venerdì 3 agosto 2018

I SOVIET + L'ELETTRICITA' 1917-2017 Un secolo di CCCP - Udine, 15 novembre 2017 Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18/11/2017)
Fotografie di Nicola Lucchetta

Foto di Nicola Lucchetta
Finalmente qualcosa di diverso. Non il solito tour teatrale, non la consueta rappresentazione di uno spettacolo già visto, ma un inedito incontro tra il concerto, la rappresentazione scenica e un discorso di piazza di quelli che la storia ci ha fatto conoscere. Ideologie politiche a parte (non sto scrivendo per questo motivo e non è mia intenzione fare alcuna propaganda o critica verso nessuno), questa volta si è trattato di uno spettacolo a tema che ha voluto celebrare il centenario della Rivoluzione russa, evento storico fondamentale per Massimo Zamboni ideatore di questa iniziativa che decide di inscenare un comizio musicale dove la scenografia semplice ma incisiva richiama agli allestimenti dell’epoca per i grandi oratori. Ecco quindi che va in scena nel capoluogo friulano al Teatro Nuovo Giovanni daUdine, I Soviet+l’elettricità 1917-2017 Un secolo di CCCP (organizzazione Azalea.it). Sin da subito però il sospetto è che il pubblico partecipi alla serata principalmente per il trascorso Punk di Zamboni e Fatur nei CCCP Fedeli alla linea, e delle più recenti rivisitazioni dello stesso repertorio assieme ad altri compagni presenti anche in questa occasione (Angela Baraldi, Max Collini degli Offlaga Disco Pax, Simone Filippi degli Ustmamò). Filmati d’epoca, testi storici e racconti recitati compongono la set list assieme a brani dei già citati CCCP (Spara Jurij, Live in Pankow, A ja ljublju SSSR) e dei C.S.I (Cupe vampe e Unità di produzione), tutti rivisti musicalmente per l’occasione e decisamente in grado di catturare l’attenzione. Danilo Fatur chiude il cerchio e per il suo ruolo affronta il pubblico senza timore come un tempo anche se le sue performance sono ben più sobrie di allora. Congedo finale con Emilia Paranoica non prevista in scaletta e qualcuno che raggiunge le prime file per lasciarsi andare.


I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine I/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine II/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine III/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine IV/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine V/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine VI/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine VII/VIII

I Soviet+l'Elettricità - Udine 15 11 2017, Teatro Nuovo Giovanni da Udine VIII/VIII

FRANZ FERDINAND – Lignano Sabbiadoro, 02 settembre 2017 Arena Alpe Adria

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 09/09/2017)
Fotografie di Simone Di Luca

Sicuramente conoscerete la storia del vaso di Pandora e di cosa accade quando questo viene aperto. Forse starò esagerando perché ora non stiamo a parlare di cose malvagie, ma nessun altro esempio mi viene in mente per poter descrivere la sensazione che ho provato durante l'ascolto dei dischi dei Franz Ferdinand, soprattutto per il primo e omonimo lavoro del 2004. Per rendere chiaro il concetto del mio esempio, rimanendo in ambito musicale, ascoltandoli ho ritrovato suoni e riferimenti a diversi artisti o generi di svariati anni prima, e man mano che li riconoscevo, li catturavo e rimettevo dentro al vaso per facilitarmi nell'ascolto. Inutile spiegare che non sto parlando di plagio o copiatura ma di ispirazione e percorso creativo. Finalmente le stesse sensazioni con i Franz Ferdinand ho potuto provarle anche dal vivo, alla terza volta che li vedevo. La migliore di gran lunga rispetto le altre due, e se mi è concesso dirlo, era ora che questo concerto arrivasse. Sin da subito all’esibizione di Lignano Sabbiadoro, la band ha dimostrato di poter fare molto bene e divertire il pubblico senza dargli tregua, facendolo ballare per tutta la durate del set con una selezione di brani azzeccati e conosciuti da tutti. Take me out, The dark of the matinée e Michael (da Franz Ferdinand del 2004), The fallen e Do you want to (da You Could Have It So Much Better del 2005), Stand on the horizon (da Right Thoughts, Right Words, Right Action del 2013) e Call girl e Save me from myself (da FFS del 2015, inaspettata collaborazione con la storica band americana degli Sparks), sono alcuni dei brani suonati prima di finire il set ordinario con Ulysses (da Tonight: Franz Ferdinand del 2009, forse il capitolo meno riuscito della band). Dopo un'ora giusta di concerto, saluti finali e arrivederci davanti ad un pubblico caldo e soddisfatto sì ma che avrebbe voluto ascoltare qualche brano di più come poi è stato con il consueto rientro sul palco. Così con un lungo, ottimo e strabiliante bis iniziato con Outsider, suonata tra effetti luminosi, synth e Moog, l’Arena Alpe Adria si è riempita di atmosfera e feeling portando lo spettacolo al top, mentre This fire ha fatto ballare l'intero impianto sino alla fine senza lasciare nessuno deluso tra il pubblico. Ancora una volta la nostra Regione ha avuto l'opportunità di ospitare grandi artisti e gli amanti dei concerti hanno fissato la bandierina sulla mappa come luogo dei grandi eventi. Spettacoli sapientemente selezioni e distribuiti sul territorio dagli organizzatori di Azalea.it, che non potevano scegliere un evento migliore per chiudere questa stagione sulla riviera lignanese. Nessun dubbio, non si poteva finire meglio.














Franz Ferdinand-Lignano Sabbiadoro, Arena Alpeadria 02 09 2017 I/IV

Franz Ferdinand-Lignano Sabbiadoro, Arena Alpeadria 02 09 2017 II/IV

Franz Ferdinand-Lignano Sabbiadoro, Arena Alpeadria 02 09 2017 III/IV

Franz Ferdinand-Lignano Sabbiadoro, Arena Alpeadria 02 09 2017 IV/IV

DIAFRAMMA – Trieste, 31 marzo 2017 Teatro Miela

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 03/04/2017)
Immagine da www.miela.it

Nei lontani anni '80 a Firenze succedeva qualcosa di inaspettato e di veramente bello. Una primavera destinata a lasciare il segno negli anni a venire per quanto riguardava l'arte in generale, anche se il solco più grosso del quale è rimasto il segno riguarda sicuramente la musica. Diversi i nomi che sino ad oggi sono ancora sulla bocca di tutti, anche se molti della corrente artistica del tempo che fu hanno cambiato strada e si sono accasati verso poltrone ben più remunerative. Tutto questo è stato raccontato in un bellissimo libro del 2003 dal titolo Frequenze Fiorentine-Firenze anni '80, scritto da Bruno Casini. Molto interessante anche il cd con libretto dal titolo Firenze Sogna! del 1993, forse non facile ormai da recuperare. Da questa mischia sono venuti fuori i Diaframma, band nata come tutte le altre a seguito dell'arrivo delle varie ondate musicali dal Regno Unito o da oltre Oceano, ma poi evolutasi con un'identità propria ancora oggi presente e contraddistinta dai testi delle varie canzoni. Guidati dallo storico Federico Fiumani (voce, chitarra, autore delle liriche e unico elemento rimasto dalla prima ora), i Diaframma vantano una discografia molto ampia dalla quale spicca il disco di debutto Siberia, ancora oggi considerato come uno dei migliori dischi della musica italiana. Chiaramente a tanti anni di distanza per diversi e ovvi motivi non è più la stessa cosa e questo lo sappiamo tutti, ma ne è valsa la pena riempire il Teatro Miela per questo concerto della durata di due ore e conclusosi con ben tre brani fuori programma. La storica Amsterdam, Diamante grezzo, Mi sento un mostro, La mia ragazza dorme la domenica mattina e Ultimo boulevard sono solo alcuni dei brani eseguiti durante la serata che per stessa ammissione di stanchezza del frontman dal palco, ha leggermente calato d'intensità per poi recuperare notevolmente alla fine con alcuni tributi come La canzone dell'amore perduto di Fabrizio De Andrè e See no Evil dei Television. Dopo il bellissimo concerto dei Tuxedomoon dello scorso novembre, ecco un ulteriore perla ritornare in città a ben sette anni di distanza dall'ultima esibizione che allora si svolse in un club. Quella volta sulle note finali del set Fiumani salutò il pubblico dicendo "Siamo solo uno dei tanti gruppi Rock in circolazione. Mi dispiace di avervi deluso." Ma nessuno avrà mai pensato questo. E lui lo sa.

Diaframma - Trieste, 31 03 2017 - Teatro Miela I/II

Diaframma - Trieste, 31 03 2017 - Teatro Miela II/II


LOREENA McKENNITT – Trieste, 23 marzo 2017 Teatro Rossetti

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27/03/2017)
Fotografie di Fabrizio Caperchi

Foto di Fabrizio Caperchi
I tour unplugged, con sezioni di archi o in formazione ridotta, ultimamente sanno essere delle formule un po’ troppo adoperate pur di richiamare pubblico e rischiano di offrire esibizioni insipide, svilite nel midollo e di conseguenza senza senso. Fortunatamente nel nostro caso la matrice musicale e tradizionale consentono un ritorno alle origini senza correre troppi rischi. Nel corso della sua parabola artistica lunga ben trentadue anni Loreena McKennitt è partita dalla musica tradizionale irlandese per poi metterci dentro un po’ di rock e tanto sapore orientale, fino ad un ritorno da dove era partita. Ci aveva abituati a lunghi viaggi in terre lontane raccontando di personaggi mitici o semplicemente facendoci immaginare sulle note delle sue composizioni, gli itinerari dei suoi viaggi. Ogni disco una nuova avventura, ogni tour una vera esperienza dove un’autentica orchestra fondeva e diffondeva sonorità da sogno. Questa volta però la dimensione è stata rivista e per poter dare vita a questo tour dal titolo Loreena McKennitt - A trio performance (portato a Trieste al Teatro Rossetti da BarleyArts e Zenit srl), si è deciso per uno spettacolo contenuto che allo stesso tempo ha creato un’atmosfera coinvolgente per un pubblico a dir poco caloroso ed entusiasta. Per poter fare questo Loreena McKennitt ha sapientemente rovistato nel baule delle sue composizioni e riproposto ventuno brani divisi in due set per un totale di due ore e mezza circa di spettacolo. Lei, al pianoforte ed arpa celtica oltre che alla splendida voce ancora in piena forma, ha scelto di tuffarsi in questa nuova avventura assieme a due dei suoi fidati collaboratori da oltre vent’anni: Caroline Lavelle al violoncello, organetto, flauto e voce, e Brian Hughes all’oud, bouzouki, chitarre acustiche ed elettriche, dalle quali ha magistralmente tirato fuori suoni decisamente necessari per atmosfere epiche indispensabili a questa serata, lasciandosi andare in modo adeguatamente contenuto negli assoli di The Bonny Swans e Stolen child. L’assenza delle percussioni ha obbligato l’esclusione dalla setlist di brani come Huron 'Beltane' Fire Dance, Marco Polo e The gates of Instanbul, non sono mancati invece All souls night, The dark night of the soul, Dante's prayer e The mummer's dance. Una standing ovation da teatro esaurito, proseguita il giorno successivo sui social tra foto del dopo concerto assieme all'eroina canadese e commenti del tipo "Serata indimenticabile! Da tenere buona per i momenti difficili". Non era la prima volta che la McKennitt suonava in Regione, l'ultima sua apparizione è stata nel 2008, il suo unico concerto a Trieste nel 1998 alla Sala Tripcovich. Speriamo di non dover aspettate tanto altro tempo per il suo prossimo passaggio qui da noi.

Foto di Fabrizio Caperchi










ART GARFUNKEL – Trieste, 13 febbraio 2017 Teatro Politeama Rossetti

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 17/02/2017)
Immagine da www.ilrossetti.it

Chi si sarebbe mai aspettato il leggendario Art Garfunkel in concerto a Trieste? Probabilmente nessuno, e che non si trattasse di uno scherzo lo si era capito sin da subito lo scorso autunno quando la notizia era stata divulgata. Un piacevole fulmine a ciel sereno che ha colto di sorpresa e allo stesso tempo fatto scatenare un’insolita impazienza per l’evento. Un tour europeo arrivato in Italia per quattro date partite proprio da Trieste, città a quanto sembra già conosciuta dall’artista per il legame storico e letterale con Joyce, del quale Garfunkel, divoratore di libri, è un estimatore.
Veniamo all'aspetto musicale della serata, un evento più unico che raro il cui profumo di leggenda rimarrà nell’aria per un bel po’. Più di qualcuno si sarà accomodato in sala chiedendosi quanto sarebbe stato capace di fare ancora con la sua voce a settantacinque anni Arthur Ira Garfunkel, soprattutto dopo i problemi vocali che alcuni anni fa lo hanno costretto ad una pausa. Ma sin dalle prime note ogni dubbio o timore sono stati scacciati. Ovviamente non si stava ad ascoltare la stessa ed inalterata voce che tutti conosciamo, ma certamente di gran lunga meglio conservata ed adoperata rispetto quella di tanti altri colleghi anche più giovani che purtroppo fanno rimpiangere i fasti di un tempo, lasciando l'amaro in bocca e la domanda "ma perchè lo hai fatto?". No, questa volta non è andata così, e per i due set da ottanta minuti da solo con la sua voce Garfunkel ha dato prova di grande abilità, accompagnato dalle splendide note suonate da Tab Laven (chitarra acustica) e Cliff Carter (tastiere e pianoforte). Intimo, delicato e raffinato, come da programma lo show svoltosi al Teatro Rossetti di Trieste, arrivato in città grazie a Show Bees e D'Alessandro & Galli, ha proposto in scaletta brani scelti come omaggio ad autori quali Randy Newman e George Gershwin, e ovviamente cavalli di battaglia del connubio Simon & Garfunkel come The Boxer, secondo titolo in scaletta, l'attesa ed immancabile The sound of silence e Bridge over troubled water, eseguita in chiusura di serata. Saluti finali e congedo dal pubblico con un semplice ma caloroso good night Trieste. Sarebbe stato davvero un peccato non esserci stati.


TUXEDOMOON – Trieste, 25 novembre 2016 Teatro Miela

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 30/11/2016)
Immagine da www.miela.it

Dalla metà degli anni ’70 sino ai primi anni ’80 diverse forme d’arte si sono incontrate dando vita ad un movimento artistico che prende il nome di New Wave, termine con il quale erroneamente il più delle volte si identifica in modo banale soltanto un genere musicale. I percorsi artistici da quella volta sono cambiati oppure maturati, molti di quei musicisti che all'epoca sono saliti sull’onda hanno virato verso sonorità pop mentre altri son rimasti sì nell'ambito ma decisamente diretti verso lidi ben più commerciali rispetto agli inizi. I Tuxedomoon mantengono ancora la loro anima d'origine a quasi quarant'anni di distanza proseguendo sulla medesima strada che nel 1979 assieme ai Chrome, agli MX80 Sound e ai Residents li vedeva comporre il così detto quadrato di San Francisco, presentato al mondo con l'antologia Subterranean Modern e pubblicata dall'etichetta Ralph Records degli stessi Residents in risposta alla produzione No New York di Brian Eno dell'anno prima per svelare la scena musicale della Grande Mela.
Musica di ricerca diretta o proveniente da diverse direzioni, colonne sonore e persino musiche per balletto di Maurice Bejart, fanno dei Tuxedomoon uno dei nomi per eccellenza della New Wave.
Spesso presenti in Italia durante la loro carriera, in molti al concerto del Teatro Miela se li ricordavano nella loro unica esibizione regionale datata 26 marzo 1988 al Palacongressi di Grado.
Lo spettacolo triestino è partito con l'esecuzione per intero del debutto discografico del 1980 Half mute, per il quale alcuni cultori a fine serata asseriscono che il suono poco amalgamato deve essere stato scelto proprio per rimanere fedeli al disco, motivo per il quale si suppone alcuni brani dati per scontati siano rimasti fuori dalla setlist. Si è poi proseguito con East e Jinx del 1981 estratti da Desire, e continuato con Time to loose fino alla più recente Mucho colores del 2007, brano ammaliante dove desertiche chitarre si intrecciano con melodie metropolitane. Tutto questo accompagnato da suggestivi filmati e immagini, alcune delle quali elaborate al momento.
Ci vorrà un po' di tempo prima di vedere un altro spettacolo di pari livello.


16 Novembre: NIRVANA 25th anniversary, Teatro Verdi - Muggia

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 22/11/2016)

Quante cose possono accadere, cambiare o scomparire in un quarto di secolo? Venticinque anni sono tanti, sono una vita, possono sembrare un'eternità alle volte ma in certe situazioni la complicità che si crea tra ricordi, nostalgia e incredulità della leggenda vissuta sembrano accorciare il tempo. Veramente in pochi oramai sono all'oscuro del passaggio dei Nirvana a Muggia nel novembre del 1991, e di quei quasi tutti che oramai lo sanno, sono in tantissimi che si mangiano le mani in quanto all'epoca per svariati motivi hanno marcato visita quella sera. Inutile piangere sul latte versato, indietro non si torna. La serata commemorativa che il 16 novembre scorso ha celebrato nel giorno esatto del venticinquesimo anniversario lo storico concerto, ha regalato ben più di un tributo, ma un resoconto dell'epoca raccontato, commentato e poi suonato in varie rivisitazioni.
La buona pensata dell'Associazione Trieste is Rock organizzatrice dell'evento, è stata quella di coinvolgere quante più persone avrebbero potuto dire la loro raccontando quanto stava musicalmente accadendo qui in zona, come i Nirvana sono arrivati sino a noi e che cosa è successo in quel passaggio nella nostra provincia mettendo in chiaro situazioni e diradando false nebbie alimentate dalla leggenda o assolute falsità ad opera dei soliti immancabili mitomani.
Ecco quindi che la prima parte viene affidata alla professionalità di Elisa Russo che dal palco racconta, spiega e intervista l'organizzatore del concerto degli anni '90, alternando i suoi interventi con le esibizioni di band locali come il duo Beat on Rotten Pilot che a modo loro interpretano brani della band di Aberdeen.
A questo punto la platea è stata riscaldata a dovere ed è il momento di sferrare il colpo finale. Set unplugged e successivamente elettrico con musica ovviamente di Cobain-Grohl-Novoselic, chiudono la serata. L'anagrafica riportata sulla carta d'identità non ha importanza, si coinvolge tutti, anche quelli che all'epoca nemmeno erano stati messi in progetto dai loro genitori. Spazio allora a pacifiche invasioni di palco e stage diving come la foto d'epoca in bianco e nero che girava on line a presentazione della serata.