lunedì 22 aprile 2019

GuerzonCellos featuring Bulligan + Možina (Italia/Slovenia) - venerdì 26 Aprile, Kulturni Dom – Casa di Cultura di Gorizia


L’ensemble di violoncelli e voci GuerzonCellos featuring Bulligan + Možina (Italia/Slovenia)
sarà in concerto venerdì 26 Aprile, ore 20:30, al Kulturni Dom – Casa di Cultura di Gorizia, via Italico Brass 20.
L’evento sosterrà A.N.Fa.Mi.V. ONLUS - Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minorati della Vista – in un progetto di supporto alle persone che perdono la vista in età adulta.

Il particolare ensemble violoncellistico e vocale è capitanato dall’eclettico violoncellista e compositore bolognese Enrico Guerzoni, edito fino in Giappone e famoso per le sue collaborazioni internazionali con Bobby McFerrin, Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, Andrea Bocelli, Trilok Gurtu, Paolo Fresu, Zucchero e con alcuni dei più grandi cantanti e cantautori Italiani come Elisa, Lucio Dalla, Franco Battiato, Antonella Ruggiero,  Adriano Celentano, Gino Paoli, Renato Zero, Luisa Cottifogli e tanti altri, oltre ad una carriera di prestigio nella classica tra Solisti Veneti, il Teatro Comunale di Bologna, i suoi Quartetto Archè e Modern String Quartet.

«Sarà un viaggio musicale nel mondo e nel tempo, pieno di energia – afferma Guerzoni  - che toccherà anche i luoghi d’origine dei componenti della band. Ci saranno influenze dalla Slovenia, Friuli, Armenia, ma anche Brasile, Balcani, composizioni originali, jazz, rock, classica, in arrangiamenti ad opera nostra e – continua Guerzoni - presenteremo in anteprima alcuni brani che saranno presenti nel nostro nuovo lavoro discografico».

L’ensemble di Enrico e Tiziano Guerzoni è cosa di famiglia, tra padre e figlio violoncellisti coinvolti in duetti che spaziano tra jazz, rock e classica ma grazie ai violoncellisti-vocalist Mariano Bulligan (www.soundcloud.com/mariano-bulligan) e Andrejka Možina (www.soundcloud.com/andrejkamozina) diventa quartetto di violoncelli con voce, con strumenti acustici e elettrici in un set che sorprende, cambia forma, trascina. Si aggiungono così in repertorio oltre ai brani di Guerzoni, alcuni brani originali degli stessi Bulligan e Možina. A completare il quadro alcuni celebri arrangiamenti dei grandi Giovanni Sollima (Halleluja di Leonard Cohen, Smells Like Teen Spirits dei Nirvana), Enrico Melozzi (There in a Dream di Charlie Haden) e i visuals della poliedrica artista Luigina Tusini.

I Guerzoncellos (www.facebook.com/guerzoncellos) si sono esibiti in duo, in trio o quartetto con Bulligan in rassegne internazionali come il Via Julia Augusta Music Festival di Mauthen Austria, Klagenfurt VolxHaus Austria, Ravenna Festival 2016 - Cellolandia anche con il geniale violoncellista Rushad Eggleton (USA), in Slovenia alle lezioni/concerto dedicate agli allievi e docenti delle classi superiori (VI/IX) della Scuola Elementare della Minoranza Italiana Pier Paolo Vergerio Il Vecchio di Capodistria e alla Sala Petris dell’A.N.Fa.Mi.V. ONLUS in occasione di M’Illumino di Meno 2018 (Ud). In duo agli Incontri Musicali Farnesiani (Pr), Note nel bosco Andalo (Tn), Eco della Musica Bologna, Altotasso Music Bologna, Musica Valpolicella, Calici di Stelle Rimini, IV Rassegna musicale di Palazzo Grassi Bologna, Recondite Armonie Brisighella (RA), I protagonisti del jazz italiano Lagonegro/Sant' Arsenio (SA), Conoscere la Musica Notti magiche al castello Minerbio (Bo), Musica Insieme/Borghi e Frazioni San Pietro in Casale (Bo), Sere d'estate (Sonoris Causa) Parma, Monghidoro (Bo), I concerti della Cisterna, Musica in Vetta F.A.I. della Paganella (TN), Notturni alle Conserve Cesenatico. Nel 2015 è uscito il loro primo CD: GuerzonCellos. Nel Gennaio 2016 sono stati invitati dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino ad esibirsi in tournée in Cina tra importanti sale da concerto e l’East Shore, il noto jazz club della capitale Cinese.

Il Concerto sosterrà A.N.Fa.Mi.V. ONLUS - Associazione Nazionale delle Famiglie dei Minorati della Vista – in un progetto di supporto alle persone che perdono la vista in età adulta. Verranno proposti a offerta libera, oggetti a tema realizzati appositamente per la serata dagli utenti del Centro Didattico Pre-Professionale - CDPP: il Centro Diurno in seno all’Associazione attiva da 35 anni sul territorio. Posto unico prenotabile direttamente al Kulturni Dom – Casa di Cultura di Gorizia (info@kulturnidom.it – tel. 0481-33288).


Enrico Guerzoni: (www.enricoguerzoni.com) poliedrico violoncellista, compositore e arrangiatore di fama internazionale sia in ambito Classico che Pop, Jazz, Leggero Italiano. Collabora con alcuni dei più grandi cantanti e cantautori della scena Internazionale e Italiana come Bobby McFerrin, Luciano Pavarotti, Riccardo Muti, Michael Nyman, Trilok Gurtu, Zucchero Sugar Fornaciari, Paolo Fresu, Antonella Ruggiero, Franco Battiato, Andrea Bocelli, Elisa, Luisa cottifogli, Lucio Dalla, Renato Zero, Adriano Celentano, Gino Paoli e tanti altri. L'Editore Musicale Giapponese “Da Vinci” ha recentemente pubblicato il CD e le partiture dei suoi String Quartets. Ha inciso per le etichette Sony, Universal, Dynamic, BMG, Edel, Decca, Polygram, Philips, Pressing. È stato Primo violoncello di molte orchestre in Italia e all’Estero, ha collaborato con l'Orchestra Sinfonica del Teatro Comunale di Bologna per 12 anni. Con i Solisti Veneti suona in alcune fra le più prestigiose rassegne di musica nel mondo, e tiene tournée in Giappone , Cina, Korea, India, Germania, Spagna, Argentina e Italia, in Teatri prestigiosi quali il Teatro Olimpico di Vicenza, il Teatro Bellini di Catania, L’accademia di Santa Cecilia a Roma ed altri. È noto per il suo Quartetto Archè, per il Modern String Quartet e tanti altri mirabili progetti musicali.

Tiziano Guerzoni: (www.soundcloud.com/guerzoncellos) giovanissimo talento, si diploma a 18 anni in violoncello al Conservatorio di Bologna con il massimo dei voti e la menzione speciale. nel 2009 con il Septem Musici ha vinto il 1°  Premio di Musica Antica a Padova e nel 2010 e 2011 in duo con il pianista Nicolas Giacomelli ha vinto il 1°  premio al Concorso Musicale di Pianoro (Bo). Ha già eseguito numerosi concerti come Primo violoncello con orchestre da camera come Arkè Orchestra, Cembal Orchestra, Orchestra Senza Spine, Dalla Classica, Conservatorio di Lipsia e Lorelay in Germania interpretando spesso il ruolo di solista esibendosi negli “a solo” delle Quattro Stagioni di Vivaldi, nel Don Pasquale, in Tosca e Guglielmo Tell. Ha nel suo repertorio i concerti per violoncello e orchestra di Schumann, Dvorak, Shostakovich n.1 e Haydn n.2 che ha eseguito con orchestra. Ha preso parte alla prestigiosa Biennale di Violoncello di Amsterdam con il gruppo di violoncelli di Giovanni Sollima del quale ha eseguito come solista Violoncelles Vibrez al Teatro Comunale di Bologna e in quello di Erl (Austria). Attualmente sta frequentando i Master al Pôle supérieur d'enseignement artistique di Parigi e contemporaneamente dell'Accademia di Santa Cecilia di Roma.

Mariano Bulligan: (www.soundcloud.com/mariano-bulligan) violoncellista, cantante e compositore elettronico è attivo come solista, camerista, in ambito teatrale e sperimentale. Con l'Extático Duo (con il chitarrista cinese Hu Bin) si esibisce al Mozarteum di Salisburgo e in prestigiosi festival come Ravenna Festival 2016 Cellolandia (invitato da Giovanni Sollima e Enrico Melozzi) e Festival d'Europa (Firenze). Ha ottenuto una residenza artistica come guest composer al Norwegian Center for Technology in Music and Art Notam Center di Oslo - col supporto di PNEK Norway. Suona con i Parallax (NOR) e altri ensemble di improvvisazione. È stato collaboratore di Musica da Camera al Mozarteum, vincendo la borsa del Programma Europeo Leonardo - Work with Music del Conservatorio di Trieste. Suona e incide nei 100Cellos di Sollima  e Melozzi. Collabora con diverse orchestre italiane ed estere. Si è esibito in importanti stagioni musicali, teatrali e festival in Italia, Estonia, Slovenia, Norvegia, Austria, Croazia, Ungheria, Canada e Cina. Nel 2016 è in tournée in Cina con Mr. Bulligun & The Funk Rock Society inaugurando il Waterscape del Poly Grand Theatre di Shanghai registrando un Tutto Esaurito, esibendosi alla National Library Concert Hall di Pechino e allo Shanghai International Art Festival Shenneiser Open Air Stage.

Andrejka Možina: (www.soundcloud.com/andrejkamozina) violoncellista, cantante e compositrice, si diploma in canto jazz al Conservatorio di musica e balletto di Lubiana, in Violoncello e al Biennio Specialistico Jazz al Conservatorio di Trieste. Studia con P. Filipcic, M. Smerkol, D. Svajger, B. Trcek, R. Lopatic, G. Venier, K. Gesing, S. Bellon. Partecipa a masterclass con E. Reijseger, T. Reid, M. Ribot, S. Bollani e altri. Ha all’attivo diverse pubblicazioni discografiche tra le quali i progetti di musica autoriale Zasul si me z zvezdami – Di stelle sommersi(Ztt-Est, 2006) contenente esclusivamente brani originali su testi di poeti sloveni nello stile della chanson e della canzone leggera. Zarja (Cat Sound Records-2011) che contiene le sue composizioni jazzistiche. Nel 2016 fonda il gruppo dei Violoncelli Itineranti con i quali pubblica l'album Sonce ljubo (Kd Hrušica, 2018). Partecipa a numerosi concorsi di composizione tra i quali il Concorso internazionale compositivo La Mancha guitars a Saarland - GER (2° premio – 2017, 3° premio – 2016), Concorso In clausura in collaborazione con l'orchestra dei 100 Cellos del maestro Giovanni Sollima  (finalista – Milano 2014), Festival della Chanson Slovena a Lubiana (Rtv Slo, 2009), il Premio per la migliore composizione jazz slovena al Jazzon di Novo Mesto (2009 e 2010).

mercoledì 27 marzo 2019

JOHN MAYALL – Udine, venerdì 22 marzo - Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 27 marzo 2019)



Parlare di John Mayall significa raccontare di un gigante, uno che ha fatto la storia della musica. Se non fosse stato per lui e per Alexis Korner, non avremmo mai potuto ascoltare tante belle cosette. Non per nulla è stato nominato The Godfather of the British Blues (il padrino del Blues Britannico), ha realizzato dischi a manetta a partire dal 1965 ed è stato uno scopritore di talenti come Eric Clapton, Mick Taylor e Peter Green. Andare a vedere uno di questi personaggi oramai non più giovani (ottantacinque primavere e ancora on the road), significa stare davanti ad un'autentica leggenda vivente. In pochi arrivati a questo punto possono avere ancora qualcosa da dire e in certi casi ci si trova a dover assistere ad una celebrazione del personaggio solamente.

Le cronache che sono riuscito a consultare raccontano di Mayall già in Regione al Palazzetto dello Sport di Gorizia il 15 dicembre del 1982, con uno svogliatissimo (così ricordano i presenti) ma eccezionale Mick Taylor a suonare la chitarra seduto a bordo palco. Poi fu la volta di Trieste al Castello di San Giusto ed era l'estate del 1984, più precisamente il 13 luglio. In quell'occasione si presentò nel Capoluogo con i Bluesbreaker, sua creatura fondata e sciolta in diverse occasioni. Esattamente vent'anni dopo arrivò al Castello di Udine nell'ambito del Folkest, e per l'occasione, con gran sorpresa dei presenti, sul palco assieme a lui per il brano di apertura e altri due in chiusura, come special guest, alla chitarra si esibì Rudy Rotta, Bluesman italiano molto apprezzato in tutto il mondo durante la sua carriera. Ulteriore nota per questa passata tappa va rivolta alla band, in quanto era la stessa massiccia formazione che l'anno prima aveva accompagnato Mayall per il concerto celebrativo dei suoi primi settant’anni, occasione per la quale presero parte anche i già citati suoi pupilli Clapton e Taylor.
Ma torniamo alla serata di Udine di questo inizio primavera, quando è andato in scena un autentico evento e per il quale abbiamo trovato al Teatro Nuovo Giovanni da Udine un folto pubblico di musicofili e amanti del Blues che non si sono lasciati sfuggire questa ghiotta opportunità offerta dall’ottima organizzazione a cura di Azalea.
Il ruolo del supporter in queste occasioni è veramente un incarico di responsabilità. Devi essere all’altezza della situazione, reggere il confronto con la big star e soddisfare gli spettatori che non si accontenteranno facilmente. Saggiamente nel nostro caso la scelta cade sul sardo Francesco Piu, ottimo chitarrista del genere che ha provveduto a riscaldare il pubblico come si deve. Non per nulla nel 2017 è stato scelto pure lui come interprete da inserire nella compilation The Blues Master: an italian tribute, una raccolta di brani di artisti storici del Blues risuonati da nomi eccellenti del Bel Paese come Guido Toffoletti, The Cyborgs e il nostro orgoglio cittadino Mike Sponza (presente anche lui tra il pubblico), che per questo tributo discografico ha rivisitato un brano dello stesso Mayall dal titolo Little girl. La serata è proseguita poi con il tanto atteso John Mayall, uno che non si è mai fermato nella sua carriera, uno che ha speso tutta la sua vita per la musica. In questo passaggio in terra friulana Mayall, tra ovazioni e applausi, ha presentato il suo ultimo disco da studio dal titolo Nobody told me pubblicato lo scorso febbraio, disco ricco di collaborazioni (Joe Bonamassa e Steven Van Zandt solo per citarne alcuni), suonando The moon is full e altre perle della sua ricca carriera come Dirty water, One life to live, So many roads e Chicago line estratto del suo primo disco. In totale dodici brani in scaletta per una durata di poco meno di due ore di spettacolo, alternandosi, come ben ci ha abituati, tra piano elettrico ed Hammond, chitarra ed armonica, mentre ad accompagnarlo troviamo una band di tre elementi tra i quali spicca senza dubbio Carolyn Wonderland, ottima chitarrista e cantante con buona voce a tratti molto graffiante.
Alla fine, per niente stanco, John Mayall si concede al pubblico per una tranquilla serie di autografi per tutti. Indubbiamente una grande serata che difficilmente si ripeterà. Se ne pentirà chi purtroppo non c’era.

lunedì 18 febbraio 2019

VÖK – Pordenone, venerdì 15 febbraio 2019 - Capitol

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18 febbraio 2019)
Foto di Cristiano Pellizzaro

Mi sono sempre chiesto quale sia l'elemento che provoca la reazione per cui una certa musica smuove qualcosa nell'ascoltatore. Nell'autunno di tre anni fa per una pura coincidenza, nemmeno ricordo cosa stessi cercando, su Youtube mi saltò fuori il canale della KEXP, una stazione radiofonica di Seattle che proponeva un'interminabile lista di interviste con esibizioni di innumerevoli artisti. In quel momento mi si è aperto un mondo. Un giardino pieno di fiori, colori e profumi che in un batter d'occhio mi hanno fatto perdere il senso dell'orientamento talmente vasta era la scelta. Trovai di tutto lì dentro, da nomi noti come Bonobo, Stromae, Thievery Corporation e il nostro Jovanotti, ad altri per nulla conosciuti come i Vök, una giovanissima band islandese di Reykjavik che si muoveva tra elettronica, atmosfere al limite del Trip-Hop e gustose sonorità Indie. Si rivelò nitidamente sin da subito una ovvia matrice di provenienza della terra dei ghiacci, la stessa che ha dato i natali alla nota Bjork e ai suoi Sugarcubes, ai Sigur Ròs e ai fantastici ma meno noti Samaris. Chi l'avrebbe mai detto che da un'isola come l'Islanda potevano venir fuori tutti questi nomi? Probabilmente a giocare un ruolo determinante dev'essere la posizione geografica, identificata nella prolifica triangolazione i cui vertici sono Danimarca, Scandinavia e Islanda appunto. Da quest'isola lontana i Vök arrivano inaspettatamente fin nella nostra zona e sinceramente non so quando potrà capitare un'altra occasione di rivederli da queste parti.

Attivi da ormai sei anni, con un leggero cambio nella line up rispetto alla partenza, due Ep e un disco dal titolo Figure pubblicato nella primavera del 2017, i Vök per la terza volta, e quasi in sordina, sono arrivati in Italia a presentare il raffinato Dream Pop di loro creazione e composto da elementi di spicco che si confermano essere inconfondibili connotati di riconoscimento. Il set eseguito è limitato nella durata (non è possibile pretendere un'interminabile cavalcata), ma quanto andato in scena ha regalato una piacevole e divertente serata da gustarsi preferibilmente nei club. Forse ancora un po' acerbi per certi versi, e vista la giovane età non può essere diversamente, hanno dato comunque prova di talento e consapevolezza. Nessuna spavalderia o gesto eccessivo sulla scena che hanno dimostrato di saper affrontare.
Penso sia da ritenersi fortunati a vedere adesso i Vök. Le platee potrebbero diventare molto più grandi e affollate in un domani non tanto lontano. Dire di averli visti ad un palmo dal naso potrebbe essere un bellissimo ricordo.






VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 I/IV

VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 II/IV

VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 III/IV

VÖK - Pordenone, Capitol 15 02 2019 IV/IV

martedì 12 febbraio 2019

JASON ROBERT BROWN - THE LAST FIVE YEARS dal 08 al 24 febbraio TRIESTE, TEATRO STABILE SLOVENO


Ti cambierò il mondo…
    
Il Teatro Stabile Sloveno ha scelto quest’anno di sorprendere ad ogni debutto con una serie di proposte inedite: dopo l’Amleto rock di inizio stagione e Il Re di Betajnova affidato a un professionista del cinema horror, febbraio porterà al teatro di via Petronio una produzione veramente inedita anche per il genere affrontato, ovvero il musical off Broadway The last five years di Jason Robert Brown. Produrre un musical, seppure in versione da camera, è un’avventura nuova per il TSS che nella sua storia ha collaborato diverse volte alla realizzazione di spettacoli di teatro musicale, ma mai in un musical americano. Lo spettacolo è stato realizzato in coproduzione con il centro musicale sloveno Glasbena matica e il Teatro nazionale di Nova Gorica.
The last five years è una storia d’amore raccontata in modo inconsueto, che prevede due prospettive temporali opposte: il racconto di lui, lo scrittore Jamie, si svolge secondo la cronologia tradizionale, quello di Cathy, una giovane attrice di musical, arrivata a New York dalla provincia, ha un andamento inverso. L’incontro, il matrimonio, la separazione sono le tre tappe vissute prima della stesura del libretto anche dall’autore Brown, che ha scritto questo musical dopo la separazione dalla moglie. La prima è andata in scena a Chicago nel 2001, seguita l’anno dopo dal debutto a Broadway. Inizia così la storia del successo internazionale del pluripremiato musical per due cantanti-attori e un gruppo strumentale, che ha fatto il giro del mondo e nel 2015 è diventato anche un film.

Al Teatro Stabile Sloveno verrà messo in scena con i sovratitoli in italiano e nella traduzione slovena di Janez Usenik, una novità assoluta che conquisterà anche grazie alla regia di Jasmin Kovic,  artista goriziana dalle esperienze televisive e cinematografiche, alla quale la particolarità di questo musical (che non punta su un impatto visivo spettacolare o su coreografie di massa) ha permesso di concentrarsi sull’intimismo del racconto di un amore. Si parla dell’ascesa di un giovane scrittore di successo e di una donna che aspira a diventare un’apprezzata attrice: le ambizioni di entrambi, in particolar modo i successi di lui e le loro conseguenze, non aiutano però questo rapporto, che termina dopo cinque anni.
»Questa non è una storia d’amore che poteva essere narrata dai grandi poeti passato. (…) Ma è la storia di un amore vero, per quanto l’amore possa esserlo, un amore fragile, insicuro e vulnerabile. Ed è una storia d’amore infinitamente bella, come possono esserlo solo le storie semplici.« – scrive a proposito del libretto il traduttore Usenik, che aggiunge: «Solo chi ha vissuto un amore simile può dare alla musica tanto sentimento: nei momenti in cui il violino piange per i troppi ricordi, in cui la chitarra lascia passare attraverso le proprie corde tutta la rabbia di un cuore spezzato e il basso abbraccia l’impotenza di un’anima divisa in due che sta perdendo la propria metà, emerge tutto il talento del compositore.

Nei ruoli dei protagonisti reciteranno e canteranno due attori dall’indubbio talento musicale, i triestini Danijel Malalan e Patrizia Jurinčič, e arriva da Trieste anche la direttrice musicale del progetto, la polistrumentista Andrejka Možina, che coordina anche il gruppo strumentale sul palco, formato da Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda e Mariano Bulligan. Scene e costumi sono della giovane Giulia Bellè.
La prima in abbonamento andrà in scena venerdì 8 febbraio alle 20.30 al Ridotto del Kulturni dom di Trieste, con anteprima per giornalisti e ospiti giovedì 7 febbraio alla stessa ora. Le repliche triestine seguiranno fino al 24 febbraio, mentre il 18 febbraio lo spettacolo sarà in tournée al Kulturni center Lojze Bratuž di Gorizia nell’ambito della stagione in abbonamento per Gorizia del TSS. Per la replica in programma il giorno di San Valentino è prevista un’offerta speciale dedicata alle coppie, con due biglietti al prezzo di uno per festeggiare in modo originale il giorno degli innamorati. Tutti gli spettacoli saranno sovratitolati in italiano e per le repliche della domenica pomeriggio è previsto un servizio di autobus navetta gratuito in partenza da Sistiana, Muggia e Opicina.

Coproduttore: SLOVENSKO STALNO GLEDALIŠČE/ TEATRO STABILE SLOVENO , TEATRO NAZIONALE DI NOVA GORICA, GLASBENA MATICA

Regia: Jasmin Kovic
Con:     Patrizia Jurinčič Finžgar - Cathy
             Danijel Malalan - Jamie

Traduzione: Janez Usenik
Consulenza linguistica: Srečko Fišer
Direzione musicale: Andrejka Možina
Scene e costumi: Giulia Bellè
Musicisti: Sebastiano Frattini, Irene Ferro-Casagrande, Andrejka Možina, Matteo Bognolo, Luca Emanuele Amatruda, Mariano Bulligan
Scene realizzate nei laboratori del Teatro nazionale di Nova Gorica
Foto: Luca Quaia

lunedì 11 febbraio 2019

RAY GELATO & THE GIANTS – Trieste, venerdì 8 febbraio Teatro Miela


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato 11 febbraio 2019)




Sin dal momento in cui la data di questo concerto era stata annunciata, si era capito che la sala sarebbe stata presa d'assalto dallo scatenato pubblico delle grandi occasioni e proprio per questo motivo la platea appositamente è stata sgomberata dalle sedie per lasciare posto a chi avrebbe voluto ballare senza sosta. Ray Gelato assieme ai suoi Giants è ritornato a Trieste dopo un'assenza durata un bel po' di tempo ed è stato davvero un evento perché proprio al Teatro Miela era arrivato all'inizio della sua carriera venticinque anni fa quando cominciava a muovere i primi passi. Quindi assolutamente dovuto un concerto a casa nostra per questo tour celebrativo del quarto di secolo di attività, occasione che giustamente il Miela ha colto al balzo come sempre sa fare portando nella struttura nomi di rilievo per serate che contano.
Ray Keith Irwin (questo il vero nome di Ray Gelato, classe 1961, britannico e non americano al contrario di quanto si potrebbe pensare) ha regalato per una sera il gusto dell'atmosfera dei club d’oltre oceano, quelli di diversi decenni fa visti nei film americani che ci hanno fatto sognare, quelli delle piccole orchestrine guidate dai grandi maestri dello Swing, del Jazz e dei Crooner. Anche il dress code (necessario in questo caso) viene rispettato, ed ecco quindi  eleganti completi indossati da tutti i presenti sul palco, in contrasto però nel colore, dove il blu spetta ai musicisti e marrone per il front man in modo da risaltarne la presenza e sottolineare il suo ruolo.
Tanti i brani conosciuti e inseriti in scaletta come Carina, Just a Gigolò e Torero, ma anche A Pizza You, Bar Italia e The Celebrity Club, tutti suonati con affiatamento e maestria dai sei elementi della band, tra i quali ritroviamo il contrabbassista Manuel Alvarez, il batterista Marti Elias e Gunther Kurmayr al pianoforte, tutti già visti con il Ray Gelato Quartet per l'edizione 2016 del Muggia Jazz Festival.
L'indiscusso leader della scena cattura l'attenzione e diverte, si alterna tra sassofono e microfono muovendosi sul palco con il braccio piegato mentre le dita schioccano e tengono il tempo. Fosse per lui, non scenderebbe mai dal palco. Alla fine bagno di folla nel foyer per autografi e foto.




lunedì 19 novembre 2018

MASSIMO PRIVIERO IN CONCERTO A TRIESTE


SABATO 1 DICEMBRE, ore 21.00, l’artista presenta al TEATRO MIELA di Trieste questo suo ultimo lavoro con un concerto acustico, accompagnato dalla sua band, al cui interno trovano spazio anche due musicisti triestini, Fiodor Cicogna alla batteria e Alessandro Castorina al basso. Apre la serata la cantautrice triestina MIRIAM BARUZZA accompagnata in acustico da alcuni musicisti del suo gruppo “ILLIRYA” ( Stefano Bembi: fisarmonica – Diego Vigini: chitarra – Mauro Berardi: percussioni )
VENERDI’ 30 NOVEMBRE, ore 18.30, incontro con l’artista presso SCUOLA DI MUSICA 55, Via Capitelli 3, Trieste – ingresso libero


PARTNER DELL’EVENTO   






“ALL’ITALIA” È’ IL NUOVO DISCO di Massimo Priviero. “LA PIU' BELLA VOCE DEL ROCK D'AUTORE IN ITALIA” (BUSCADERO), un vero e proprio concept album che omaggia storie e vite di Italiani di ieri e di oggi. Un album che celebra la forza, il coraggio e il cambiamento di vita dei protagonisti di queste storie, lontano dalla scontata e stanca retorica degli Italiani di ieri partiti più o meno con la valigia di cartone e da discussioni o polemiche. Parla anche di Italiani di oggi, partiti ed in partenza, per poche opportunità o per scelta di vita. Italiani e contemporaneamente cittadini del Mondo, di cui siamo nipoti, figli, fratelli e sorelle e di cui oggi siamo sovente padri e madri.
In “All’Italia” Priviero fotografa storie scandite lungo la nostra strada comune dal Novecento fino ai giorni nostri. Un viaggio italiano vissuto fino in fondo, a volte con commozione ed altre con dolcezza, attraverso linguaggi ed approcci musicali diversi che tuttavia conservano una precisa ed uniforme sonorità acustica a sostegno di un’importante cifra letteraria. Si partirà da un pezzo d’Italia per dipanarsi in altri angoli di mondo o del nostro stesso paese e si conserverà sempre il tratto che accomuna tutte le storie che è nel grande amore verso gente sentita più cara proprio quando decide di mettere in gioco la propria esistenza. Cambiamento dunque. Con forza e con coraggio. Canzoni con dentro una speciale epica di fondo, che scavano tra ieri e oggi.


Nato all’inizio dei ’60 sul litorale veneziano, MASSIMO PRIVIERO vive e cresce a Jesolo.
Da adolescente fonda band di rock, di folk e di blues. Ama Dylan, Young e Springsteen e talvolta condisce i vagabondaggi giovanili in città d’Europa con veri e propri show da busker.
In questi anni nascono le prime canzoni in cerca di quella fusione tra rock d’autore e poesia che in seguito caratterizzerà la sua produzione. Trasferitosi a Milano dopo aver firmato per Warner Music, alla fine del 1988 pubblica con successo l’esordio di “San Valentino”.
Nel 1990 esce “Nessuna Resa Mai”, album magico la cui titletrack diventa una sorta di manifesto esistenziale e che viene pubblicato in numerosi paesi europei avvalendosi della prestigiosa produzione di “Little” Steven Van Zandt, leggendario chitarrista e coproduttore dei grandi album di Springsteen. Nei successivi trent’anni di carriera sino ad oggi Priviero pubblica numerosi album, sino all’ultimo “All’Italia”. E’ stato spesso impegnato  su vari fronti "sociali". L’impegno nella scrittura, nella musica e nella vita lo conducono, sovente, a schierarsi e a spendersi con la parte debole del mondo, con brani carichi di impegno civile, di poesia unita alla forza e all’energia vocale.

“Credo che la cosa che la gente che mi segue avverta di più in quel che faccio è che quel che scrivo e suono è allo stesso modo quel che sono… e che la mia  “libertà senza compromessi” riesce spesso a tradursi in forza da dare a loro… puoi chiamarlo sangue, sudore, lacrime o sorrisi… oppure umana resistenza che diventa musica d’autore e a volte poesia… ma sono alla fine un’unica emozione… “ M. Priviero



domenica 11 novembre 2018

EDOARDO BENNATO – Trieste, martedì 6 novembre Teatro Rossetti


Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 09 novembre 2018)
Foto di Franco Pellizzaro




Una storia lunga quasi mezzo secolo, e per la quale ci sono ben venti dischi a tracciarne il percorso, è a dir poco invidiabile. Voce e stile inconfondibili hanno reso le sue canzoni uniche e lasciato il segno nel cuore di diverse generazioni. Edoardo Bennato, classe 1946, ha cambiato ben poco in tutto questo tempo. Giovanile e Rock 'n' Roll, in jeans e maglietta e con gli occhiali da sole, sembra aver fatto un patto con il diavolo. Se gli chiedessimo quale possa essere il suo segreto son certo risponderebbe facendoci vedere la sua chitarra e aggiungendo "...tutto merito della musica". E lo spettacolo che in anteprima è andato in scena a Trieste ha il gusto di qualcosa di molto personale. Certamente è stato un privilegio assistere alla prima nazionale di questo suo tour invernale dal titolo Pinocchio & Co. tour 2018 (produzione artistica curata da New Step, in collaborazione con Dimensione Eventi e Ventidieci). Non capita spesso di ascoltare centosessanta minuti filati di concerto senza annoiarsi un attimo. Tutto d'un fiato il set è volato via davanti ad un pubblico delle grandi occasioni che ha riempito a dovere il Teatro Rossetti che sempre sceglie gli artisti migliori da portare in città. Come si diceva pocanzi questa è stata l'ouverture, la prima di quattordici date che si terranno fino a dicembre inoltrato, quando a Cremona il nostro eroe terminerà quest'avventura. Un azzardo chiamarlo eroe? Penso proprio di no. Molti i bambini presenti in sala e rapiti dalle sue storie, mentre quelli più grandi sono ritornati giovani con i cavalli di battaglia di Bennato che attraverso le strofe dei suoi racconti parlano molto della società, della vita, fanno riflettere, e anche se andiamo a pescarli nella discografia più datata, ancora oggi sono attuali. Burattino senza fili è uno dei suoi dischi più conosciuti e fortunati, rivisitato nel 2017 a quarant'anni di distanza dalla prima pubblicazione e con l'aggiunta di alcuni brani narranti di personaggi che all'epoca non erano stati cantati. Mastro Geppetto e Lucignolo sono le due nuove composizioni presentate e suonate durante la serata, assieme ai fratelli maggiori Il gatto e la volpe, Dotti, medici e sapienti, La fata, Mangiafuoco, In prigione, in prigione e Quando sarai grande. Tutti sparsi qua e là durante lo spettacolo e realizzati in chiave Rock, acustica oppure sinfonica come il set in apertura di serata.
Sembra strano che uno che ha sempre parlato di Rock, di chitarre e suonato l'armonica riesca a proporre in un solo spettacolo tre generi così diversi tutti assieme vero? Invece è proprio andata così. A seconda dell'impatto che ad ogni brano si voleva dare, ecco l'ottimo Quartetto Flegreo in apertura di serata con gli archi a dare il via alle danze, per poi passare ad un set folk in solitaria (in stile Otto e Barnelli per intenderci) dove Bennato canta, suona la chitarra, tiene il tempo su di un tamburo e alterna l'armonica al kazoo, fino alla terza parte elettrica assieme ad un'affiatata banda di cinque musicisti.
Il titolo del tour forse lascia intendere che la scelta dei brani cadrà solo sulle tematiche della favola del burattino più famoso di sempre e al quale Bennato deve buona parte della sua notorietà ma al contrario ci sarà spazio anche per altri brani della sua rispettosa discografia. Abbi Dubbi dava il titolo al disco del 1989 e dal quale ancora propone La luna, La chitarra e Vendo Bagnoli (Viva la mamma sarà la grande esclusa della serata), da Sono solo canzonette del 1980 (altro disco di successo), oltre al brano omonimo ci saranno Il Rock di Capitano Uncino e L'isola che non c'è. E poi ancora Meno male che adesso non c'è Nerone, Rinnegato, Un giorno credi, In fila per tre, Le ragazze fanno grandi sogni (del 1995), e Pronti a salpare e La calunnia è un venticello, entrambi dalla sua produzione più recente del 2015.
Tra suggestivi video proiettati per accompagnare i brani e i racconti di Bennato, lo spettacolo giunge al termine e mi viene da pensare quanto tempo sia passato dalla sua ultima apparizione a Trieste. Abbiamo attesa tanto ma questa sera ci siamo riscattati alla grande.