassaforte piena della loro musica. Hanno sempre registrato tutto. Nulla hanno lasciato che si perdesse dopo aver spento i loro amplificatori e staccato la spina della sala prove. Da un primissimo registratore a cassette che chiamavano Studer, ora immortalano le loro session con uno Zoom H2, registratore digitale a memoria espandibile, poi riversano tutto sul pc, lo processano e lo ripuliscono. Ma che senso ha tutto questo lavoro di registrazione se non si ha nessuna finalità? Sicuramente è complice il piacere di riascoltarsi non solamente a fine serata per provare il piacere di valutare il proprio prodotto ma anche per poter verificare il progresso fatto nel corso del tempo. Una giusta intuizione, messa in pratica da molti ma non da tutti, e questo se permettete è un grosso errore. Lo stesso Frank Zappa registrava tutto ogni volta. E questo permetteva non solamente di tirare fuori un giro di basso oppure un passaggio che non ci si ricordava più. Grazie a questo sistema, oggidì sembra che gli eredi Zappa siano in possesso di interminabili ore di registrazione avvenute non solamente in fase di prove dei vari lavori ma anche nelle varie jam session che Zappa ha tenuto con moltissimi musicisti.
Chi degli Ozcine è il curatore delle registrazioni e custode dell’archivio sonoro, è anche chitarrista cosmico delle sonorità spaziali e dilatate. Alessandro Sartore, amante del Delay con un  passato in studio di registrazione sia come fonico che come musicista, al contrario di tutti gli altri suonatori delle sei corde, non emerge mai come solista del gruppo. Per puro piacere e divertimento, essenziali nell’ambito della Ozcine music, il suo ruolo è quello di creare il mix sonoro fatto di tappeti di suoni sui quali si appoggia tutto il resto della loro musica. Sembrerà paradossale, ma la sua chitarra forse esegue molte più note basse di quante ne esegue il basso di Marco che in quel preciso istante genera suoni e lamenti assurdi che riportano alla mente quanto potrebbe creare un synth.
Anche in questo caso, non c’è niente di troppo complicato nella strumentazione: una chitarra Telecaster, oppure una semi acustica Crafter SA, con le quali crea suoni elettrici in alternanza con altri più dolci a seconda delle dinamiche dell’esecuzione che si sviluppano in quel dato momento. L’amplificatore invece è stato proprio ricercato per una questione di gusti personali.“Si tratta di un Sessionette degli anni ’80 a mosfet transistor, prodotto ancora oggi e in Inghilterra costa un mucchio di soldi. Il mio esemplare l’ho trovato usato per pura coincidenza a modico prezzo; dove me l’hanno venduto nemmeno conoscevano la marca e le potenzialità. L'avevo scovato dopo vent’anni di ricerca e finalmente ero riuscito ad averlo. Si tratta di una ricerca iniziata quando ero ancora bambino e leggevo le varie riviste di chitarra che mi passava mio fratello maggiore, chitarrista anche lui. Non potevo trovare di meglio per la nostra musica. Le sue potenzialità si adattano benissimo”.
Insomma gli Ozcine, una realtà musicale del sottobosco triestino immersa nella musica svincolata da clichè, schemi, obblighi e quanto altro si potrebbe ancora dire.
Poco di nuovo fino a qui o forse nulla d’accordo, ma sono cosciente e sincero di aver voluto incontrare questi quattro ragazzi per il loro estro, passione e voglia di fare musica buona. Ammettiamo anche che le spazialità sonore che creano non sono roba per tutti e che molto bene hanno riproposto quanto già piantato e coltivato da molti altri prima di loro; ma ognuno di loro ha anche altri progetti del tutto diversi e se vogliamo, molto più ambizioni rispetto agli Ozcine.
Andrea sta preparando alcuni live assieme ad una Progressive-Metal band dal nome Seven, quindi brani precisi nell’esecuzione che non durano meno di sette minuti. Carlo a tutti gli effetti è un chitarrista rock con anima blues e assieme al fratello Sandro suona nel Giacometti di Fiore Giacometti Trio, dedito a cover e brani inediti di Blues, Soul e Rock, oltre a scatenarsi con le improvvisazioni dei Collettivo Molesto!. Alessandro invece non si accontenta e addirittura forma assieme alla cantante Erica Bognolo il duo acustico degli Infocus, suona in una tribute band dei Pink Floyd da nome Pink Moon e collabora con una band molto curiosa dal nome Iboga Vision dove suoni eseguiti in stile Doors vanno a mischiarsi a sonorità etniche e percussive. Al contrario di tutti gli altri, Marco è l’unico che oltre a questa situazione non suona con nessun altro tanto è appagato da questo progetto che lo riporta con la mente ai suoi viaggi in moto in Tunisia attraverso il deserto, dove incontra saltuariamente i dromedari, da qui mutati nell’aspetto e negli occhi e diventati le loro mascotte. Allora perché esistono gli Ozcine, questa band nata per gioco che non soltanto vuole non tirarsi fuori dalla sala prove ma neppure realizzare un prodotto finito, quando potrebbe lasciare un bel ricordo della sua presenza?
“A noi piace suonare e basta, e ci teniamo a ripeterlo. Più che fare musica forse facciamo rumore. Siamo contenti di suonare senza nessun tipo di vincolo. Per ognuno di noi è la situazione musicale che più si adatta alle proprie esigenze creative. Per noi suonare come Ozcine è uno sfogo, un eliminare le tossine accumulate durante tutta la settimana, è la situazione che ci diverte di più di tutte quelle che abbiamo fuori di qui. Suoniamo principalmente per noi senza il voler piacere agli altri. Se poi chi ci ascolta rimane ben impressionato, allora sarà sicuramente dovuto al fatto che la nostra musica ricorda quella di altri nomi già citati.
Se esistiamo ancora dopo quattro anni, anche se non abbiamo un obbiettivo ben definito, è perché dalle nostre precedenti esperienze ne siamo usciti maturati, siamo coscienti che musica come la nostra non essendo adatta a tutti è difficile da portare fuori dalla sala prove, anche se ci sono svariate opportunità di luoghi alternativi o festival come il Pietrasonica o il Land Art Aeson. Riteniamo che la nostra musica sia ancora acerba o forse è solo una questione di tempi. Se dovrà accadere qualcosa accadrà, ma per ora rimaniamo qui senza scannarci in preda allo scazzo perché non è accaduta ancora nulla o chissà che cos’altro. Come già detto, per noi questa è una sorta di terapia d’urto contro tutto lo stress giornaliero che alcune volte sfocia in distruzione di coni di amplificatori e lanci di vecchi e malconci bassi in giardino a fine prove.
 Abbiamo però pensato anche ad altre cose da inserire nella nostra musica come ad esempio dei pennelli sonori, una trovata assieme ad Alessadro Majcan, l’ex tastierista dei Myrrha che ora vive in Spagna. Vorremmo inserire dei sensori nei pennelli di un pittore in modo da catturare i suoni mentre dipinge sulle note della nostra musica in modo da far interagire i rumori delle sue strisciate catturandole ed elaborandole assieme alla nostra musica. Ovviamente non è una cosa facile da portare a termine; ci vorrebbe organizzazione e mezzi idonei per farlo, e se vuoi fare le cose che ti piacciono non devi seguire nessuna politica commerciale che ti impone di fare brani della durata massima di quattro minuti. Abbiamo già dato il nostro a tal riguardo e la disillusione gioca per noi un ruolo importante ora che abbiamo raggiunto un’espressione che va ben oltre i limiti facilmente imponibili e quindi siamo divenuti alternativi o forse anche asociali.
Forse abbiamo anche perso per un certo verso quella voglia di ricerca di soddisfazione nell’esibirsi in pubblico e arrivati a questo punto, e facendo questo tipo di musica, per noi vorrebbe dire denudarsi davanti agli altri”.


Ogni scelta va rispettata e per quanto ritengo che gli Ozcine siano sprecati in sala prove, appoggio quanto hanno detto.
Prima di sentire la loro musica, difficilmente pensavo che avrei mai potuto rivivere determinate sensazioni che da anni oramai tenevo nello scrigno dei ricordi. Roba che apparteneva al passato ma non perché avessi deciso di voltare pagina o chissà per quale altro motivo ma più semplicemente perché era una parte della mia vita che aveva fatto il suo corso, quindi potevo solamente continuare il mio percorso evolutivo e tenere ben presente quanti bellissimi brividi, sogni ad occhi aperti o viaggi immaginari mi avessero fatto intraprendere alcune musiche alle quali mi ero avvicinato come un pezzo di ferro ad una calamita. Sensazioni inspiegabili e irripetibili che le prime volte ti sconquassano, poi ti diventano complici, poi amiche e in fine sagge consigliere. A questo punto può capitare che queste sensazioni rimangano nascoste anche per anni fino a riemergere senza avviso e travolgendoti in maniera così violenta e inaspettata che ti portano a scuoterti da solo per cercare di svegliarti anche se non stai dormendo.
Ogni musica regala sensazioni e brividi diversi, ma quello che gli Ozcine mi hanno regalato è stato qualcosa che va ben oltre al rivivere quello che credevo non poteva più avvenire, ma soprattutto sono stati loro a regalarmi nuovamente quella sensazione che solitamente solo i primi dischi che avevo ascoltato riescono a darmi ancora.
Allora, salgo nuovamente in groppa al dromedario nero dagli occhi rossi per farmi portare ancora una volta attraverso il deserto verso l’oasi di Ozcine.