venerdì 3 agosto 2018

16 Novembre: NIRVANA 25th anniversary, Teatro Verdi - Muggia

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 22/11/2016)

Quante cose possono accadere, cambiare o scomparire in un quarto di secolo? Venticinque anni sono tanti, sono una vita, possono sembrare un'eternità alle volte ma in certe situazioni la complicità che si crea tra ricordi, nostalgia e incredulità della leggenda vissuta sembrano accorciare il tempo. Veramente in pochi oramai sono all'oscuro del passaggio dei Nirvana a Muggia nel novembre del 1991, e di quei quasi tutti che oramai lo sanno, sono in tantissimi che si mangiano le mani in quanto all'epoca per svariati motivi hanno marcato visita quella sera. Inutile piangere sul latte versato, indietro non si torna. La serata commemorativa che il 16 novembre scorso ha celebrato nel giorno esatto del venticinquesimo anniversario lo storico concerto, ha regalato ben più di un tributo, ma un resoconto dell'epoca raccontato, commentato e poi suonato in varie rivisitazioni.
La buona pensata dell'Associazione Trieste is Rock organizzatrice dell'evento, è stata quella di coinvolgere quante più persone avrebbero potuto dire la loro raccontando quanto stava musicalmente accadendo qui in zona, come i Nirvana sono arrivati sino a noi e che cosa è successo in quel passaggio nella nostra provincia mettendo in chiaro situazioni e diradando false nebbie alimentate dalla leggenda o assolute falsità ad opera dei soliti immancabili mitomani.
Ecco quindi che la prima parte viene affidata alla professionalità di Elisa Russo che dal palco racconta, spiega e intervista l'organizzatore del concerto degli anni '90, alternando i suoi interventi con le esibizioni di band locali come il duo Beat on Rotten Pilot che a modo loro interpretano brani della band di Aberdeen.
A questo punto la platea è stata riscaldata a dovere ed è il momento di sferrare il colpo finale. Set unplugged e successivamente elettrico con musica ovviamente di Cobain-Grohl-Novoselic, chiudono la serata. L'anagrafica riportata sulla carta d'identità non ha importanza, si coinvolge tutti, anche quelli che all'epoca nemmeno erano stati messi in progetto dai loro genitori. Spazio allora a pacifiche invasioni di palco e stage diving come la foto d'epoca in bianco e nero che girava on line a presentazione della serata.


TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI – Trieste, 31 ottobre 2016 Teatro Miela

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 05/11/2016)
Immagine da www.miela.it

Non un concerto rientrante semplicemente nel programma di un tour, non un semplice ritorno in città, ma un vero e proprio evento l'esibizione del 31 ottobre al Teatro Miela dei Tre Allegri Ragazzi Morti. La band pordenonese ha suonato svariate volte a Trieste, e proprio qui vent'ani fa muoveva i primi passi. Lo ha ricordato anche Davide Toffolo più volte nel corso della serata, ma questa volta la loro performance live è stata scelta come cerimonia d'apertura del Trieste Science+Fiction edizione 2016, manifestazione presentata a tutti con una locandina che porta la firma quest'anno dello stesso Toffolo che, come oramai sappiamo, alterna la sua prolifica attività musicale a quella di apprezzato fumettista.
Come si diceva poco fa si è trattato di un gradito ritorno, uno dei tanti e frequenti passaggi qui da noi di quello che una volta era un semplice trio Rock come il nome del gruppo lascia intendere. Le cose sono cambiate per tutti in questi anni e la maturità artistica raggiunta e confermata a livello nazionale già da alcuni anni, complici anche i passaggi radiofonici e televisivi, fanno sì che i nostri eroi siano sulla bocca di tutti. In molti li avranno conosciuti e apprezzati solo tre anni fa, quando Jovanotti li ha prima voluti con lui come spalla per il tour negli stadi del 2013, e poi l'anno scorso quando lo stesso Lorenzo ha voluto partecipare alla realizzazione del disco Inumani.
Una carriera iniziata nella loro città di Pordenone, facendosi vedere live su uno dei primi palchi nel giugno del 1994 al Parco Galvani come illustrato nel libro Vent'anni di comunicazione visiva nel laboratorio di Tre Allegri Ragazzi Morti, volume presente l'altra sera al banco del merchandising. Allora erano partiti in tre, hanno macinato chilometri, suonato per un infinità di ore, pubblicata un interessante discografia, ampliato l'organico e dopo vent'anni sono tutt'altro che morti, ma suonano ancora, coinvolgono e divertono.


UPSET NOISE – Trieste, 19-20 marzo 2016 Tetris

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 02/04/2016)
fotografia di Benni Alessandro Parlante

Solo dopo un anno dalla storica reunion gli Upset Noise hanno avuto la possibilità di suonare nella loro città, e lo hanno fatto per ben due date nella sede dell’Associazione Gruppo Tetris che per fortuna si è interessata ad organizzare questo impedibile doppio appuntamento. Gli Upset Noise sono tornati dopo tanti anni in compagnia dei Raw Power, altra storica band Hardcore italiana, già passata per Trieste un anno fa, che nel corso della propria storia ha fatto parlare di se anche nel paese a stelle e strisce.
Lontani oramai i tempi delle scorribande in giro per l’Europa, gli Upset Noise non hanno perso grinta e voglia di suonare, divertendosi ancora e regalando sana e buona musica a chi con il cuore è andato a vederli. Tanti sacrifici, tanta fatica oggi come allora e l’interesse nei loro confronti è ancora elevato, e le esibizioni dal vivo non mancano anche per qualche data estera.
La formazione attuale di questa nuova avventura ha visto salire sul palco Fausto Franza (chitarra-membro originale e compositore di gran parte del repertorio), Lucio Drusian (voce dal 1986), Stefano Bonanni (batteria dal 1984, già in altre importanti band come Aria di golpe, Negazione e EU’s Arse), Giorgio Yure Donati (basso) e Mark Simon Hell (seconda chitarra dal 2016). Purtroppo la presenza sul palco dello storico vocalist Sandro Zarotti per la seconda data è stata impedita da un malanno stagionale.
Speriamo di non dover aspettare tanto per rivederli in città. Hanno dato il massimo entrambe le sere,
e per altre date certamente non saranno da meno. Noi li aspetteremo con impazienza. Vogliamo rivederli ancora.

CARMEN CONSOLI – Trieste, 13 02 2016 Teatro Rossetti

Cristiano Pellizzaro per RadioCityTrieste (pubblicato il 18/02/2016)
fotografie di Simone Di Luca


Il gran finale è avvenuto a luci accese e con il pubblico che a stento voleva abbandonare la sala. La protagonista è quindi ritornata in scena per concedere Confusa e felice come bis, quel suo brano del 1997 che tutti noi conosciamo. Per circa due ore ininterrotte Carmen Consoli ha riscaldato il pubblico con uno spettacolo che ha saputo cogliere nel segno. Dei semplici giochi di luce hanno creato una bellissima cornice per quello che si è potuto definire un vero evento, in quanto la cantautrice siciliana era assente da Trieste, dall’edizione del Barcolana Festival del 1999.
I brani scelti per la scaletta, per la maggior parte i più conosciuti, sono stati eseguiti con gran classe dalla band composta per lo più da donne, oltre al chitarrista Massimo Roccaforte storico collaboratore dell’artista.
Carmen Consoli, consolidata realtà musicale nazionale da vent’anni sulla scena, vanta riconoscimenti e collaborazioni che non si contano più, mentre i suoi brani riescono sempre a trovare un posto di tutto rispetto nel cuore degli italiani di tutta la penisola.
Grazie per esser passata di qui Carmen ed aver inaugurato questo 2016 musicale che si è già confermato come un anno che rimarrà negli annali degli eventi locali. Un ringraziamento anche al lavoro svolto da Azalea Promotion, che riesce sempre a centrare il bersaglio e scegliere i nomi più prestigiosi per la nostra Regione. E lo spettacolo di questa sera ne era la conferma.

Carmen Consoli - Trieste 13 02 2016, Teatro Rossetti I/III

Carmen Consoli - Trieste 13 02 2016, Teatro Rossetti II/III

Carmen Consoli - Trieste 13 02 2016, Teatro Rossetti III/III


martedì 29 novembre 2016

Parola di Geco (n°08 - dicembre 2016)



A cura di Cristiano Pellizzaro
latanadeigechi.blogspot.com
www.radiocitytrieste.it (giovedì ore 13.00)

Free Radio AM fr: 1475 (ogni sabato ore 10.00)

In questo mese di festeggiamenti e regali, voglio farvene alcuni che spero vi piacciano.
Vi svelerò alcune tecniche adoperate per la registrazione dei suoni in ambito discografico ma utilizzate anche nel cinema e nell'effettistica sonora. Iniziamo quindi parlando di ricerca e di perfezione, una continua evoluzione con lo scopo di poter coinvolgere l’ascoltatore il più possibile con suoni sempre più reali. Questa avventura, che vede impegnati a tempo pieno il mondo del cinema e dei videogiochi, è iniziata tanti anni fa con la stereofonia per arrivare sino alle odierne tecniche 3D, che si basano sul sistema HRTF. Tale metodo tiene in considerazione il fatto che ogni ascoltatore localizza il suono in maniera personale basandosi anche sulla forma della testa e sulla configurazione e posizionamento del proprio orecchio. A livello pratico per poter effettuare questo tipo di registrazioni chiamate Binaurali, si utilizzano degli appositi manichini con dei microfoni posizionati al posto dei timpani delle orecchie riuscendo ad ottenere degli ottimi risultati molto realistici. Se cercate qualcosa in rete e trovate dei file di ascolto non scordate di ascoltarli in cuffia. Proseguendo su questo argomento molto impegnativo, andrebbe approfondita anche la conoscenza della tecnologia Holofonics di Hugo Zuccarelli, personaggio noto nell’ambito della ricerca sonora per la sua interessante tesi sull’evoluzione dell’orecchio umano. Con questa tesi sono stati messi in discussione i metodi moderni per le registrazioni ad alta fedeltà, sostenendo che l’udito degli esseri umani si è sviluppato secondo le esigenze di sopravvivenza degli ominidi, in modo da poter percepire e localizzare un suono anche con un orecchio solamente. Sulla base di questo concetto Zuccarelli afferma che il nostro orecchio non è predisposto per l’ascolto della musica o dei discorsi tra persone e che quindi i suoni registrati e riprodotti ad alta fedeltà come quelli degli home video o dei videogiochi, non otterranno mai un certo realismo. www.acousticintegrity.com
A dimostrazione di quanto sostenuto, oltre a proseguire su questa sua strada “controcorrente”, Zuccarelli ha creato un complicato orecchio artificiale, in grado di riprodurre questo meccanismo, e ha dato vita al sistema di registrazione Holofonica, in seguito brevettato ma non del tutto svelata.
In molti ritengono che questo sistema holofonico abbia qualcosa di più rispetto agli altri sistemi di registrazione, anche se scientificamente non è stato dimostrato, ma intanto Zuccarelli e la sua teoria hanno varcato la soglia del mondo della cinematografia e della musica. The Final Cut dei Pink Floyd è stato registrato con questo sistema. Non ci credete? Date un occhiata alle note di copertina.
Andiamo a visitare adesso www.toomuchfuture.de il sito dedicato alla cultura e movimento punk della DDR. Davvero interessante e ben curato, lo apprezzerete anche se lo visiterete solamente per curiosità. E per restare in tema di Punk: RAMONES MUSEUM BERLIN. Nella capitale tedesca, nel cuore della città dietro all’isola dei musei, un appassionato sfegatato del gruppo punk americano ha messo in mostra tutto ciò che ha raccolto in chissà quanto tempo. Magliette, poster di concerti provenienti da diverse parti, cartoline, vinili, oggetti privati autografati, fotografie dell’album privato di famiglia di Johnny Ramone e addirittura una sua chitarra. In uno stanzino si proiettano ininterrottamente filmati della band. Insomma, se passate dalle parti di Berlino, anche se non siete appassionati del punk o dello storico gruppo americano, andateci perché ne vale la pena (www.ramonesmuseum.com).
Ora ancora una sorpresa e non vi dirò nulla di più se non i titoli degli argomenti da cercare prima su Facebook e poi in rete, La Neo Wave Sono Io! e radioatlanride.it. Un'idea ve la sarete già fatta con questi due indizi vero? Buon ascolto.

Dilapidare i propri denari alla ricerca di preziosi vinili d’epoca, è il nome di un gruppo formatosi ovviamente su Facebook e chiaramente dedicato ai vinilomani. Consigli, discussioni, note sull’utilizzo dei giradischi (per i meno esperti), e informazioni condivise tra gli utenti a riguardo di storici lavori. Attenzione però perché come recita lo slogan, questo gruppo è solo per veri sniffatori di vinile.
Chiusura dedicata al Sassofono questo mese e lo facciamo sia parlando di un grande sassofonista che dello strumento stesso. John Zorn. Musicista, compositore, esploratore. Un interessante libro scritto da Maurizio Principato ed edito da Auditorium, racconta l’artista newyorkese sotto diversi punti di vista. Essenziale per conoscere e capire un grande artista dall’immensa discografia. E poi Sax appeal, il sassofono nel jazz di Paolo Corradori (edizioni Effequ). Il posto di tutto rispetto che questo strumento si è guadagnato nel jazz, il salotto dove potersi accomodare e ritagliarsi uno spazio vasto per entrare nella leggenda.

domenica 30 ottobre 2016

Parola di Geco (n°07 - novembre 2016)



A cura di Cristiano Pellizzaro
latanadeigechi.blogspot.com
www.radiocitytrieste.it (giovedì ore 13.00)
Free Radio AM fr: 1475 (ogni sabato ore 10.00)

Parola di Geco vi saluta con un argomento inconsueto questo mese e lo fa parlando di riproduzioni, statuette e modellini di artisti e volti musicali. Chi per collezione, chi per abbellimento di una stanza e chi invece per passione sfrenata verso i propri idoli non manca di avere in casa qualche riproduzione in scala, apprezzerà sicuramente www.knucklebonz.com. Numerose statuette riproducono innumerevoli nomi della scena rock ritratti nelle classiche pose in cui siamo abituati a vederli.
Decisamente tutto un altro tipo di prodotto, le riproduzioni dei Daft Punk affidate tre anni fa oramai alla nipponica Bandai Tamashii Nations. Tutto curato nei minimi particolari, dai caschi alle articolazioni snodabili in modo da far assumere svariate pose ai modellini. In dotazione c'erano anche sette paia di mani intercambiabili. Qualcosa in rete dovreste riuscire a trovare ancora. Attenzione perché non solo i costi non erano uno scherzo, ma di questi due modellini, se ne potevano ordinare uno solo alla volta.
Parliamo di Ocarine adesso. Sapevate che la cittadina emiliana di Budrio vanta una tradizione mondiale per quanto riguarda questo strumento? E c’è pure un museo a Budrio. E sapevate che sempre a Budrio ogni anno c’è il festival dell’ocarina (ocarinafestival.it)? Mai sentiti gli Ocarina Ensamble? Sapevate che Burt Lancuster durante le riprese del film Novecento ha voluto andare a Budrio proprio per questo motivo e che da Budrio proviene l’ocarina usata da Simon Le Bon nel brano The Chauffeur? www.ocarina.it e comune.budrio.bo.it.
Spesso si sente parlare di bootleg, una registrazione pirata pubblicata non dalla casa discografica ufficiale ma da piccole etichette non autorizzate o addirittura da privati e poi messa in circolazione tramite canali non ufficiali, collezionisti, ricercatori e appassionati. Molte volte si tratta di registrazioni effettuate dal pubblico e se non ci sono ritocchi, la qualità può essere pessima. In altri casi ma ben più rari invece le registrazioni sono effettuate direttamente dal banco del mixer e quindi sono pressoché ottime. Si sa di bootleg molto ricercati che valgono una fortuna e che nel corso degli anni sono entrati nella leggenda, per alcuni di questi gli artisti e le case discografiche decidono di stamparli ufficialmente come è stato fatto per il “Live in Santa Monica ‘72” di David Bowie del tour di Ziggy Stardust. All’epoca la serata fu trasmessa dalla celebre radio KMET di Los Angeles. Chi si trova in possesso del bootleg originale non deve aver paura di vedersi svalutare il proprio gioiello, che in questi casi aumenta inevitabilmente di valore tanta è stata la fama della registrazione che girava solamente in versione non autorizzata.
Per non abbandonare l’argomento dei bootleg, on line ho trovato qualcosa riguardante Lou Reed. Bootblogger-lyoko.blogspot.it, opera titanica di un blogger, che tratta di tutti i bootlegs dell’artista scomparso. Completo e preciso, deve essere costato una notevole fatica realizzarlo. Davvero un gran tributo a Lou Reed.
Siete già con la testa ai live che i Depeche Mode terranno l'anno prossimo? Allora iniziate ad imparare e memoria i testi delle canzoni in modo da cantarle a squarcia gola ai concerti. La pagina web che fa per voi è sukkology.net/tnt/, sito amatoriale che vi offre tutti i testi con traduzione e nel pieno rispetto del copyright degli autori. Il lavoro svolto dal suo ideatore è talmente curato, ordinato e preciso che mi sembrava interessante segnalarvelo. Nelle note della home page s’invitano i visitatori a collaborare integrando con traduzioni in altre lingue e testi di altri artisti. Lo stesso sito ospita già una sezione dedicata ai Cure.


domenica 2 ottobre 2016

Parola di Geco (n° 06 - ottobre 2016)





A cura di Cristiano Pellizzaro
latanadeigechi.blogspot.com
www.radiocitytrieste.it (ogni giovedì alle ore 13.00)
Free Radio AM fr.: 1475 (ogni sabato alle ore 10.00)


A metà del mese scorso, in occasione dei concerti italiani della band inglese The Who che non passava nel nostro paese dal 2007, scartabellando nei miei archivi ho trovato alcuni articoli di un po’ di anni fa che li riguardavano per due iniziative curiose che ho pensato bene di raccontarvi. La celebre band oramai composta solamente da Roger Daltrey e Pete Townshend, nel 2013 in occasione del tour negli Stati Uniti è stata protagonista di un’iniziativa benefica a Providence nel New England, città dove ritornavano dopo l’annullamento del concerto del 1979. In quell’occasione le forze dell’ordine decisero di annullare l’evento per motivi di ordine pubblico, ma in questa nuova occasione invece il concerto non solo si è svolto regolarmente, ma gli organizzatori decisero di regalare l’ingresso a chi si fosse presentato alla cassa con il tagliando autentico di trentatré anni prima. Il biglietto originale del concerto del 1979 sarebbe stato messo all’asta e i ricavati dati in beneficenza. La seconda invece risale a dieci anni fa in Germania, quando il tour fece tappa ad Hannover. Per quell’occasione la nota marca automobilistica della Volkswagen, volendo celebrare il VW Bus mitico pulmino in voga tra gli anni ’60 e ’70, decise di organizzare un concerto degli Who offrendo l’entrata gratuita a tutti quelli che si sarebbero presentati a bordo dello storico furgoncino. Tutti gli altri avrebbero potuto godersi lo spettacolo da un maxischermo posto all’esterno dell’area dello spettacolo.
Più semplice da realizzare rispetto alle percussioni artigianali che vi ho presentato il mese scorso, il Flexatone, brevettato negli anni ‘20 nel Regno Unito e adoperato da band e compositori più di quanto si possa immaginare, è uno strumento utilizzato per la creazione di effetti sonori speciali anche nel cinema. Lo potete realizzare pure voi senza essere troppo pratici nei lavori manuali. Volete una conferma di quanto vi sto dicendo? Seguendo le indicazioni del filmato Do it yourself Flexatone postato su Youtube e vedrete che non vi prendo in giro.
Rimanendo sempre connessi al canale del tubo già che ci siete e gustatevi qualche filmato dei Blue Man Group. Qualcuno se li ricorderà per averli visti partecipare a diversi spot pubblicitari di alcuni anni fa. Stiamo parlando di un simpatico collettivo teatrale fondato sul finire degli anni ’80, che rivisita celebri brani rock con attrezzi e metodi non tradizionali. Rari purtroppo i loro spettacoli live in Europa. Per ogni informazione visitate il sito ufficiale www.blueman.com
Se siete musicisti indipendenti il libro che vi segnalo adesso farà sicuramente al caso vostro. Tutte le dritte, le informazioni e gli escamotage necessari per divulgare la vostra musica li trovate nella pubblicazione Rock In Progress - Promuovere, distribuire, far conoscere la vostra musica". Autore Daniele Coluzzi, edizioni  Effequ. I migliori nomi della scena indipendente italiana hanno prestato la loro esperienza all’autore per poter realizzare questo testo, svelando per voi i loro segreti e consigli per come muoversi e realizzare il vostro progetto. effequ.it.
Questo mese in chiusura di rubrica vado a trattare un argomento a me caro, i Doors, una delle mie band preferite. A tal proposito vi parlerò di quella che negli ultimi anni è diventata una moda nel mondo del turismo musicale, ovvero i viaggi a tema seguendo degli itinerari delle Star, con la sola differenza che in questo caso trattasi di qualcuno che in questo ambito si era mosso già diversi anni fa. Ricerca, passione e sacrificio sono stati i punti di forza che hanno permesso a Rainer Moddeman di poter raggiungere un obbiettivo che gli è valsa la soddisfazione di tutta una vita: diventare uno dei maggiori conoscitori al mondo del mito dei Doors. Il suo nome non vi dirà nulla, ma tra i ringraziamenti del libro Jim Morrison e i Doors On The Road, oppure tra i crediti del documentario The Doors in Europe, troverete pure lui. Cercatelo su di un motore di ricerca oppure digitate Doors Quarterly, il sito da lui diretto, potrete leggere diverse informazioni che non sono le solite baggianate dalle quali siamo oramai assuefatti. Troverete un interessante resoconto dei Doors a Francoforte nel 1968, personaggi sempre rimasti dietro le quinte, molte curiosità e gli itinerari “storici” per chi volesse andare in pellegrinaggio a Los Angeles o Parigi. Non sarà il sito esteticamente più bello che possiate visitare, ma vi assicuro che ne vale la pena e soprattutto vi assicuro che Rainer esiste veramente.